Home I lettori ci scrivono Quanta ipocrisia sull’abilitazione…

Quanta ipocrisia sull’abilitazione…

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“Mentre noi abbiamo costruito un percorso di formazione professionale iniziale per i laureati che vogliono scegliere l’insegnamento, il governo del cambiamento, tra una sanatoria e l’altra, propone di arrivare al concorso senza abilitazione e direttamente dal corso di laurea , come se essa fosse titolo sufficiente per diventare buoni docenti” Simona Malpezzi “Democratica”18 settembre 2018.

….”Bussetti, che vuole smontare la riforma e tornare al vecchio modello per cui basta una laurea per diventare insegnante. No, non basta sapere per sapere insegnare. Non basta essersela posta come missione, avere il sacro fuoco della conoscenza, se a quel fuoco non si aggiungono competenze e conoscenze professionali” Mila Spicola “Democratica” 18 settembre 2018.

“L’annuncio del Ministro Bussetti di voler abolire l’abilitazione all’insegnamento come se la laurea fosse titolo sufficiente per accedere a uno dei mestieri più complicati e importanti nei percorsi formativi delle persone, è una scorciatoia che cerca un facile consenso tra i docenti ma riduce in realtà l’insegnamento a lavoro impiegatizio e la scuola a un ufficio di collocamento. Per fare il medico, il chimico, l’ingegnere serve un’abilitazione successivamente alla laurea. Per fare l’insegnante no, secondo Bussetti.” Vanna Iori  “DiRE”  14 settembre 2018.

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Ma basta! Siamo veramente stanchi della solita sinistra radical chic, finta perbenista e intellettualoide!!!

Ma è proprio vero che ormai vive in un mondo completamente avulso dalla REALTA’!!!

Forse le nostre amiche non sono a conoscenza del fatto che in Italia, e soprattutto al Nord (ma solo per maggiore disponibilità di posti), sono migliaia i docenti che insegnano da sempre nella scuola pubblica, e in parte anche privata, provvisti della “sola laurea”! Ignorano, forse, che basta inoltrare regolare domanda per le graduatorie d’istituto di terza fascia e persino la domanda di Messa a disposizione (MAD) dovunque e in qualsiasi periodo dell’anno per poter entrare, di diritto, in una classe di qualsiasi ordine e grado ed esercitare legalmente la professione di docente?

Ma nessuno, dico nessuno, riflette sul fatto che un/una giovane che scelga in Italia la professione di docente, si trova in una situazione a dir poco kafkiana! Si, proprio così, perché in Italia l’abilitazione alla professione docente è obbligatoria ma, nello stesso tempo, si può accedere all’insegnamento senza averla mai conseguita!

E’ come dire, appunto, che un medico esercita la professione per cui è richiesta l’abilitazione senza possederla! Ma, al contrario dei docenti, in Italia, tutti i laureati in Medicina e Chirurgia hanno la facoltà di effettuare il percorso abilitante! Non accade così per i docenti che vogliano esercitare la professione perché all’abilitazione si accede solo per concorso che comunque non viene neanche bandito ogni anno! L’ultimo è stato nel 2014, cosicché i laureati degli anni precedenti, rimasti fuori, e quelli dopo il 2014 dovrebbero stare pazientemente a guardare e ad aspettare… mentre lavorano, eccome,  gli studi legali!

Non solo! Chi decide di non voler aspettare e si sobbarca anche le spese supplementari, connesse e inevitabili, per conseguire l’abilitazione all’estero, in un qualsiasi paese europeo, aspetta anni per avere poi il riconoscimento del titolo al MIUR perdendo, nel frattempo, le già scarse opportunità di lavoro!!! Anzi, per certi aspetti, basta esaminare con attenzione, alcuni  decreti di riconoscimento pubblicati sul sito MIUR, per vedere che, a volte, sembrano più favoriti i cittadini esteri rispetto agli italiani.

L’amara constatazione è che nessuno dei Governi che si sono succeduti finora ha ritenuto di dover cambiare questo PARADOSSO della scuola italiana rendendo abilitanti le lauree che formano alla professione “docente” con l’inserimento di quanto previsto dai corsi di abilitazione, cioè specifiche discipline psico-pedagogiche e un congruo periodo di TIROCINIO formativo, durante il percorso di laurea, magari nel biennio della laurea magistrale concretizzando quanto il termine stesso dichiara [dal lat. tardo magistralis, der. di magister «maestro1» cfr. Treccani]. E’ anche quanto già “in itinere” in Medicina!

Finalmente quindi il ministro Bussetti probabilmente formalizzerà e normerà quanto già avviene nella realtà e noi, genitori di giovani ragazzi studiosi e pieni di buona volontà ed entusiasmo, accogliamo con sommo piacere e con fervida speranza, le sue parole “L’obiettivo è avere docenti giovani” in una scuola “smart” e “che sappia usare la tecnologia”, come una preziosa alleata così come, aggiungo, lo è diventata nel campo della salute.

E a proposito di tecnologia, chiudo con un semplice invito al Ministro Bussetti: perché non la utilizziamo per coprire tutte le cattedre vuote estendendo il modello di Pisa* a tutta la nazione? Potremmo utilizzarla subito e nel concreto, per esempio, per dare la possibilità a chi é già vincitore di concorso (GM 2016 e GMRE 2018) di poter scegliere, su base volontaria, di accettare una cattedra disponibile in una regione diversa da quella in cui ha espletato il concorso, magari solo per ragioni logistiche!

D. L.

* Un sistema informatico elaborato da due docenti dell’ Istituto Cattaneo di San Miniato ha permesso alle scuole tutte di poter effettuare un’unica convocazione centralizzata, per il conferimento delle supplenze annuali e temporanee fino al termine delle attività didattiche, dalle graduatorie d’istituto di prima, seconda e terza fascia per posti che non era stato possibile coprire con le graduatorie dei 24 mesi (riferito a personale ATA)
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