Prima Ora - Notizie dell'11 giugno 2026

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11.06.2026

Quanto funziona una laurea? Bene l’esperienza universitaria, in aumento il tasso di occupazione. Almalaurea: restano disallineamenti fra laurea e lavoro

Presentato all’Università degli Studi della Basilicata il “XXVIII Rapporto AlmaLaurea su Laurea e Occupazione”, dedicato ai Percorsi di laurea e agli Esiti occupazionali della laurea. Laureate e laureati esprimono un’ampia soddisfazione per il percorso di studi universitario e trovano velocemente collocazione nel mercato del lavoro con tassi di occupazione in crescita. Pur permanendo il disallineamento tra competenze acquisite e lavoro svolto, cresce la loro consapevolezza rispetto al proprio futuro lavorativo: fiduciosi nelle competenze acquisite, comprese quelle trasversali, si dichiarano sempre meno disposti ad accettare lavori sottopagati o non coerenti con gli studi e attribuiscono un peso crescente alla qualità del lavoro e all’equilibrio tra vita e lavoro.

Le due rilevazioni hanno preso in esame, per i Percorsi di laurea, quasi 335 mila persone laureate nel 2025 in 81 atenei aderenti al Consorzio; per gli Esiti occupazionali della laurea, quasi 700 mila persone laureate di primo e secondo livello di 81 atenei, intervistate a uno, tre e cinque anni dal conseguimento del titolo.

Chi sono i laureati: più donne, origine sociale favorita

Le donne hanno confermato la propria maggioranza, rappresentando il 59,6% di chi si è laureato nel 2025. Permane però il forte squilibrio nelle discipline STEM, dove la componente femminile si è fermata al 40,5%, quota stabile da dieci anni: le donne sono maggioranza netta nei gruppi educazione e formazione, linguistico e psicologico e nettamente minoranza nell’informatica e tecnologie ICT e nell’ingegneria industriale e dell’informazione. Sul fronte dell’origine sociale, l’università continua ad attrarre studentesse e studenti da contesti relativamente più favoriti: la quota di chi ha almeno un genitore laureato è salita al 34,7% e tocca il 46,3% tra le persone laureate nei corsi magistrali a ciclo unico. Un dato che conferma la persistente disuguaglianza nell’accesso all’istruzione terziaria, in un Paese che, secondo i recenti dati Eurostat, resta in fondo alle classifiche europee per quota di persone laureate tra i 25-34enni (31,1%).

Esperienze sul campo diffuse e voti elevati

Il percorso universitario si è confermato sempre molto ricco di esperienze pratiche. Il 60,9% ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso e il 68% ha lavorato durante gli studi. Le esperienze di studio all’estero riconosciute hanno coinvolto il 10,2% delle persone laureate. La regolarità negli studi ha riguardato il 60,4% delle persone laureate, mentre l’età media alla laurea si è attestata a 26,3 anni e il voto medio di laurea a 102,8 su 110. Elevata la soddisfazione complessiva per l’esperienza universitaria, espressa dall’89,1% delle persone laureate, e il 72,1% ripeterebbe senza esitazioni la stessa scelta, confermando corso e ateneo. A questa soddisfazione si accompagna una rinnovata fiducia nelle competenze acquisite: oltre il 60% delle persone laureate riconosce infatti che il proprio corso ha fornito gran parte delle competenze trasversali indagate.

Lauree professionalizzanti: pochi laureati ma occupazione oltre il 90% a un anno dal titolo

Per la prima volta, quest’anno sono disponibili i dati occupazionali, a un anno dal conseguimento del titolo, delle lauree professionalizzanti, i corsi triennali (classi di laurea in Professioni tecniche per l’edilizia e il territorio, L-P01; Professioni tecniche agrarie, alimentari e forestali, L-P02; Professioni tecniche industriali e dell’informazione, L-P03) pensati per formare figure tecniche pronte a un inserimento immediato nel mercato del lavoro: la fotografia scattata da AlmaLaurea ha restituito un primo, seppur ancora molto contenuto, segnale positivo su questa tipologia di lauree. Pur trattandosi ancora di un collettivo ridotto, i primi risultati sono incoraggianti: il tasso di occupazione supera il 90% già a un anno dal titolo, i tempi di ingresso nel mercato del lavoro sono mediamente più brevi e l’attività lavorativa svolta valorizza in misura elevata le competenze acquisite all’università.

Occupazione in crescita, a cinque anni dal titolo oltre il 90%

Il quadro occupazionale ha mostrato un generale miglioramento. A un anno dal titolo il tasso di occupazione ha raggiunto l’81,2% tra chi ha conseguito una laurea di primo livello e l’80,8% nel secondo livello (rispettivamente +2,6 e +2,2 punti percentuali rispetto alla rilevazione precedente). A cinque anni dalla laurea l’occupazione ha superato il 90%, toccando il 91,7% nel primo livello e il 94,4% nel secondo. Parallelamente, il tasso di disoccupazione a un anno è sceso al 9,2% nel primo livello e al 9,3% nel secondo.

I divari occupazionali e retributivi: il genere e il Mezzogiorno

L’indagine ha confermato l’esistenza di divari di reddito sul fronte territoriale e del genere. A parità di condizioni, gli uomini hanno mostrato il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e una retribuzione superiore in media di 67 euro netti al mese. Forti anche le differenze territoriali: chi risiede al Nord ha avuto il 34,8% di probabilità in più di lavorare rispetto a chi risiede nel Mezzogiorno, divario che sale al 55,9% considerando l’area dell’ateneo. Sul piano retributivo, chi lavora al Nord ha percepito in media 68 euro netti in più al mese rispetto a chi è occupato nel Mezzogiorno. Il divario di genere si accentua in presenza di figli.

Smart working

Proprio l’attenzione crescente alla qualità del lavoro e all’equilibrio tra vita privata e professione trova un riscontro concreto nella diffusione dello smart working, ormai una modalità di lavoro strutturale: a un anno dal titolo coinvolge il 17,1% di chi ha una laurea di primo livello e sale al 32,0% tra le persone laureate di secondo livello, con valori ancora più elevati a cinque anni dalla laurea (fino al 37,6% nel secondo livello). Quanto all’efficacia della laurea, la coerenza percepita tra studi e lavoro, il 60,4% tra chi lavora con una laurea di primo livello e il 67,4% nel secondo livello l’ha giudicata “molto efficace o efficace”.

Meno disponibilità verso lavori sottopagati o incoerenti

Di fronte a questo rischio di disallineamento, laureate e laureati reagiscono con un approccio sempre più selettivo alla ricerca del lavoro, filo conduttore di entrambe le indagini. Alla vigilia del titolo, la quota di chi rifiuterebbe lavori non coerenti con il proprio percorso è cresciuta di 10,8 punti percentuali dal 2016 al 2025 (la disponibilità ad accettarli è scesa dall’87,2% al 76,4%). Sul versante economico, il 66,9% di chi stava per laurearsi è disposto ad accettare una retribuzione netta mensile non inferiore a 1.500 euro per un impiego a tempo pieno: una quota più che raddoppiata rispetto al 24,4% del 2016, con un divario di genere ancora marcato (75,0% gli uomini, 61,6% le donne).

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