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Quarant’anni fa l’umanità balzava sulla Luna.

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“Un piccolo passo per l’uomo; un passo gigante per l’umanità”. Quando Neil Armstrong con la missione Apollo XI mette piede sulla superficie lunare è la notte tra il 20 e il 21 luglio del 1969 (precisamente alle 22,56 del 20 luglio 1969 ora di Washington, le 4,56 del 21 luglio in Italia). 
E’ il primo uomo a calpestare un corpo celeste extraterrestre. Con lui ci sono gli altri astronauti Buzz Aldrin e Michel Collins. Il mondo intero, con il fiato sospeso, segue passo dopo passo tutte le fasi dell’allunaggio. Non è un film fantascientifico. E’ il sogno che diventa realtà. Con un passo l’uomo conquista l’universo. L’America conquista la Luna, l’unico satellite della Terra, che per millenni aveva ispirato, incantato, intrigato, stregato poeti e sognatori.
Nella mente si innesta immediatamente l’immagine di Astolfo che, nella fantasia erudita dell’Ariosto, raggiunge la Luna in sella all’Ippogrifo, il cavallo alato guidato da San Giovanni l’Evangelista.
“Quivi ebbe Astolfo doppia meraviglia: /che quel paese appresso era sì grande,/ il quale a un picciol tondo rassomiglia/ a noi che lo miriam da queste bande;/ e ch’aguzzar conviengli ambe le ciglia,/ s’indi la terra e ‘l mar ch’intorno spande,/ discerner vuol; che non avendo luce,/ l’imagin lor poco alta si conduce./ Altri fiumi, altri laghi, altre campagne/ sono là su, che non son qui tra noi;/ altri piani, altre valli, altre montagne,/ c’han le cittadi, hanno i castelli suoi,/ con case de le quai mai le più magne/ non vide il paladin prima né poi:/ e vi sono ample e solitarie selve,/ ove le ninfe ognor cacciano belve”. (“Orlando Furioso”, canto 34, versi 71 – 72)
Ariosto immaginava la Luna, che “picciol tondo rassomiglia a noi che lo miriam da queste bande”, in maniera diversa da come poi realmente si è presentata ad Armstrong.
Quarant’anni esatti sono passati, oggi, da quel grande balzo dell’umanità paragonabile, certo in tempi e in luoghi diversi, alla scoperta dell’America di Cristoforo Colombo del 1492, data che convenzionalmente segna l’inizio dell’era moderna.
In tutto il mondo in questi giorni si susseguono iniziative per celebrare il grande evento che ha cambiato il corso della storia soprattutto per i suoi risvolti tecnologici.
Infatti, anche se dal quel lontano 1969 nessun altro uomo ha più messo piede sulla Luna, bisogna considerare che le missioni dell’Apollo hanno dato una forte spinta tecnologica all’intero mondo occidentale.
I telefoni cellulari, i moderni computer portatili e i palmari sono praticamente figli della Luna. Basti pensare che nel 1969 i computer dei migliori politecnici occupavano l’area di un’intera palestra mentre per l’astronave l’elaboratore elettronico non doveva superare i 40 centimetri quadrati. Una grande sfida per l’ingegneria.
Alcune leggende raccontano che Armstrong sperava di vedere Dio, una volta oltrepassata la Terra, sulla Luna. Non lo vide, come ovvio. Ma in compenso portò l’intera umanità nel futuro. E adesso, dopo quarant’anni dalla epocale missione dell’Apollo XI, che cosa ci riserverà il domani?