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Question Time alla Camera con la Fedeli: dalla stabilizzazione dei docenti alla teoria gender (VIDEO)

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Si è svolto nell’aula di Montecitorio, il Question Time. Tra i ministri intervenuti, anche quello dell’Istruzione, Valeria Fedeli

 

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GUARDA IL VIDEO Interrogazioni della ministra dell’Istruzione, Valeria Fedeli da 27.30 a 1.01.18

 

La titolare del dicastero di Viale Trastevere ha risposto ad interrogazioni sull’utilizzo delle risorse stanziate per la stabilizzazione di 25.000 docenti;

 

(Intendimenti in merito all’utilizzo delle risorse stanziate per la stabilizzazione di 25.000 docenti – n. 3-02946)

PRESIDENTE. L’onorevole Chimienti ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02946 (Vedi l’allegato A) per un minuto.

SILVIA CHIMIENTI. Grazie, Presidente. Ministra, siamo qui oggi a porle una domanda fondamentale per il futuro prossimo della scuola italiana. Abbiamo appreso da fonti di stampa che il Governo nella persona del Ministro dell’economia e finanze, Pier Carlo Padoan, non avrebbe intenzione di utilizzare tutte le risorse ammontanti a 400 milioni di euro stanziate nella legge di bilancio per il 2017 e destinate per legge alla conversione dei posti da organico di fatto in organico di diritto. Lei chiede la trasformazione di 25.000 posti, mentre Padoan vorrebbe autorizzarne soltanto 8.000-10.000. Per il MoVimento 5 Stelle è fondamentale procedere immediatamente alle nuove assunzioni in base alle esigenze effettive delle scuole per consentire un avvio del prossimo anno scolastico meno traumatico rispetto a quello dell’anno in corso. Le chiediamo quindi certezze sul fatto che le risorse che sono state destinate alla scuola non vengano disperse o utilizzate per altri scopi e soprattutto le chiediamo di renderci noto quanti sono annualmente i posti vacanti e disponibili che vengono coperti con supplenze.

PRESIDENTE. La Ministro dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Onorevole Chimienti, prima di tutto posso rassicurarla che i 400 milioni (140 milioni per il corrente anno e 400 a decorrere dal prossimo anno) stanziati con la legge di bilancio per il 2017 saranno utilizzati integralmente per consolidare in organico di diritto i posti annualmente autorizzati dal MEF in organico di fatto. Più precisamente la citata legge dispone che “il consolidamento – cito – avviene in misura corrispondente ad una quota di posti derivanti, in applicazione dei vigenti ordinamenti didattici e quadri orari, dall’accorpamento degli spezzoni di orario aggregabili fino a formare una cattedra o un posto interi”. Gli spezzoni di orario sono una peculiarità quasi esclusiva della scuola secondaria di primo e di secondo grado ciò vuol dire che le risorse stanziate saranno destinate anzitutto in favore di tali gradi di istruzione. Consolidare nell’organico di diritto i posti già in organico di fatto comporta la possibilità di assumere docenti a tempo indeterminato in luogo di supplenti cosiddetti “sino al 30 giugno”. Dal punto di vista degli oneri per ciascun posto consolidato occorrerà pagare la differenza tra lo stipendio di un docente di ruolo e un supplente: si tratta di due mensilità in più, quelle di luglio e agosto, oltre alla progressione di carriera. Per questo motivo il costo dell’operazione è inferiore a quanto occorrerebbe per istituire nuovi posti. Il MiUR stima che 400 milioni disponibili a regime siano sufficienti per consolidare circa 25.000 posti cioè tutti i circa 20.000 posti comuni dell’organico di fatto corrispondenti a spezzoni aggregabili nonché 5.000 posti di sostegno in deroga. Rimangono circa 10.000 posti comuni che purtroppo non sono aggregabili perché composti da numerosi spezzoni di poche ore ciascuno. Sono in corso interlocuzioni tra i tecnici del mio Ministero e del MEF per affinare i conti. Con questa misura per la prima volta l’organico di diritto diventa effettivamente rappresentativo del bisogno quasi integrale di tutte le istituzioni scolastiche ed efficace strumento di programmazione per il soddisfacimento dei loro bisogni in quanto le scuole potranno contare su un organico più stabile e coperto da docenti di ruolo e se ne avvantaggeranno anche le studentesse e gli studenti.

PRESIDENTE. L’onorevole Chimienti ha facoltà di replicare per due minuti.

SILVIA CHIMIENTI. Grazie Presidente, grazie Ministra, i dati riguardanti l’anno scolastico in corso sono purtroppo drammatici. Da settembre 2016 infatti oltre ai 270.000 trasferimenti di docenti, ai 2 milioni e mezzo di studenti che hanno cambiato almeno un professore dall’inizio dell’anno ci sono state anche 126.000 supplenze, circa il 30 per cento in più, rispetto allo scorso anno. Quella supplentite che la “buona scuola” prometteva di debellare è stata paradossalmente aggravata proprio dalla riforma voluta da Renzi e dalla Ministra che l’ha preceduta come peraltro il MoVimento 5 Stelle denuncia da oltre due anni. I decreti attuativi approvati venerdì scorso hanno messo una toppa necessaria alle enormi falle della buona scuola e hanno finalmente riconosciuto la professionalità dei docenti di seconda e terza fascia delle graduatorie di istituto, finora considerati un peso di cui liberarsi anziché una risorsa per la scuola. Il primo passo per garantire agli studenti la continuità didattica che finora è mancata è quello di assumere stabilmente i docenti, partendo dai docenti delle GAE e dai vincitori idonei del concorso 2016 su tutti i posti vacanti e disponibili in base al fabbisogno reale delle scuole.

Nessun centesimo delle risorse stanziate per questo obiettivo va ridestinato altrove, mentre è emerso nei giorni scorsi un inaccettabile rimpallo di responsabilità tra lei e il Ministro Padoan, in un momento di enorme sofferenza per il sistema di istruzione pubblico che ha risentito come non mai degli effetti disastrosi della cosiddetta “buona scuola”.

Senza le nuove assunzioni, per le quali si è già in ritardo sulla tabella di marcia, come lei stessa ha ammesso a mezzo stampa, il prossimo anno scolastico è nuovamente a rischio. Avremo ancora studenti senza professori, cattedre vuote per mesi e decine di migliaia di supplenze annuali. Le chiediamo, quindi, di scongiurare realmente che i buoni propositi restino lettera morta e finiscano nel novero degli slogan utili solo a quella facile propaganda di cui, oramai, francamente, il mondo della scuola è veramente stanco (Applausi dei deputati del gruppo MoVimento 5 Stelle).

 

sulle iniziative volte ad evitare l’inserimento di progetti ispirati alla cosiddetta teoria gender tra le attività scolastiche;

 

PRESIDENTE. L’onorevole Gigli ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02947 (Vedi l’allegato A) per un minuto.

GIAN LUIGI GIGLI. Grazie, Presidente. Signor Ministro, non le sono certo estranee le preoccupazioni di molte famiglie in Italia per la penetrazione della cosiddetta ideologia gender nell’educazione, spesso extracurricolare, di molte scuole. Preoccupazioni aggravatesi a seguito dell’approvazione del comma 16 della cosiddetta “buona scuola” e delle interpretazioni che ne sono state date. A queste preoccupazioni, il Ministero, nella persona del Ministro Giannini, che la ha preceduta, ha risposto più volte, a seguito di question-time, a seguito dell’approvazione di ordini del giorno e con l’emanazione di una circolare che tranquillizzava le famiglie. Ciò nonostante, continuano a ripetersi episodi. Oggi io le ho prospettato quelli accaduti in Friuli-Venezia Giulia. Attendo da lei una parola di conforto.

PRESIDENTE. La Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di rispondere.

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Onorevole Gigli, anzitutto intendo rassicurarla sul fatto che il Governo sta rispettando gli impegni assunti con gli ordini del giorno da lei segnalati, fornendo una corretta interpretazione del comma 16 della legge n. 107, che intende assicurare l’attuazione dei principi di pari opportunità, ai sensi dell’articolo 3 della nostra Costituzione, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni, al fine di garantire un ambiente scolastico inclusivo, al riparo di ogni forma di emarginazione e attuando il concorso di tutti gli attori del mondo della scuola e del sociale.

Va precisato che l’azione del MIUR si sostanzia nel fornire la cornice pedagogica educativa e culturale, ispirandosi ad indicazione di matrice europea, oltre che nazionale, nell’ambito della quale l’ordinamento lascia alle scuole di promuovere proprie autonome iniziative. Sul tema, il MIUR ha emanato la circolare del 15 settembre 2015, per ufficializzare che la finalità del citato comma 16 non è quella di promuovere pensieri e azioni ispirati ad ideologie di qualsivoglia natura, bensì quella di trasmettere la conoscenza e la consapevolezza riguardo ai diritti e ai doveri della persona, costituzionalmente garantiti, anche per raggiungere e maturare le competenze chiave di cittadinanza nazionale, europea ed internazionale, entro cui rientra la promozione dell’autodeterminazione consapevole e del rispetto della persona.

La posizione del MIUR si ispira ai principi di pari dignità e non discriminazione, di cui agli articoli 3, 4, 29, 37 e 51 della nostra Carta costituzionale, per far conseguire alle studentesse e agli studenti un maggior rispetto delle diversità e delle pari opportunità. Si ribadisce, comunque, che, pur nel rispetto delle indicazioni del MIUR, gli ordinamenti e i programmi scolastici appartengono sempre all’autonomia delle singole scuole, che la esercitano attraverso la definizione dell’offerta formativa.

Con specifico riguardo alle iniziative della regione Friuli-Venezia Giulia da lei richiamate, si sottolinea che non si tratta di attività curricolari e che l’eventuale partecipazione degli studenti è meramente facoltativa e, comunque, necessità del consenso dei genitori per gli studenti minorenni.

Concludo, ribadendo che il Ministero continuerà a promuovere azioni di sistema, volte ad evitare strumentalizzazioni della tematica in argomento, nella consapevolezza che l’educazione alle pari opportunità, alla prevenzione della violenza e al contrasto delle discriminazioni, se bene intesa, non è destinata a produrre conflitti con le esigenze educative delle famiglie, perché si tratta di iniziative che danno attuazione ai principi costituzionali.

PRESIDENTE. L’onorevole Gigli ha facoltà di replicare per due minuti.

GIAN LUIGI GIGLI. Grazie, signora Ministro. Io le devo dire che ho apprezzato certamente l’aver rinnovato da parte sua gli impegni che il Ministero ha assunto, così come voglio tranquillizzarla, da parte mia, che non è affatto in discussione il rispetto verso chiunque. Tuttavia, voglio con altrettanta chiarezza dirle come questi impegni che il MIUR ha assunto vengono costantemente disattesi e mi risulta che siano stati disattesi anche per gli episodi che io le ho richiamato. Ora, c’è un principio fondamentale, che è quello che dice che la responsabilità educativa, per i minorenni, è in capo alle famiglie. Questo principio vorrebbe che ci fosse una preventiva autorizzazione delle famiglie per le attività extracurricolari – preventiva! – e a fronte di una segnalazione dei contenuti educativi non neutri, che vengono proposti ad alunni di età adolescenziale e a bambini.

E a parte questo aspetto, c’è anche da segnalarle, allora, e approfitto per farlo oggi, un’altra cosa che sta accadendo e che non so se sia a sua conoscenza: alcune delle associazioni che propongono queste iniziative, mettono poi in atto anche un altro tipo di comportamento, che è quello di fare uscire l’insegnante dall’Aula, con la prospettiva di non turbare, appunto, quello che è il messaggio educativo che viene dato. Il che fa sì che viene a mancare anche la presenza di testimoni, per così dire, e quindi anche dei responsabili di tutta quella che è l’azione educativa all’interno della scuola, che viene appaltata, per così dire, a soggetti che sono estranei alla scuola.

Io prendo atto degli impegni ribaditi da lei, la invito però a vigilare con maggiore attenzione su quello che sta accadendo e, soprattutto, sull’estromissione de facto delle famiglie italiane rispetto a progetti che sono loro estranei e che certamente non condividono.

PRESIDENTE. L’onorevole Rizzetto ha facoltà di illustrare l’interrogazione Rampelli ed altri n. 3-02948 (Vedi l’allegato A), di cui è cofirmatario, per un minuto.

WALTER RIZZETTO. La ringrazio, Presidente. Buongiorno, Ministra. Dunque, sulla scorta anche di quanto appena ascoltato, il 6 marzo 2017, in un liceo di Pescara, si è tenuta una giornata di cosiddetta formazione, condotta tra l’altro da due psicologhe, entrambe referenti per i progetti nelle scuole per conto dell’associazione ArciLesbica Nazionale.

Ministra, sul registro elettronico delle classi coinvolte è stata pubblicata la circolare n. 197, che presentava il progetto come – e vado a citare – “Lotta alla discriminazione, lotta al bullismo, cyberbullismo”, mentre, sullo stesso sito internet dell’istituto scolastico, la giornata era invece presentata come “Progetto sulle differenze di genere”. Ora, io le chiedo, Ministra, se intenda fornire – e lo rinnovo anche alla luce di quanto appena da lei ascoltato – dei chiarimenti in merito, affinché si cerchi di essere chiari, una volta per tutte, rispetto a vicende che continuano, secondo noi, ad avere dell’assurdo.

PRESIDENTE. La Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Onorevole Rampelli, la ringrazio in quanto mi dà l’occasione per ribadire…

PRESIDENTE. Onorevole Rizzetto…

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Chiedo scusa. Mi dà l’occasione per ribadire quanto già riferito in risposta all’onorevole Gigli e già evidenziato nella nota del 6 luglio 2015, da lei citata, ovverosia che la partecipazione a tutte le iniziative extracurricolari, inserite nel piano triennale dell’offerta formativa, e facoltative, prevede la richiesta del consenso da parte dei genitori per gli studenti minorenni o degli stessi, se maggiorenni, i quali, in caso di non accettazione, possono astenersi dalla frequenza.

Più volte abbiamo ricordato alle istituzioni scolastiche il corretto utilizzo degli strumenti normativi esistenti per assicurare la massima informazione alle famiglie su tutte le attività previste dal piano dell’offerta formativa. Mi riferisco, in particolare, al patto di corresponsabilità educativa per le scuole secondarie di primo e secondo grado, che rappresenta per tutti, docenti, studentesse e studenti, e le loro famiglie, un’occasione di confronto responsabile e di condivisione di metodologie e obiettivi su cui si fonda la vita della comunità scolastica.

Come già chiarito con la sopra ricordata nota del 6 luglio del 2015, cito testualmente: “le famiglie hanno il diritto ma anche il dovere di conoscere, prima dell’iscrizione dei propri figli a scuola, i contenuti del piano dell’offerta formativa per la scuola secondaria e sottoscrivere formalmente il patto educativo di corresponsabilità per condividere in maniera dettagliata diritti e doveri nel rapporto tra istituzione scolastica autonoma, studenti e famiglie”.

 

sulle iniziative in merito all’urgente bonifica degli istituti scolastici dall’amianto;

(Elementi ed iniziative in merito all’urgente bonifica degli istituiti scolastici dall’amianto – n. 3-02949)

PRESIDENTE. L’onorevole Vezzali ha facoltà di illustrare la sua interrogazione n. 3-02949 (Vedi l’allegato A), per un minuto.

MARIA VALENTINA VEZZALI. Presidente, Ministro, colleghi, in Italia, secondo i dati disponibili ci sarebbero circa 2.400 scuole che presentano amianto e materiali di amianto; scuole da bonificare, nonostante la legge n. 257 del 1992 ne vieti l’uso. Lei ritiene che le risorse messe a disposizione e destinate alla sicurezza delle scuole siano sufficienti anche a coprire i costi di questa bonifica? Le chiedo se sia previsto un piano che consenta, in un tempo determinato, di avere scuole “amianto free” e le chiedo se il MIUR sappia in che stato di conservazione sia l’amianto presente nelle 2.400 scuole, visto che, non è tanto la presenza stessa del materiale a determinare problemi di salute, ma le polveri che il suo sgretolamento mette in circolazione e che respirate sono nocive.

PRESIDENTE. La Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Onorevole Vezzali, il piano di edilizia scolastica sostenuto dal Governo negli ultimi anni ha consentito di poter intervenire e porre in essere azioni concrete per garantire la sicurezza degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico e anche per ridurre i rischi legati all’amianto. Infatti, prendendo in considerazione le sole risorse nazionali gestite dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dal 2014 al 2016, sono stati realizzati 264 interventi di bonifica dell’amianto nelle scuole per un totale di 62 milioni di euro di risorse impiegate a valere sui programmi: “Scuole sicure” e “Mutui BEI”. Le risorse stanziate sinora dal Governo potevano senza dubbio essere utilizzate e richieste dagli enti locali proprietari degli edifici per finanziare e coprire anche i costi di rimozione e smaltimento di amianto e materiali di amianto. Ciò vale anche per il Piano 2017 e per la prossima programmazione 2018-2020, alla quale stiamo già lavorando. Al riguardo assicuro che lavoreremo affinché con le risorse che si renderanno annualmente disponibili in bilancio o con investimenti aggiuntivi sia posta la massima attenzione ad un tema così delicato che riguarda sia la sicurezza delle strutture sia la necessità di garantire la salute delle studentesse e degli studenti nonché del personale scolastico nei luoghi di lavoro.

Non è un caso che già nel recente accordo siglato in Conferenza unificata il 10 novembre del 2016 sono stati approvati i nuovi tracciati record dell’anagrafe dell’edilizia scolastica che, per la prima volta, contengono anche una dettagliata rilevazione dei dati sull’amianto, in linea con la normativa vigente. In questo modo si confida di poter disporre, già dalle prossime rilevazioni, di uno strumento efficace, oltre che conoscitivo, di programmazione degli interventi, utile per ottimizzare l’impiego delle risorse annualmente disponibili.

Colgo l’occasione, infine, per ricordare anche il progetto, partito proprio in queste settimane in via sperimentale, sostenuto dal Governo, in particolare dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e dalla struttura di missione per l’edilizia scolastica, teso a realizzare una mappatura dell’amianto nelle scuole, mediante l’utilizzo di droni dotati di telecamere ad alta risoluzione. I risultati del progetto pilota, che riguardano al momento Alessandria, Pisa e Avellino, potranno essere estesi sul territorio per fornire un quadro omogeneo del fenomeno a livello nazionale e andare ad incrementare i dati contenuti nell’anagrafe dell’edilizia scolastica.

PRESIDENTE. L’onorevole Vezzali ha facoltà di replicare, per due minuti.

MARIA VALENTINA VEZZALI. La ringrazio, Ministro, per la risposta. Confido che gli impegni da lei assunti vengano portati a termine e che vigilerà affinché vengano attuati il prima possibile. Io confido anche nel fatto che si arrivi al giorno in cui, finalmente, i ragazzi potranno essere accolti in scuole sicure, senza rischi per la salute. Le 2.400 scuole che presentano materiali di amianto o amianto, sicuramente, sono molto poche rispetto al numero degli edifici censiti, che sono circa 42.000, ma neppure poche se consideriamo il numero di alunni e di persone, docenti e non docenti, che potrebbero ospitare ogni giorno. I dati forniti di recente, il 27 marzo del 2017, dall’Osservatorio nazionale amianto, parlano di 350.000 studenti e 50.000 persone, docenti e non docenti, esposti. Fra le cause che bloccano le bonifiche ci sono gli alti costi per lo smaltimento dell’amianto e le carenze di discariche per questo materiale. La Buona Scuola prevede, in diversi ambiti, numerosi finanziamenti, così come lei ha appena ricordato, e questo è positivo dopo anni in cui non si investiva e si sono susseguiti dei tagli. Io mi auguro che questo settore, per il futuro dei nostri figli e per il nostro Paese, ritorni ad essere centrale e ad avere finanziamenti adeguati.

 

sullo stato di attuazione del cosiddetto “piano BEI” relativo al finanziamento di interventi di ristrutturazione e messa in sicurezza degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico,

 

PRESIDENTE. L’onorevole Ghizzoni ha facoltà di illustrare l’interrogazione Coscia ed altri n. 3-02950(Vedi l’allegato A), di cui è cofirmataria, per un minuto.

MANUELA GHIZZONI. Signor Presidente, la sicurezza dei nostri studenti, così come delle persone che lavorano nella scuola, è stata una priorità ed è una priorità dei Governi di questa legislatura e, infatti, prima con 40 e poi 50 milioni annui, per trent’anni, per i trent’anni futuri, lo Stato italiano pagherà un mutuo contratto con la banca BEI, per un totale di circa un miliardo e trecento euro. Queste ingenti risorse vanno a beneficio degli enti locali per potere ristrutturare e mettere in sicurezza le proprie scuole, secondo una programmazione triennale 2015-2017 redatta dalle regioni. Ecco, pertanto, chiediamo alla Ministra Fedeli quale sia lo stato di attuazione di questo piano BEI e in particolare quali siano gli interventi avviati, quelli conclusi o in corso di esecuzione.

PRESIDENTE. La Ministra dell’istruzione dell’università e delle ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di rispondere, per tre minuti.

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Onorevole Ghizzoni, in merito ai quesiti da lei posti, non posso che confermare come l’edilizia scolastica sia una priorità del precedente e dell’attuale Governo. Ciò è dimostrato dalle ingenti risorse investite in edilizia scolastica negli ultimi anni attraverso il decreto cosiddetto del fare, lo sblocco del Patto per i comuni e per le province e le Città metropolitane, la legge n. 107 del 2015 per le scuole innovative, le indagini diagnostiche per prevenire fenomeni di crollo di solai e controsoffitti. A queste si aggiungono le risorse dei fondi strutturali del PON scuola, sia della vecchia programmazione 2007-2013, in fase di conclusione, che della nuova programmazione 2014-2020, circa 380 milioni, nonché i 350 milioni per l’efficientamento energetico gestiti dal Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare. Il complessivo piano del Governo ha consentito, quindi, di finanziare oltre 13.000 interventi, tutti monitorati e in cui i dati sono resi pubblici sul sito Internet del Ministero dell’istruzione dell’università e della ricerca. Sicuramente l’investimento maggiore è stato il piano dei mutui BEI.

Si tratta di mutui contratti per conto dello Stato da parte delle regioni le cui rate di ammortamento vengono coperte dallo Stato e le cui risorse sono messe a disposizione da parte della Banca europea degli investimenti, con la quale sono stati stipulati due contratti di progetto da parte del Ministero. In particolare, con il primo piano 2015, di un valore complessivo di 905 milioni e avviato nel 2016, sono stati autorizzati 1.215 interventi; di questi interventi ne risultano ad oggi, dopo un anno, conclusi 721, mentre la restante parte risulta in corso di esecuzione. Attualmente la spesa certificata per i mutui BEI piano 2015 è pari a circa il 50 per cento della spesa erogabile, tenuto conto del montante autorizzato e delle economie di gara accertate. A dicembre 2016 sono stati autorizzati, con mio decreto, gli ulteriori 300 interventi a valere sul residuo di mutuo 2015, pari a circa 200 milioni, che saranno avviati nel corso di questa estate. Al riguardo ci tengo anche a sottolineare che è stato realizzato un apposito sistema di monitoraggio e di rendicontazione ritenuto dalla BEI la miglior buona pratica a livello europeo in materia di edilizia scolastica. Proprio la scorsa settimana una delegazione del Ministero è stata convocata presso la sede della BEI a Lussemburgo per illustrare tale sistema di qualità e gli stessi vertici della BEI lo hanno definito “unico in Europa”.

Il lavoro del Ministero ovviamente non finisce qui. Proprio in questi giorni ho firmato il decreto interministeriale di autorizzazione alla stipula dei mutui per il 2016 che consentirà l’avvio, per questa estate, di ulteriori 200 interventi per un importo di 238 milioni di euro.

PRESIDENTE. L’onorevole D’Ottavio ha facoltà di replicare per due minuti.

UMBERTO D’OTTAVIO. Grazie, Presidente, e grazie, signora Ministro. Nel ritenerci soddisfatti della risposta sull’utilizzo dei mutui contratti con la Banca europea degli investimenti, riteniamo che lei abbia fatto molto bene a ribadire che gli sforzi fatti stanno per portare l’edilizia scolastica fuori dall’emergenza e la sicurezza è diventata, in questi anni, la questione principale e ci sono risultati positivi. Soprattutto, abbiamo verificato, anche nella sua risposta, che c’è bisogno di continuità e, quindi, anche di risorse certe. Molto bene la programmazione nazionale, molto bene l’osservatorio sull’edilizia e molto bene l’anagrafe dell’edilizia scolastica. Noi sappiamo che le competenze istituzionali sono dei comuni e delle province, ma gli enti locali hanno bisogno di essere aiutati ed è compito dello Stato garantire pari opportunità sul territorio nazionale anche sulla questione dell’edilizia scolastica. Ecco perché riteniamo che sia molto positivo che, nonostante le difficoltà economiche e finanziarie in cui versa il nostro Paese, l’attenzione al mondo della scuola rimanga una priorità. Sull’edilizia scolastica in questi anni Governo e Parlamento non solo hanno detto che era importante ma hanno fatto cose importanti. Lei ricordava 13 mila interventi. L’esclusione dal patto di stabilità e i mutui BEI sono un’esperienza da continuare. Continueremo anche noi con lei per sostenere tutto l’impegno possibile del suo Ministero per l’edilizia scolastica e per dare alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi edifici scolastici accoglienti e sicuri (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).

 

sulle iniziative volte ad assicurare, in vista dell’anno scolastico 2017-2018, un’adeguata soluzione della questione dei docenti precari ed un’efficiente organizzazione della didattica.

 

PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà, per un minuto, di illustrare la sua interrogazione n. 3-02951 (Vedi l’allegato A).

STEFANO BORGHESI. Grazie, Presidente. Ministra, la tanto decantata riforma della buona scuola, che avrebbe dovuto rivoluzionare in meglio il sistema scolastico italiano modificando anche le regole per il reclutamento e la formazione del personale docente, ha prodotto, in questo primo anno, un risultato a dir poco deludente. Ha prodotto delle evidenti penalizzazioni agli studenti e noi riteniamo che, prima di cambiare profondamente il sistema di reclutamento degli insegnanti, il Governo avrebbe dovuto sistemare tutto il precariato, non considerando soltanto le graduatorie ad esaurimento, che sono solo una delle tipologie di precariato esistenti, e lasciando indietro le graduatorie di istituto.

Quindi, visto il disastro di questo primo anno, siamo a chiederle come intenda garantire agli studenti, a settembre 2017, un inizio di anno scolastico regolare ed un’organizzazione efficiente della didattica.

PRESIDENTE. La Ministra dell’istruzione dell’università e della ricerca, Valeria Fedeli, ha facoltà di rispondere per tre minuti.

VALERIA FEDELI, Ministra dell’Istruzione dell’università e della ricerca. Onorevole Borghesi, innanzitutto intendo rassicurarla sul fatto che il Governo si è fatto carico di dare risposte a tutto il precariato nella scuola e ha recentemente approntato soluzioni destinate finalmente a risolvere l’annoso problema. Proprio venerdì scorso il Consiglio dei Ministri ha approvato, in sede definitiva, il decreto legislativo con il quale il MIUR ha esercitato la delega prevista dalla legge n. 107 del 2015 in materia di reclutamento e formazione iniziale, inserendo una previsione transitoria volta a consentire l’immissione in ruolo attraverso percorsi semplificati dei precari di tutte le graduatorie di istituto e non solo delle GAE, come da lei auspicato. È stato previsto che, accanto allo strumento ordinario del concorso a regime, in via transitoria si entrerà in ruolo nella scuola secondaria mediante procedure che serviranno ad esaurire oltre che le GAE anche tutte le altre graduatorie. In particolare, per settembre 2017 si attingerà anzitutto dalla graduatoria del concorso 2016, cui lei fa puntuale riferimento, assumendo anche i cosiddetti idonei in deroga al limite percentuale del 10 per cento, di cui al testo unico della scuola, entro il termine di validità triennale delle graduatorie medesime e fatto salvo il diritto dei vincitori all’immissione in ruolo.

Nel corso del prossimo anno, mediante apposita procedura concorsuale semplificata costituita da un esame orale, tutti i docenti già abilitati – cosiddetta seconda fascia d’istituto e GAE – saranno inseriti in una graduatoria di merito regionale, da cui si attingerà con cadenza annuale. Questi docenti svolgeranno un anno di servizio con valutazione finale di immissione in ruolo. Appositi concorsi, anch’essi semplificati e con uno scritto e l’orale, sono poi riservati ai precari non abilitati con almeno tre anni di servizio – cosiddetta terza fascia d’istituto – ai fini dell’avviamento al percorso di formazione e tirocinio con cadenza biennale.

Conclusivamente, ritengo di poter affermare che, per mezzo delle specifiche previsioni contenute nel decreto legislativo appena descritto nonché grazie all’attenzione che il Ministero sta assicurando alle necessarie attività preparatorie, per l’avvio dell’anno scolastico si riuscirà a garantire al più presto una soluzione effettiva e completa di tutte le problematiche concernenti il precariato nella scuola, valorizzandone le specificità secondo i titoli posseduti e le esperienze professionali maturate e ad assicurare alle studentesse e agli studenti un avvio regolare delle lezioni.

PRESIDENTE. L’onorevole Borghesi ha facoltà di replicare per due minuti.

STEFANO BORGHESI. Grazie, Presidente. Ministra, le vorrei ricordare che la cosiddetta “Buona scuola” è stato davvero un fallimento: in oltre un anno non abbiamo riscontrato che problemi, con norme di fatto inapplicabili e poco comprensibili, proteste ad oltranza di docenti e studenti, lavoratori messi l’uno contro l’altro, incentivi e bonus professionali assegnati solo ad una parte del personale, comitati di valutazione lasciati a se stessi e senza punti di riferimento. Il precariato è stato in crescita costante e siamo passati dai 100 mila ai 126 mila precari in servizio quest’anno. I precari che da anni ricoprono ruoli di supplenti hanno avuto solo la possibilità di partecipare a un concorso nazionale, senza che venisse tenuta in debito conto l’esperienza maturata nell’insegnamento e le abilitazioni conseguite. Il risultato è che i precari per continuare a insegnare, nonostante lo facciamo da anni, devono fare un concorso, mentre accede alla cattedra chi negli ultimi anni si è dedicato ad altro. Vi sono state discriminazioni sulle assunzioni tra personale docente e ATA, graduatorie ad esaurimento e di istituto, scuole senza dirigenti, posti di sostegno bloccati. Tutto questo non ha fatto altro che danneggiare gli studenti che hanno dovuto sopportare pesanti ripercussioni organizzative, con supplenti che si sono avvicendati di continuo.

Lei oggi ci viene a dire che ha emanato questo decreto legislativo. Questa è la dimostrazione che la situazione, con la “Buona scuola” approvata dal Governo Renzi, è andata assolutamente male. Ci riteniamo assolutamente insoddisfatti sia sulle tempistiche sia del fatto che questi decreti sono stati fatti molto ma molto tardi. Ci auguriamo che la pezza non sia peggiore del buco.