Il questionario di Azione Studentesca contenente un qr code in alcuni volantini affissi in alcune scuole, con un sondaggio volto a individuare i docenti “di sinistra” ha sollevato un polverone. In una scuola di Forlì una circolare inoltrata a tutti gli studenti lo scorso 12 gennaio chiedeva la compilazione del questionario.
Come riporta Forlì Today, gli stessi alunni, ma anche i professori e i rappresentanti sindacali all’interno dell’istituto, leggendo a fondo il contenuto delle domande, hanno immediatamente lanciato l’allarme. Dopo la segnalazione a Flc Cgil provinciale, lo stesso giorno è stata inviata una circolare di rettifica per “errata pubblicazione”, che chiedeva a docenti e professori di non tenere conto della precedente comunicazione, in quanto non attinente alla scuola.
“Sicuramente si è trattato di una svista, di una disattenzione da parte di chi, per primo, ha attenzionato il questionario – afferma Alexander Fiorentini, segretario generale di Cgil Flc -. Il quesito rispetto ai ‘professori di sinistra’ è agghiacciante, ma veniva dopo altre domande. Ci voleva maggior attenzione nel leggere quanto riportato all’interno del form, ma grazie alle segnalazioni tempestive degli studenti e Rsu, che hanno captato la non imparzialità del documento, è stato possibile segnalare l’errore immediatamente”.
Il manifesto di Azione Studentesca, che tramite un qrcode rimandava a un sondaggio, sarebbe stato rimosso dai muri del liceo di Pordenone dove era comparso il 17 gennaio da qualche giorno.
Il sondaggio poneva un quesito semplice: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. E poi: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. La stessa iniziativa, con le stesse modalità, è stata segnalata anche in altre scuole di Pordenone, Alba, Cuneo e Palermo.
Il docente, che da 35 anni insegna latino e greco, è venuto a conoscenza una settimana fa del manifesto, e ha denunciato l’episodio prima alla dirigente scolastica e poi in prefettura. Ma non ha ottenuto risposte. “Ci accusano di fare propaganda di sinistra. Ma non si può fare lezione, soprattutto quando si parla di materie come lettere, filosofia o storia, senza che sia una lezione anche politica. Con i ragazzi si deve ragionare, ai miei alunni dico come la penso, ognuno poi è libero di interpretare le cose nel modo che ritiene più opportuno. Non ho mai sanzionato nessuno, né ho mai cercato di convincere gli alunni delle mie idee. Ma non sono un jukebox, in cui inserire la monetina per far partire la lezione. Quando parlo dico quello che penso. Cosa diversa è la propaganda, nessuno di noi si permetterebbe di farla. Ma non è possibile che una persona autorevole come un sindaco minimizzi quest’iniziativa”, ha detto.
Nel frattempo un docente di liceo, con un lungo video su Facebook, si è “autodenunciato”: “Sono di sinistra, schedatemi pure. Fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero disimparato”.
Per Azione Studentesca, come riporta Today, replica il presidente nazionale Riccardo Ponzio. “Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui su si trovano a crescere – dice – è in totale malafede. Peggio ancora, vuol dire difendere una parte – fortunatamente minoritaria ma chiassosa – della classe docente di questa nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le proprie idee”.
Intanto però, come riporta La Repubblica, il caso è finito sul tavolo della procura di Pordenone. Il segretario provinciale del Pd, Fausto Tomasello, e il capogruppo in consiglio comunale, Nicola Conficoni, hanno presentato un esposto: “Una simile iniziativa – argomentano – non può essere derubricata a critica politica, configura un metodo di delazione e intimidazione che richiama logiche di controllo ideologico incompatibili con i principi di una scuola democratica”.
Parlamentari Pd e Avs hanno invece annunciato un’interrogazione al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara. E più di cento docenti di Prato hanno sottoscritto un appello: “Nel mondo alla rovescia in cui stiamo vivendo, capita dunque che noi insegnanti dobbiamo difenderci dal ‘delitto infamante’ di antifascismo ma l’antifascismo non è una forzatura ideologica ma un dovere costituzionale di ogni insegnante”.
Finalmente giorno 28 gennaio è arrivata una risposta da parte del Ministero dell’Istruzione e del Merito: “In merito alle notizie circolate su presunte ‘schedature’ o liste di ‘proscrizione’ nelle scuole, desidero chiarire che il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato gli opportuni accertamenti per verificare i fatti. Da quanto risulta al momento, si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo”.
“Non si tratterebbe dunque di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato. Si tratterebbe di una iniziativa simile ad altre già emerse in passato e riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”, questo quanto dichiarato dalla sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti.