Il mondo della scuola è ancora sconvolto da quanto accaduto lo scorso 16 gennaio, quando uno studente ha accoltellato, in un istituto spezzino, un suo compagno di scuola, morto poche ore dopo. Mentre si discute di violenza, armi in mano ai giovani, e metal detector nelle scuole, a dire la sua è stato lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet.
Quest’ultimo, a Ignoto X, su La7, ieri 19 gennaio, ha sbottato: “C’è un fascino nei confronti della violenza, mi pare, è evidentissimo. È molto ‘cool’ la violenza. Ma perché non lo diciamo? Ma perché una ragazza esce con un ragazzo, è fidanzata con un ragazzo che c’ha il coltello in tasca? Ma voi beh, veramente pensate che questo avvenga solo in una scuola? Ma ho visto male io o ci sono le piazze piene di ragazzi con i coltelli?”.
“Ho visto male io o si regolano i conflitti d’amore in quel modo lì? Per fortuna per grazia di Dio non finisce tutto come a La Spezia, ma vogliamo contare le coltellate fuori da una discoteca, in un bar di una qualsiasi piazza di una qualsiasi città italiana?”, ha aggiunto.
Ecco poi il tema dei cellulari: la violenza si replica anche per questo? Secondo Crepet, anche: “Colpa dei social? Se sono strumenti che replicano il male, mettiamoci mano. Nessuno lo vuol fare. La nostra società è disfunzionale. Lo dico da trent’anni. Le stessi identiche armi di Crans-Montana le usiamo per protestare fuori la scuola di La Spezia. Ma cosa deve fare un insegnante? Dare un tema?”.
“L’altro giorno a La Spezia mi hanno detto che non si assegnano più i temi di italiano. Non lo sapevo. Come si fa a elaborare un lutto di questo genere? Con la psicologia? Il liceo è diventato una clinica di malattie mentali?”, ha concluso.