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Referendum, le paritarie: non vendiamo il nostro Sì per un piatto di lenticchie!

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  • GUERINI

Aver maggiorato i fondi alla scuola paritaria, attraverso la Legge di Stabilità, non sembra aver prodotto consensi da parte di chi gestisce questo genere di istituti.

Almeno a sentire le dichiarazioni di Luigi Sepiacci, presidente Aninsei, l’Associazione che riunisce gli Istituti non Statali di Istruzione: replicando “a chi dice che Aninsei è un catalizzatore di voti per il ‘si’ al Referendum del 4 dicembre”, ha detto Sepiacci, voglio ribattere che la scuola paritaria italiana “non si vende, e tanto meno per un piatto di lenticchie!”.

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Per il presidente Aninsei i provvedimenti approvati ieri sera alla Camera non possono essere esaustivi per ‘salvare’ le scuole paritarie: “affermare che basti aumentare di poco le detrazioni per tali spese alle famiglie, che passeranno dagli attuali 400 euro, ai futuri 717 lordi su base annua (per il 2017), per convincere un mondo intero, quello della Scuola Paritaria a votare ‘si’ è non solo offensivo, ma – afferma Sepiacci – denigratorio e direi addirittura canzonatorio!”.

Quanto ai disabili, per i quali per la prima volta è stato istituito un fondo apposito che porterà un primo numero di docenti di sostegno anche nelle paritarie, “forse si vorrebbe che invece che lo Stato, a farsi carico delle spese fossero gli istituti paritari? Dov’è il loro senso di giustizia sociale?”.

“Così come – prosegue Sepiacci – aprire al mondo degli Istituti non statali i bandi Pon Europei e l’alternanza scuola-lavoro non è certo un regalo del Governo in carica, ma vuole significare solo garantire la corretta applicazione di quell’articolo 33 della Carta Fondamentale, di quella stessa Costituzione, della quale i difensori del NO appaiono essere oggi gli strenui difensori, che garantisce agli studenti delle scuole paritarie un uguale trattamento rispetto a quelli delle scuole statali”.

“‘Si’ e ‘no’ saranno scelte che gli iscritti all’Aninsei adotteranno secondo le proprie convinzioni, che si sono fatte in questa costante e logorante sovraesposizione nei dibattiti pubblici, da parte di entrambi gli schieramenti”, conclude Sepiacci.

 

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