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Regionalizzazione, i Comuni del Sud cominciano a dire no. Il caso Gravina di Puglia: no al diritto allo studio differenziato

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Le parole della ministra per il Sud Barbara Lezzi, a favore della regionalizzazione, faranno senz’altro piacere al leader leghista Matteo Salvini, che ha ripreso a spingere per approvare l’autonomia differenziata prima in CdM e poi in Parlamento.

Rimane sempre da vincere il fermo no del primo sindacato Confederale, la Cgil, oltre che dei lavoratori della conoscenza, sempre della Cgil, guidati da Francesco Sinopoli.

A prendere posizione contraria contro l’ipotesi del via libera al provvedimento legislativo, ora però sono pure alcuni Comuni del Sud.

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L’iniziativa della Giunta comunale di Gravina

Come la Giunta comunale di Gravina, in provincia di Bari, che per iniziativa del sindaco Alesio Valente e dei consiglieri comunali del Pd Mimmo Cardascia, Angela Moramarco e Domenico Calderoni si è riunita in “Difesa dell’identità e dell’unitarietà culturale ed economica del sistema di istruzione nazionale avverso le richieste di autonomia differenziata delle Regioni”. Primo cittadino e consiglieri sono partiti dal presupposto che “la Scuola pubblica italiana come delineata dai Padri costituenti è nazionale e ha contribuito in modo sostanziale alla realizzazione dell’unità culturale nazionale”; che gli articoli 3, 33 e 34 della Costituzione garantiscono il principio di uguaglianza, di libero accesso all’istruzione senza alcuna discriminazione (diritto allo studio), di libertà di insegnamento”; che “la Repubblica deve assicurare e incrementare la qualità e la quantità dell’offerta formativa di istruzione e formazione nell’interesse generale dei cittadini” e “che il sistema educativo e formativo è a carico della fiscalità generale dello Stato”.

Il rischio del testo inemendabile

Detto questo, il Consiglio comunale di Gravina ritiene che “se il Consiglio dei Ministri dovesse approvare le Intese con le Regioni, il ruolo del Parlamento sarebbe quello di esprimersi in blocco sull’autonomia senza alcuna possibilità di emendamenti” e “di conseguenza la procedura di semplice ratifica limiterebbe il potere delle Camere di esprimere le proprie valutazioni in merito ai testi delle Intese”.

Alla luce di questo, i consiglieri ritengono che “l’autonomia regionale differenziata avrebbe effetti devastanti sull’identità nazionale e sull’unitarietà del sistema di istruzione che ha costituito fino a oggi il collante culturale del Paese”. Anche perché, proseguono, “il cosiddetto ‘federalismo scolastico’ porterebbe all’attuazione di 20 diversi modelli educativi, formativi ed organizzativo” e “si prefigurerebbe un diritto allo studio differenziato, legato alle risorse dei territori, tale da acuire squilibri regionali e creare fratture e divisioni nel Paese”.

 Le conseguenze sulla scuola

I consiglieri ritengono anche che “attraverso la regionalizzazione del personale si giungerebbe alla disarticolazione del Ccnl, dei contratti e della titolarità (che potrebbero prevedere aumenti di orario di lavoro, limitazioni alla mobilità con grave nocumento per le realtà del territorio con carenza di personale, specie quelle che presentano graduatorie esaurite), delle condizioni di formazione e reclutamento dei docenti, dei sistemi di valutazione”.

L’ipotesi della Giunta pugliese è che con l’autonomia differenziata “si passerebbe a subordinare l’organizzazione scolastica alle scelte politico-economiche di ogni Consiglio Regionale in grado di condizionare localmente gli organi collegiali a spese dell’autonomia scolastica contrariamente al dettato costituzionale. Non da ultimo si prospetterebbe un enorme problema legato alla sostenibilità delle strutture, specie nelle regioni economicamente in maggiore difficoltà”.

Governo e Parlamento vengano informati del ‘no’

I consiglieri, quindi, chiedono al sindaco e alla stessa Giunta comunale di “farsi portavoce presso il Governo, la Camera dei Deputati e il Senato della Repubblica che saranno chiamati a esprimere parere sulle Intese con le Regioni della necessità di esprimere la chiara e netta contrarietà del Comune di Gravina in Puglia nei confronti della regionalizzazione della scuola in difesa dei principi fondamentali della Costituzione di uguaglianza e unità della Repubblica”.

L’obiettivo   ultimo è “aprire un dibattito in Parlamento e un confronto nel Paese che coinvolga tutti i soggetti istituzionali e della società civile in considerazione dell’importanza di una materia che investe la vita dei cittadini e dell’intera Nazione”.