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Regionalizzazione: l’autonomia regionale non decolla

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Fumata nera ieri sera al vertice durato circa tre ore a Palazzo Chigi sul tema dell’Autonomia. Infatti le intese regionali non saranno sul tavolo del Consiglio dei ministri, mentre un nuovo vertice dovrebbe esserci mercoledì prossimo.

Scontro sul provvedimento

Si profilerebbe allora un nuovo scontro sul provvedimento, amplificato da fonti della Lega che accusano: “Sull’Autonomia 5 stelle fanno muro e si nascondo dietro ai burocrati. Ennesima riunione a vuoto. I 5 stelle chiedono tempo e chiedono un incontro il prossimo mercoledì. Nessun nodo risolto. Bloccano qualsiasi iniziativa”.

La replica dei grillini

Replicano invece i 5S:”L’autonomia è nel contratto e si farà. Le riunioni servono per far condividere le cose. Quando si governa in due le cose si fanno in due. Quindi nessun blocco”. Tuttavia su scuola, trasporti e tasse da trasferire alle ricche regioni del Nord, il Movimento 5 stelle vuole giocare fino in fondo la sua partita. E almeno correggere e rallentare, se non fermare, la corsa dei governatori salviniani verso l’autonomismo. Dando al Parlamento il potere di esaminare ed emendare. Con la calma necessaria.

Appuntamento nel 2020: autonomia o salta il banco?

In ogni caso l’appuntamento decisivo riguarda il 2020: nel governo sarà battaglia fino alla fine e uno stop all’Autonomia potrebbe indurre Salvini a far saltare tutto. Tra l’altro la Lega starebbe preparando un’accelerazione delle misure fiscali, con un provvedimento ad hoc  cui già lavorano gli uffici. E a cui si aggiunge la decisione sulla Tav: dopo l’aumento al 55% dei finanziamenti europei i leghisti spingono perché arrivi in fretta il Sì del governo, ma il M5s frena, chiede tempo (i bandi, sottolinea, sono revocabili) e, dilaniato al suo interno, si affida a Conte.

Il parere del presidente Ubs Italia, Cipolletta

Contestualmente, Innocenzo Cipolletta, presidente di Ubs Italia Sim e di Aifi, sottolinea, in riferimento alla regionalizzazione: “Mentre si discute di salario minimo e di flat-tax, un’altra bomba sta per esplodere sul sistema economico italiano. Si tratta dell’autonomia regionale differenziata, che finirà per incidere pesantemente sulla capacità di crescita del Paese e sulle finanze pubbliche”. “L’argomento sembra tecnico e relativo solo alla distribuzione delle risorse del paese. Qualcuno continua a credere che, dando autonomia alle regioni più forti, queste faranno da battistrada per soluzioni positive che poi potranno essere estese a tutte le regioni. Ma le cose non stanno così e pochi ne parlano, a parte Gianfranco Viesti che ha denunciato più volte i rischi di questa autonomia”.

Inevitabili squilibri

“È certo – spiega l’economista – che l’attribuzione di risorse autonome alle regioni ricche sulla base delle “loro” entrate e dei fabbisogni standard porterà a squilibri territoriali che si potranno sanare solo aumentando le risorse anche per le regioni più svantaggiate, con effetti di crescita della spesa pubblica e del disavanzo. C’è poi da considerare l’inefficienza che si produrrà se gestioni importanti, come quelle delle infrastrutture, dell’ambiente, della scuola e altre saranno frammentate in tante singole regioni. Sarà ben difficile portare avanti progetti per il Paese”.

Un errore l’abolizione delle province

“Ma – puntualizza Cipolletta – ci sono altre due problematiche. Si dà autonomia di spesa alle regioni senza dare loro l’onere di tassare i cittadini, dato che le risorse verranno dalla tassazione generale dello Stato. Questo è estremamente pericoloso, perché gli elettori giudicheranno gli amministratori regionali solo sulla spesa ricevuta e non sulla base delle tasse messe da loro. Poi c’è da ricordare che le regioni fin qui sono state istituzioni inefficienti, con costi elevati e un ambito territoriale che non ha senso per molti servizi. La sanità ha senso solo in ambito provinciale, come i trasporti e la scuola ed altri servizi che per i cittadini hanno valenza solo con riferimento a distanze percorribili in tempi limitati. Per il resto, ci sono lo Stato o l’Europa. In realtà, se fossimo stati intelligenti, non avremmo dovuto abolire le province, ma le regioni, quelle a cui qualcuno oggi vuole dare pure maggiore autonomia di spesa”.