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Registro elettronico, 15 milioni di euro per metterlo alla primaria. Gli studenti: soldi buttati

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Gli investimenti del Governo sulla scuola non soddisfano gli studenti. Perché sono scarsi. E pure spesi male.

“Si pensi ai 15 milioni destinati ai registri elettronici, strumenti utili soltanto al controllo e alla repressione degli studenti”. La denuncia è di Francesca Picci, coordinatrice nazionale dell’Unione degli studenti, che a nome dell’associazione chiede “misure più sostanziose” per il rilancio della scuola e del diritto allo studio.

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Il riferimento è all’impegno di 15 milioni di euro preso dalla ministra dell’Istruzione per estendere il registro elettronico a tutte le classi delle scuole del primo ciclo (il bando scade il 16 ottobre). La cifra indicata per la copertura dei registri on line in seno alle scuole, del resto, è necessaria se si vuole implementare la scuola di tecnologie digitali e moderne: basti pensare che oggi tra costi per installare le linee, hardware, software e corsi formativi per il suo utilizzo corretto, una scuola autonoma può arrivare a spendere anche 7-8 mila euro. Moltiplicando la spesa per circa 2mila scuole primarie interessate, i 15 milioni stanziati dal Miur potrebbero quindi anche non bastare.

Il problema, sostiene la rappresentante Uds, è che “il piano del ministero è del tutto insufficiente e ci conferma la volontà del Governo di non voler risolvere nel profondo le criticità, anzi in certi frangenti le aggrava”.

L’Unione degli studenti attacca il ministero dell’istruzione anche per i contenuti dell’ABC, le novità riguardanti la scuola del prossimo anno: edilizia scolastica, diritto allo studio, alternanza e altro ancora.

 

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“L’ABC del Governo ci consegna un’idea di sviluppo della scuola ancora escludente, autoritaria, e lontana dalle soluzioni concrete che gli studenti rivendicano da anni. ” – afferma – “Le misure per il diritto allo studio continuano ad essere del tutto insufficienti: i 30 milioni, aggiunti ai 40 già stanziati, sono cifre ridicole considerando che per raggiungere la gratuità dell’istruzione occorrerebbero 14 miliardi.  Lo stesso discorso vale per edilizia scolastica, che richiederebbe un finanziamento simile a quello per il diritto allo studio e l’alternanza scuola lavoro: le misure messe sul piatto dal Governo non sono bastevoli e ben si allontanano dalle risorse che sarebbero necessarie per raggiungere una scuola sicura e di qualità”.

“In particolare, per quanto concerne l’alternanza scuola lavoro, l’introduzione della Carta dei diritti e dei doveri non è sufficiente in quanto si eludono i temi più caldi e di interesse per gli studenti. Mancano ancora delle garanzie reali sui percorsi rispetto allo sfruttamento degli studenti, alla tutela dell’ambiente e alla gratuità dell’esperienza”, prosegue Picci.

“Il Portale online che permetterà agli studenti di segnalare i cattivi casi di alternanza, invece, rischia di essere soltanto un canale per sfogare le proprie brutte esperienze, e ha ben poco a che fare con la necessità di dare spazio e responsabilità agli studenti nella decisione e programmazione delle proprie esperienze di alternanza”.

“Rispetto al diritto allo studio, l’edilizia scolastica e l’alternanza scuola lavoro – conclude – abbiamo le idee chiare e sono controcorrente rispetto al Governo, ed è per questo che il 13 ottobre saremo in tutte le piazze del Paese, praticando nel mentre il primo sciopero dell’alternanza scuola-lavoro, per una scuola gratuita per tutte e tutti, sicura e di qualità”.

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