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Regolamento delle classi di concorso. Per Flc-Cgil, trucchi e sciocchezze

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Assurdo, tuona la Flc-Cgil, ed è come dire: finora abbiamo scherzato.
Dopo il coinvolgimento di decine di persone e di confronti con le organizzazioni sindacali e con associazioni più o meno rappresentative, compresi i pareri reiterati del CNPI, alla fine si cancella tutto con un colpo di spugna: proposta illegittima e inaccettabile. Non si può intervenire così pesantemente sull’ordinamento con un semplice decreto che risulta un vero e proprio sgarbo istituzionale nei confronti del Parlamento e della Conferenza Unificata Stato Regioni e del Consiglio di Stato.
L’affondo del sindacato di Pantaleo contro una simile decisione è infatti assai motivato proprio perché i tagli di oltre 130mila cattedre attuati dal governo Belusconi nel 2008 prevedevano, come dice la legge 133/08, l’adozione di un regolamento per la revisione complessiva delle classi di concorso; regolamento che il ministero, approfittando della potestà di intervenire con propri decreti, vuole scavalcare per evitare tutto l’iter dei numerosi pareri istituzionali.
Ancor di più la scelta di questo strumento “non regolamentare”, già condannato più volte dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti, impedisce qualsiasi intervento sulla riconversione del personale in esubero e su tutte le questioni connesse al riordino delle classi di concorso. Nella bozza inviata al CNPI, si tenta perfino di intervenire sulle graduatorie ad esaurimento e sulle graduatorie d’istituto di III fascia, sulla costituzione degli organici, sui requisiti per l’accesso ai concorsi, sul sostegno e su altre materie che nulla hanno a che vedere con quanto prescrive l’art. 405 del Dlgs 297/94: “Il Ministro della pubblica istruzione, provvede, con proprio decreto, sentito il Consiglio nazionale della pubblica istruzione, alla revisione periodica della tipologia delle classi di concorso [omissis]”.
Ad accentuare lo sgarbo istituzionale, continua la Flc-Cgil,. non possiamo che rilevare che il testo proposto non è altro che quello che ci era stato illustrato lo scorso maggio e che ora si cerca di spacciare in forma di Decreto capace di “ottimizzare la gestione delle risorse umane”, razionalizzare le procedure di abilitazione e di concorso”, “realizzare risparmi”, “maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti” ecc.