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Riapertura scuole, 50 mila alunni non potranno togliere la mascherina nemmeno in classe. Azzolina: a giugno erano un milione

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In vista della ripresa delle lezioni in presenza, ci sono 50 mila alunni e studenti che non potranno stare seduti ad almeno un metro di distanza e dovranno quindi portare la mascherina per tutto il tempo in cui saranno a scuola. Oppure, in certi casi, saranno ancora costretti a svolgere didattica a distanza: il grande sforzo prodotto dal Governo e da diversi ministeri, ad iniziare da quello dell’Istruzione, non è riuscito ad evitarlo. A fornire il dato ufficiale è stata direttamente la ministra dell’Istruzione, Lucia Azzolina, durante la conferenza stampa tenuta a Palazzo Chigi il 9 settembre alla presenza del premier Giuseppe Conte e altri ministri – Roberto Speranza e Paola De Micheli – coinvolti nelle complesse procedure il rientro in classe.

Abbiamo lavorato tutta l’estate per evitarlo

“Noi abbiamo lavorato tutta l’estate per garantire il metro di distanziamento e per evitate che al banco si metta la mascherina”, ha esordito la ministra Lucia Azzolina.

Poi ha aggiunto: “Se a giugno gli studenti che sostanzialmente erano senza un’aula per via del metro di distanza erano un milione, oggi sono 50mila”.

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Negati loro banchi ad un posto e spazi in più

Gli alunni senza aula sono quelli in sovrannumero nelle loro classi, a cui non sono arrivati i banchi mono posto (ne mancano secondo la Flc-Cgil ancora due milioni e 300 mila) e che non hanno potuto contare su spazi aggiuntivi (scuole paritarie, ma anche potenzialmente biblioteche, musei, cinema e teatri) nei quali svolgere lezione con docenti assunti allo scopo.

In arrivo 100 milioni per questo scopo

“Questo – ha tenuto a dire la titolare del MI – non significa che non andranno a scuola. Andranno anche senza il metro di distanza ma mettendo la mascherina per questo inizio di anno scolastico”.

“Sono comunque situazioni che stiamo risolvendo, grazie ad altri 100 milioni di euro per prendere in affitto altri locali e grazie agli accordi con teatri, parrocchie o scuole paritarie”, ha concluso la ministra.

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