Prima Ora | Notizie scuola del 4 maggio 2026

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04.05.2026

Riceve pugno da un compagno, alunno fa causa alla scuola: “Nessun controllo”. I giudici: “Era imprevedibile”

Uno studente picchiato in classe da un compagno, che gli ha sferrato un pugno in faccia, ha fatto causa alla scuola, ritenendola responsabile dell’aggressione subita. I giudici, però, lo hanno smentito. Lo riporta La Repubblica.

Il fatto

Tutto è successo in una scuola di Roccaraso nel 2017. Tutto è avvenuto in un attimo. Solo un gesto secco, “all’improvviso e senza motivo apparente”, dirà poi il giudice. Denti spezzati, sangue, trenta giorni di prognosi e una causa civile da oltre 122 mila euro.

La lista delle ferite riportate è quella tipica delle aggressioni violente: due incisivi saltati, altri danneggiati, una ferita al labbro, una lesione all’osso mascellare. Il conto economico è altrettanto preciso: danni biologici e morali, spese mediche già affrontate, interventi futuri per impianti da sostituire nel tempo. Totale: 122.216 euro.

Per l’ex studente, oggi maggiorenne, la responsabilità è della scuola. Troppa libertà, troppo poco controllo. In aula si porta un’idea semplice: se qualcuno ti colpisce durante l’orario scolastico, qualcuno avrebbe dovuto impedirlo. È su questa linea che si fonda la richiesta di risarcimento.

“I controlli c’erano”

L’istituto replica con una versione opposta. I controlli c’erano, e non sulla carta. Due precettori presenti nella sala ricreativa, in piedi, in movimento, a sorvegliare. Non immobili dietro una cattedra, ma in ronda. Una vigilanza “dinamica”, la definisce il tribunale. E sufficiente, soprattutto perché i ragazzi non sono bambini: hanno tra i 18 e i 19 anni.

La sentenza ruota tutta qui. Non sulla dinamica, che nessuno contesta, ma sulla possibilità di evitarla. Il pugno arriva senza segnali, in un contesto descritto come tranquillo. Non c’è escalation, non c’è tensione percepibile. È un gesto isolato. E per il giudice, proprio per questo, non prevedibile.

C’è un dettaglio che pesa: l’aggressore, l’anno prima, era stato sospeso per sette giorni. Un precedente disciplinare che però non basta a trasformarlo in un rischio prevedibile.

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