Per l’appuntamento con “L’avvocato risponde”, Dino Caudullo, esperto di diritto scolastico insieme all’avvocato Salvatore Spataro, socio SIDELS, hanno affrontato il tema della ricostruzione di carriera per il personale scolastico, ovvero docenti e personale ATA, escluso il personale dirigenziale.
Il fulcro della ricostruzione di carriera è il riconoscimento dell’anzianità maturata prima dell’immissione in ruolo, con lo scopo di garantire una più vantaggiosa collocazione stipendiale. In pratica, questo strumento consente al dipendente di non partire dalla cosiddetta “fascia zero” o “scatto iniziale”, ma di accedere subito a una fascia retributiva superiore, adeguata al servizio già svolto.
La maggior parte del personale scolastico, infatti, non arriva al ruolo senza esperienza: alle spalle ci sono spesso anni di lavoro da precario, più o meno numerosi, che hanno comunque contribuito al funzionamento del sistema scolastico. La ricostruzione di carriera serve dunque a valorizzare questo percorso, riconoscendo il “peso” degli anni pregressi e traducendolo in una retribuzione più equa e proporzionata all’anzianità effettiva.
Tuttavia, è fondamentale non confondere la ricostruzione di carriera con altri istituti giuridici che pure si occupano di periodi di servizio passati ma con finalità diverse. L’avvocato Salvatore Spataro chiarisce che essa non deve essere assimilata né alla ricongiunzione né al riscatto a fini contributivi o pensionistici. Questi ultimi hanno lo scopo di unificare o valorizzare i servizi svolti in ottica previdenziale, incidendo quindi sul futuro trattamento pensionistico del lavoratore.
La ricostruzione di carriera, invece, ha un obiettivo preciso e immediato: collocare il dipendente in una fascia stipendiale più elevata, così da ottenere fin da subito una retribuzione maggiore in base ai servizi pre-ruolo riconosciuti. Non si tratta, quindi, di un istituto che riguarda la pensione, ma di uno strumento che incide direttamente sul presente lavorativo e salariale del personale scolastico.
In questo modo, chi entra in ruolo non viene penalizzato rispetto all’esperienza già accumulata, ma vede riconosciuto il proprio percorso professionale, con un avanzamento economico che riflette realmente l’anzianità maturata prima dell’assunzione definitiva.