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Rientro 7 gennaio, nulla è stato fatto in questi mesi e i rischi contagio scaricati sulle scuole: sindacati all’attacco

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Si fanno sempre più consistenti i dubbi sollevati dalla Tecnica della Scuola sul ritorno in classe il prossimo 7 gennaio del 75% degli studenti delle superiori, come previsto dall’ultimo Dpcm. Dopo gli esperti del Comitato tecnico scientifico e alcuni partiti della maggioranza, capitanati dal ministro della Salute Roberto Speranza, anche i sindacati esprimono tutte le loro perplessità.

Gissi: dubbi sul 75% in presenza

Secondo la segretaria generale della Cisl Scuola, Maddalena Gissi, “per la ripresa delle attività scolastiche in presenza non basta stabilire una data, bisogna fare in modo che ci siano le condizioni per rientrare in sicurezza ma ciò non sta avvenendo proprio sul fattore su cui andrebbe posta maggiore attenzione, cioè il trasporto pubblico. Se i trasporti non sono in grado di reggere il volume di traffico degli studenti e le scuole sono costrette a differenziare gli orari di ingresso e di uscita, è impossibile rispettare il criterio del 75% in presenza. Viene scaricato sulle scuole un problema che non avranno alcuna possibilità di risolvere”.

Per la Gissi, “a riorganizzazione in turni, con quel criterio, comporta una serie di effetti domino. Dovendo estendere gli orari di servizio su tutta la giornata, si rende necessario aumentare il personale dedicato alla pulizia e sanificazione degli ambienti; la ridefinizione di tutti gli orari è operazione molto complessa, mentre risulta impossibile conciliare gli orari delle numerose cattedre a scavalco”.

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Secondo la sindacalista “ai tavoli Prefettizi, che sono il luogo di verifica delle situazioni territoriali, deve essere consentita la partecipazione delle organizzazioni sindacali. Non si può continuare ad affrontare questioni così complesse sfornando annunci e contro annunci”.

Sinopoli: un fallimento del sistema Paese

Francesco Sinopoli, leader Flc-Cgil, ha detto all’Ansa che la mancata riapertura delle superiori il 7 gennaio significherebbe che “non sono stati risolti i problemi che dovevano essere affrontati. La verità è che siamo di fronte all’ennesimo fallimento del sistema Paese sulla scuola; non è stato fatto nulla in questi mesi: le prime responsabilità sono delle Regioni”.  

Il sindacalista sostiene che “anche in legge di bilancio non c’è nulla per affrontare una emergenza che durerà mesi: corsie preferenziali per i tamponi non ci sono state, né organico in più”. Bisognava anche pensare alla “riduzione del numero di alunni per classe” e “anche la posta messa per il rinnovo del contratto di lavoro, scaduto da due anni, non è assolutamente sufficiente”.

Sinopoli sostiene anche che “non dovrebbe essere competenza delle Regioni decidere quando le scuole in presenza e quando a distanza: ci sono ricadute sugli apprendimenti”, prosegue Sinopoli,

Per Sinopoli, “il sistema dei tracciamenti è fallito e non si è riusciti neanche a creare una corsia preferenziale per i tamponi. Chiediamo anche che chi lavora a scuola abbia la precedenza nella somministrazione dei vaccini. D’altro canto trasporti e sistema sanitario sono – ribadisce Sinopoli – di competenza delle Regioni, alcune delle quali, proprio avendo fallito su questi aspetti, hanno scelto di ricorrere alla dad in maniera esclusiva”.

Turi: dove sono i presidi sanitari?

Anche il segretario della Uil Scuola, Pino Turi, sostiene – a colloquio con l’Ansa – che la scuola andrebbe “aperta al più presto possibile. Per farlo, servono idee ed interventi che lo consentano in sicurezza. Con la salute dei lavoratori e degli stessi alunni non si scherza”.

“Se non si risolvono i problemi dei trasporti e non lo faranno i prefetti con la burocrazia, serve coinvolgimento e l’accordo di tutti che è facile trovare, ma con il dialogo e non con i “decreti prefettizi”.

Per Turi “serve anche l’attivazione di presidi sanitari e pensare già al prossimo anno e se non si pensa oggi, sarà ancora un anno nero per la scuola e non c’è lo possiamo permettere”, conclude il sindacalista Uil.

Giannelli: puntare sui trasporti

“Per quanto riguarda la risalita dei contagi e le eventuali decisioni circa lo slittamento della ripresa delle lezioni presenza – dice invece Antonello Giannelli, presidente Anp – ci rimettiamo ovviamente a quanto decideranno le autorità sanitarie. Chiarito questo, siamo ovviamente favorevoli a un ritorno in classe duraturo e in sicurezza, da valutare con serenità”.

Sul coordinamento delle Prefetture, Giannelli ricorda che “anche all’interno di una stessa provincia ci sono contesti molto diversi tra loro che, di conseguenza, richiedono soluzioni diversificate. L’autonomia scolastica è, in circostanze come questa, una importante risorsa da valorizzare. Prioritario è, lo ripetiamo, il potenziamento del sistema del trasporto pubblico”, conclude il leader Anp.

Di Meglio contro gli inutili tavoli istituzionali

“Avevamo ragione quando criticavamo il protocollo di sicurezza per il rientro in classe”, dice Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti.

“Ci sarebbe piaciuto – dice – un Paese capace di organizzare il sistema dei trasporti in maniera efficace prima della riapertura delle scuole a settembre, così come ci sarebbe piaciuto un sistema sanitario in grado di garantire tamponi rapidi agli studenti e al personale scolastico e un tracciamento puntuale dei contagi. Ma, a quanto pare, si tratta di fantascienza”.

Di Meglio parla di “perdita ulteriore di tempo prezioso” di errore nel pensare che “la soluzione possano essere i tavoli istituzionali, la cui inutilità è stata ampiamente dimostrata dalla storia recente”.

Ianniello: le vacanze un ‘liberi tutti’?

Sulla questione delle lezioni in presenza si esprime anche Luca Ianniello, rappresentante della Rete Studenti di Roma e Lazio: “E’ evidente che se, come si sta già facendo, si fanno diventare le vacanze un ‘liberi tutti’, allora è impossibile rientrare in presenza il 7 gennaio”, dice all’Ansa.

“Noi studenti chiedevamo solo maggiore impegno nel fare il possibile per garantire questo rientro, ma ci pare che le priorità del Governo siano altre invece di garantire quel minimo di presenza ormai divenuto necessario per fare andare avanti la scuola”.

“Il nostro giudizio complessivo è ovviamente negativo: si è scelto e pare si continuerà a scegliere di preferire il via vai natalizio e sacrificare altre settimane di scuola invece che mettere il ritorno sui banchi degli studenti al primo posto”.

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