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Rientro a scuola, cambiano regolamenti, orari, Pof, organici e tanto altro. Anp: per i presidi infinita lista di compiti

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Prima dell’inizio del nuovo anno scolastico i dirigenti scolastici sono chiamati ad organizzare una mole di lavoro enorme: il loro compito non si riduce, di certo, ad assicurare che gli alunni facciano lezione ad un metro di distanza (salvo emergenze), sistemando i banchi (anche quelli monoposto e gli innovativi chiesti al ministero dell’Istruzione) ed individuando nuovi spazi dove collocare gli alunni in eccesso. Come non si può ridurre a rispondere ai monitoraggi ministeriali, ad attendere che il commissario straordinario faccia loro pervenire le mascherine, l’Usr assegni loro l’organico aggiuntivo necessario ad avviare le lezioni in sicurezza, l’Asl assegni il medico competente.

Il vademecum Anp

I capi d’istituto devono anche con urgenza cambiare diversi regolamenti interni, inserire nel piano di formazione e aggiornamento l’attività di didattica a distanza, integrare il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia. Il tutto, seguendo e interpretando al meglio decreti, protocolli, linee guida e circolari ministeriali tra cui non è sempre semplice districarsi. La lunga lista degli impegni è stata buttata già dall’Associazione nazionale presidi, all’interno del vademecum per i presidi presentato il 17 agosto


Nel presentarlo, scrive Repubblica, il presidente Antonello Giannelli non le manda a dire: dopo avere rivendicato l’esigenza di “conoscere con urgenza il calendario di consegna dei banchi monoposto” perché “l’organizzazione richiede tempo”, il numero uno dell’Anp ha detto che servono “risorse adeguate per organizzare e gestire al meglio il rientro a scuola in sicurezza: servono locali, banchi monoposto e un ampliamente dell’organico”. Il tempo stringe, alcuni nodi importanti sono ancora da sciogliere. “Non si devono vanificare gli enormi sforzi profusi dai presidi, dai loro collaboratori, dal Ministero e dai suoi uffici territoriali, dagli enti locali affinché la ripartenza avvenga per tutti nella massima sicurezza”.

A proposito dell’insufficienza nel garantire la sicurezza attraverso il semplice utilizzo delle mascherine mono uso, Giannelli conferma che “è impensabile che la mascherina sia l’unica arma di difesa dal contagio, perché sappiamo benissimo quanto sia faticoso – per gli alunni e per il personale – indossarla per ore”.

La lista delle cose da fare è davvero ampia: si va dalla richiesta del numero di aule necessarie all’ente proprietario degli edifici (Città metropolitane per le superiori e Comuni per gli altri ordini di scuola) alla richiesta agli uffici scolastici dell’organico aggiuntivo; dall’accordo con gli enti locali sui trasporti alla riorganizzazione delle mense, per le quali viene suggerito dall’Anp “di fare più turni o di ricorrere a pasti preconfezionati”.

Mutano anche i “patti” con genitori e studenti

Poi ci sono le misure organizzative. Tra queste, continua Repubblica, c’è l’aggiornamento del regolamento di istituto per rammentare ai genitori l’obbligo di misurare la febbre ai ragazzi e non mandarli a scuola con più di 37,5. Sull’uso della mascherina va ricordato che è obbligatoria dai 6 anni in su e che può essere abbassata in classe se ci sono le distanze assicurate, ma rimessa quando gli studenti si alzano dai banchi. E chi non rispetta le regole?

Secondo il primo sindacato dei presidi, inoltre, va rivisto il regolamento di disciplina degli studenti. Alcuni istituti lo hanno già fatto prevedendo sanzioni disciplinari e interventi sul voto in condotta.

Sulla didattica il vademecum avverte: “Attenzione a non intervenire decrementando il monte ore di lezione stabilite dai quadri orario disciplinari curriculari previsti dalla legislazione né il numero di ore contrattuali di lezione dei docenti”.

Su un eventuale ritorno della didattica a distanza, l’Anp dice che è previsto solo in caso di nuova chiusura delle scuole o alle superiori come forma di integrazione se non si riesce ad assicurare il distanziamento nelle aule.

Le misure sanitarie

Ci sono poi passaggi sulle misure sanitarie: predisporre un locale per isolare i casi sospetti o sintomatici; acquistare le mascherine che agli studenti vanno fornite solo nelle attività di laboratorio o nelle ore della ex Alternanza scuola-lavoro; disporre la regolare apertura delle finestre; controllare nei bagni privi di finestre il funzionamento degli estrattori d’aria e in generale gli impianti di climatizzazione; disporre la pulizia approfondita “con particolare attenzione ad androne, corridoi, bagni, uffici di segreteria, oltre alle superfici più toccate quali maniglie, sedie e braccioli, tavoli, banchi, cattedre, interruttori della luce, rubinetti, pulsanti dell’ascensore, distributori automatici di cibi e bevande”.

Rivedere le responsabilità, ma non è uno scudo penale

A colloquio con l’Ansa, poi Giannelli ha fatto sapere di avere “chiesto prima della riapertura delle scuole di rivedere la responsabilità penale imputabile ai dirigenti scolastici in relazione alla sicurezza sugli ambienti di lavoro. Il covid è equiparato a un incidente sul lavoro. Se il dirigente scolastico attua il protocollo sanitario allora non gli si deve imputare nulla”.

Il sindacalista ha tenuto a dire che non si parla “di scudo penale, perchè quello fa riferimento a soggetti che hanno commesso reati, e i presidi non sono delinquenti o malfattori”.

Infine, Giannelli annuncia che “se ci sarà un caso positivo all’interno di una scuola bisognerà valutare la chiusura dell’istituto solo di concerto con l’autorità sanitaria, cioè la Asl, e dopo avere valutato le circostanze. Non ci possono essere regole generali nè ci si può affidare esclusivamente a parametri numerici”.