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Rientro a scuola, come avviene nel mondo

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Una breve panoramica sulle modalità di gestione del rientro a scuola in alcuni Stati del mondo mostra reazioni differenti e protocolli spesso difformi, determinati principalmente dalle disposizioni dei singoli governi verso misure più o meno restrittive.

Corea del Sud

In Corea del Sud il governo ha ordinato subito dopo l’inizio delle lezioni, la chiusura della maggior parte delle scuole nell’area della capitale Seul, dopo che i test che nelle ultime settimane hanno fatto contare numerosi positivi virus; è inoltre ripresa la didattica a distanza, che già da maggio prevedeva un sistema per cui solo un terzo degli studenti (due terzi, per le scuole superiori) poteva assistere alle lezioni in aula, a turno, mentre il resto poteva seguirle online.

Israele

In Israele, dove le scuole erano già state riaperte a maggio ma con risultati negativi, che alla fine dell’anno scolastico, a giugno, aveva contato circa 1000 studenti positivi, dove le scuole sono riaperte dal 1 settembre, nel caso venga accertato uno studente positivo la scuola resterà aperta, mentre soltanto la classe dove viene riscontrato l’eventuale contagio dovrà trascorrere un periodo di quarantena a casa.

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Nuova Zelanda

Soluzioni alternative sono trovate in Nuova Zelanda: l’“accordo di transizione” tra governo e famiglie di studenti, prevede la libertà di scelta da parte dei genitori di far tornare i figli a scuola. Secondo gli esperti, la flessibilità dimostrata dal governo, promuoverebbe la salute fisica e mentale degli studenti e delle famiglie. Non solo, tra le linee guida di prevenzione singolare è la regola “kiss and go”, che prevede il saluto genitori-figli al di fuori del cancello scolastico; infine la formazione di tutti gli studenti con una didattica concreta della prevenzione (distanziamento, lavaggio delle mani) per tutto il primo periodo di rientro.

Stati Uniti

Negli Stati Uniti la riapertura delle scuole è un tema che ha diviso le autorità locali e l’opinione pubblica in tutto il paese, dove ciascuno stato ha una certa autonomia decisionale, ma presidi, insegnanti e genitori si sono scontrati su ciò che secondo loro sarebbe stato più giusto o più sicuro fare, in particolare nelle comunità rurali. Benché l’epidemia si stesse ancora diffondendo velocemente e i picchi di contagi fossero stati registrati meno di due settimane prima, l’apertura delle scuole era stata autorizzata già per i primi di agosto, con pesanti conseguenze fin da subito un po’ in tutti gli stati. Per esempio nel distretto scolastico della contea di Cherokee, in Georgia, sono stati segnalati diversi contagi già il primo giorno dell’apertura e da subito sono entrate in quarantena quasi 1.200 persone tra studenti e personale scolastico. In Mississippi sono stati segnalati contagi in 71 degli 82 distretti scolastici. In alcuni Stati, per esempio in Florida, si segnala il fatto che le scuole evitino di segnalare i casi per non finire in quarantena.

Sudafrica

Il Sudafrica, che a fine luglio aveva imposto la chiusura delle scuole per un mese, ha autorizzato la riapertura delle scuole lo scorso 24 agosto, ma con grosse preoccupazioni. Secondo Human Rights Watch, la situazione più grave è quella dei paesi subsahariani, in particolare nell’Africa orientale e meridionale, dove da marzo a oggi per via dell’assenza di internet e altri strumenti per la didattica a distanza circa la metà dei bambini non avrebbe ricevuto alcun tipo di istruzione. I dati raccolti nel rapporto dell’UNICEF, inoltre, evidenziano che i bambini che abitano nelle aree rurali sono quelli maggiormente danneggiati dalla chiusura delle scuole durante la pandemia da coronavirus: a livello globale, tre quarti dei bambini che non hanno accesso all’istruzione a distanza abitano in aree remote o famiglie molto povere.

Turchia

La Turchia ha ridimensionato i piani per riaprire le scuole:  primi a tornare tra  i banchi saranno i più piccoli che seguiranno le lezioni per un massimo di due giorni alla settimana. Il recente costante aumento di morti per COVID-19, ritornato ai livelli di metà maggio, quando vigeva il lockdown nel Paese, ha indotto il ministro della Salute, Fahrettin Koca, ad affermare che la Turchia sta vivendo il secondo picco del contagio e pertanto è previsto che qualora i genitori lo ritengano possibile, potranno optare per tenere i figli a casa e seguire le lezioni online.

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