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Rientro nel caos, su test sierologici e trasporti insufficienti errori clamorosi: intervista a Mario Rusconi (Anp)

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Mentre il governo continua ad organizzare vertici per definire le strategie d’inizio anno scolastico, in diversi addetti ai lavori cresce la preoccupazione su alcuni nodi difficili da sciogliere, come la consegna in ritardo dei banchi monoposto, gli spazi aggiuntivi ancora non individuati e i difficoltosi distanziamenti degli alunni da mantenere anche sui trasporti. Ne abbiamo parlato con Mario Rusconi, presidente Anp Lazio e Roma.

Rusconi, è preoccupato per le incertezze sul rientro a scuola?

Ci sono diversi aspetti che non sono stati presi nella giusta considerazione.

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Si riferisce ai banchi monoposto?

Anche. Ci sono presidi lungimiranti, come accaduto al Newton di Roma, che ne ha acquistati quanti potevano con i fondi del decreto Rilancio, finalizzati anche a questo capitolo di spesa. Altri presidi, invece, attendono con ansia di sapere quando saranno consegnati nelle loro scuole.

Ma non si tratta di una spesa doppia?

Non credo proprio. Chi dice questo non conosce la norma. E comunque le scuole che hanno acquistato i banchi ‘in proprio’ hanno preso una decisione che gli sta dando ragione: i banchi presi, che si sommeranno a quelli del commissario straordinario, serviranno da subito a gestire una situazione complessa con le proprie forze. E comunque questi banchi rimarranno in dotazione alle scuole per decenni.

Quali tempi si prevedono?

Il commissario straordinario Domenico Arcuri ha parlato di consegne tra inizio settembre e fine ottobre.

A chi giungeranno prima?

Alle regioni – come Lombardia, Lazio e Veneto – dove purtroppo vi sono più infezioni in corso: è qui che prevedo la consegna dei banchi monoposto in modo massiccio già dai primi di settembre.

Cosa pensa dei test sierologici volontari?

Penso che dovevano essere obbligatori. Come per altre figure professionali. È stato un errore clamoroso renderli facoltativi.

Però il personale della scuola ha uno stato giuridico a parte….

Non c’entra nulla lo stato giuridico. Bastava un provvedimento del governo, come ne sono stati fatti molti altri in questi ultimi mesi.

Andavano praticati anche agli alunni?

Di sicuro, in modo sempre obbligatorio, a tutti quelli del triennio finale delle superiori. Sono giovani, dai 16 anni in poi, che frequentano potenzialmente di più i locali notturni e possibili assembramenti. Invece, torneranno in classe come se nulla fosse.

Chi ha sbagliato?

Il ministero della Salute. Forse non si sono resi conto della gravità della situazione.

Chi altro poteva fare meglio?

Ci sono difficoltà serie anche sui mezzi utilizzati per arrivare a scuola. Il ministero dei Trasporti, in questo caso, doveva provvedere ad integrare le corse. Perché è impossibile realizzare gli orari scaglionati, indicati dal Cts e dal ministero dell’Istruzione, se poi gli enti locali non vengono messi nelle condizioni di aumentare il numero di bus, pullman e metropolitane.

Però se le cose stanno così, il problema dei trasporti è irrisolvibile?

Il quadro è serio. Non è un caso se la ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, sta valutando se fare intervenire le forze militari davanti alle fermate.

Sta assolvendo il dicastero dell’Istruzione?

Io dico solo che non ce la si può prendere con chi gestisce le scuole a livello nazionale se poi le altre istituzioni non hanno fatto la loro parte.

I media però si scagliano soprattutto contro la ministra Lucia Azzolina.

Il problema è che si tende a fare cagnara mediatica, considerando la scuola uno zoo folcloristico, da sbattere in prima pagina e senza entrare nel merito dei problemi.

Come quello degli organici: basteranno 50 mila lavoratori in più?

La loro presenza diventerà necessaria quando verranno individuati gli spazi aggiuntivi per gli alunni che non entrano nelle loro classi.

E nel frattempo?

Ogni scuola dovrà organizzarsi al meglio, cercando di non ridurre troppo l’offerta formativa.

Ma non si poteva intervenire già in primavera?

Il problema è complesso e annoso. Le norme sui metri cubi massimi ad alunno esistono da decenni e non sono stati rispettati, perché gli enti locali erano presi da altro.

Da cosa?

Dall’organizzazione di eventi e sagre varie, lasciando la scuola al suo destino.

E tutti i comuni e province si sono comportate in questo modo?

Fortunatamente no. L’impegno economici di alcune province, come quelle trentine, è almeno triplo rispetto ad altre, in particolare del Sud. E adesso, come sempre, a pagare saranno gli alunni e il personale.

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