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Riforma del II ciclo per decreto legge?

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Prosegue nelle Commissioni permanenti della Camera il dibattito sulla conversione in legge del decreto n. 7 che all’art. 13 prevede la valorizzazione dell’area tecnico-professionale e gli sgravi fiscali per chi fa donazioni liberali alle scuole.
Il cammino, che già si era annunciato difficile in Commissione Istruzione (in fase di presentazione del provvedimento la relatrice di maggioranza Alba Sasso non aveva espresso alcun parere) sta diventando davvero tortuoso senza che vi siano prospettive certe sulla sua approvazione definitiva, indipendentemente da come si concluderà la crisi di Governo apertasi virtualmente nella serata del 21 febbraio.
Il fatto nuovo è però avvenuto negli ultimi giorni alla Commissione Attività Produttive che è quella che dovrà riferire alla Camera dopo aver raccolto i pareri delle altre Commissioni.
Il relatore di maggioranza Andrea Lulli ha infatti presentato numerosi emendamenti che, di fatto, prevedono l’aggiunta di diverse disposizioni contenute nel disegno di legge presentato a fine gennaio dal Governo contestualmente all’approvazione del decreto legge.
Le uniche norme del disegno di legge che non fanno parte degli emendamenti proposti da Andrea Lulli riguardano la riforma degli organi collegiali.
Una proposta di modifica particolarmente significativa riguarda la questione delle donazioni: non potranno far parte del consiglio di Istituto i soggetti che doneranno somme superiori a 2mila euro, mentre i dati personali dei donatori dovranno essere trattati ai sensi della legge sulla privacy.
Sulla soluzione che si sta prospettando insorge Valentina Aprea, sottosegretario all’Istruzione con il Ministro Moratti: “Mi sembra davvero grave che una vera e propria riforma dell’intero sistema scolastico del II ciclo venga fatta per decreto facendola passare addirittura attraverso la Commissione per le Attività produttive senza che il Parlamento possa dire alcunchè”.
“Anzi – aggiunge Aprea – senza che neppure la Commissione Istruzione abbia la possibilità di discuterne. E poi c’è un altro vulnus inammissibile: nella sua forma attuale il decreto prevede addirittura una delega quasi in bianco al Ministro della Pubblica Istruzione; il testo in discussione, infatti, prevede una delega senza criteri e senza principi ai quali attenersi. Siamo insomma ben lontani dalla limpida legge delega n. 53 che l’attuale maggioranza ha sempre avversato”.