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Prima Ora | Notizie del 26 giugno

26.06.2026

Riforma istituti tecnici, cambiati quadri orari a iscrizioni chiuse: Flc Cgil fa ricorso per chiederne l’annullamento

La FLC CGIL ha sostenuto, tramite il suo Ufficio Legale nazionale, un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica per chiedere l’annullamento del Decreto Ministeriale n. 29 del 19 febbraio 2026 sulla riforma degli istituti tecnici, che ne ha definito i quadri orari e l’impianto organizzativo. Lo ha annunciato oggi, 26 giugno, in una nota.

Ricordiamo che lo scorso 15 giugno è stato pubblicato il Decreto Ministeriale n. 71 del 29 aprile 2026 che individua le classi di concorso dei nuovi quadri orari di cui al D.M. 19 febbraio 2026, n. 29.

Le parole di Fracassi

Il ricorso è stato promosso su mandato di un gruppo di genitori, aderenti alla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici, che chiedono il rispetto della scelta compiuta al momento dell’iscrizione. “La FLC CGIL sostiene questa battaglia – dichiara Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL – perché riguarda la tutela concreta delle studentesse, degli studenti e delle famiglie, ma anche la qualità della scuola pubblica e la trasparenza delle decisioni che la riguardano”.

“Il decreto di riforma interviene pesantemente sull’ordinamento didattico e sui piani di studio delle classi prime degli istituti tecnici a partire dal prossimo anno scolastico. Una scelta grave – sottolinea Fracassi – arrivata dopo la chiusura delle iscrizioni, quando le famiglie avevano già scelto la scuola dei propri figli sulla base delle regole allora in vigore”.

“Siamo di fronte a una violazione evidente del legittimo affidamento delle famiglie e del principio di irretroattività dell’azione amministrativa. Il diritto all’istruzione e la libertà di scelta educativa non possono essere piegati da un provvedimento calato dall’alto, adottato quando scelte fondamentali per la vita e il futuro di ragazze e ragazzi erano già state compiute. Il Ministero non può cambiare le carte in tavola a iscrizioni concluse”, ha concluso.

“Difendere il diritto allo studio – conclude Fracassi – significa anche impedire che le scelte delle famiglie vengano stravolte da decisioni tardive e unilaterali, soprattutto quando tali decisioni impoveriscono la qualità della scuola, come nel caso di questa riforma”.

Fallito tentativo di conciliazione

A seguito dell’iniziale stato di agitazione proclamato dai sindacati, per martedì 6 maggio, alle ore 12, è stato convocato il primo incontro del tavolo ministeriale per affrontare la questione. A partecipare CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS, Gilda degli Insegnanti e ANIEF.

Il tentativo di conciliazione tra Mim e Flc Cgil in merito alla riforma ha avuto esito negativo dopo il tentativo dello scorso 27 aprile. Da qui la proclamazione di uno sciopero. Flc Cgil ha anche promosso il blocco delle attività aggiuntive dal 22 maggio al 21 giugno.

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