Home Archivio storico 1998-2013 Riforme Riforma Università, il Pd fa slittare a novembre l’esame finale della Camera

Riforma Università, il Pd fa slittare a novembre l’esame finale della Camera

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L’esame in Aula alla Camera del disegno di legge sulla riforma dell’Università si svolgerà non prima di novembre: lo slittamento è dovuto alla necessità di considerare gli aspetti economici del ddl al termine della sessione di bilancio. Ma anche perché la commissione Cultura non ha ancora concluso l’esame del testo. La decisione – non proprio attesa – è stata espressa il 30 settembre dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, nel corso della conferenza dei capigruppo della Camera.
Il ministro Gelmini, con la maggioranza, avrebbero voluto portare la riforma all’esame dell’Assemblea già dalla prossima settimana, ma il presidente dei deputati del Pd, Dario Franceschini, ha protestato contro i tempi troppo stretti concessi a un provvedimento che è stato “fermo sette mesi nell’altro ramo del Parlamento“. Così sono state determinate le nuove date: la discussione generale del ddl, inizialmente fissata per la prossima settimana (il 4 ottobre), si svolgerà dieci giorni dopo, il 14 ottobre (la Flc-Cgil ha annunciato un presidio davanti Montecitorio), e l’esame degli emendamenti a novembre, dopo la sessione di bilancio.
Inutilmente il ministro Gelmini ha tentato di partecipare alla conferenza dei capigruppo, ma ha ricevuto un no visto che, spiegano dalla presidenza della Camera, “alla riunione era già presente un rappresentante del governo – il ministro per i Rapporti con Parlamento, Elio Vito – e durante la capigruppo non si entra nel merito dei provvedimenti”.
Secondo la capogruppo del Pd nella commissione Cultura della Camera, Manuela Ghizzoni, e la deputata Donata Lenzi, dell`Ufficio di Presidenza democratico, lo slittamento dell`esame parlamentare della riforma universitaria ottenuto dal Pd dopo la richiesta in ufficio di presidenza del capogruppo, Dario Franceschini va considerato positivamente. “Ci muoviamo – si legge in una nota congiunta – perché alle università, a tutti gli atenei, venga restituito il maltolto di questi due anni di governo Berlusconi e vengano aggiunte risorse per l`ingresso di giovani e la progressione in carriera di chi è già in ruolo. Queste sono le precondizioni per poter affrontare i temi di merito e le modifiche, sicuramente necessarie a migliorare l`efficienza del sistema universitario“.
Soddisfazione è stata espressa anche dai ricercatori, che proprio con il nuovo anno non accetteranno incarichi per sostenere corsi di insegnamento privi di titolare. Ma anche dagli studenti: secondo Claudio Riccio, portavoce dell’associazione Link-coordinamento universitario, lo slittamento dell’esame del ddl rappresenta un segnale incoraggiante per chi intende fermare la sua approvazione: “La mobilitazione – dichiara Riccio – sta crescendo e ottiene i suoi primi risultati: la paura del Governo e il risveglio dell’opposizione“. Secondo gli studenti il mese di ottobre sarà quindi cruciale per l’esito delle contestazioni, peraltro in crescita: il 4, 5 e 6 ottobre in tutti gli atenei italiani si svolgeranno mobilitazioni coordinate con i ricercatori: assemblee, lezioni in piazza, blocco delle lezioni, azioni e iniziative, cortei; l’8 ottobre, in molte città gli universitari scenderanno in piazza al fianco dell’Unione degli Studenti; il 16 ottobre gli studenti saranno in piazza con la Fiom e il 17 alla Sapienza assemblea dei movimenti sociali.