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Ripartire dagli insegnanti, finanziare ogni scuola per la formazione in servizio

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La scuola è un sistema complesso che non si può modificare in maniera significativa e permanente senza agire contemporaneamente su tutte le variabili.
Tuttavia, poiché è impossibile, di questi tempi, immaginare interventi su tutto il sistema contemporaneamente, è necessario stabilire delle priorità, indicando un percorso operativo concretamente praticabile.
Da dove partire? Dalle fondamenta, cioè dagli insegnanti.
Ecco perché il Cidi ritiene che la prima cosa da fare sia investire risorse per la costruzione di un sistema nazionale di formazione in servizio per i docenti facendo tesoro delle migliori esperienze presenti nel territorio.
La scuola reale ha già dimostrato di essere capace di mettersi in moto, ma attende segnali convincenti di un cambio di direzione nella politica scolastica del nostro paese.
Noi crediamo che la priorità oggi sia la costruzione di un sistema nazionale di formazione in servizio capace di attivare quel “processo attraverso il quale si sviluppano e si organizzano la ricerca e l’innovazione educativa; garanzia di costante miglioramento della dinamica tra insegnamento e apprendimento. E’ solo questo processo che connota le scuole come centri di ricerca e di sperimentazione.
La formazione in servizio dunque non è un corollario complementare della professione docente, ma deve legarsi alla ricerca didattica e diventarne parte costitutiva, al pari del progettare gli interventi educativi, fare lezione, valutare gli esiti, confrontarsi collettivamente. È solo in quest’ottica che si può sviluppare la filiera progettazione-attuazione-valutazione, che dà senso a tutto il sistema.
Ci pare invece che l’attività di formazione in servizio che si fa nelle scuole è contraddistinta dalla provvisorietà, dall’improvvisazione, da scelte centralistiche, in sintesi dalla mancanza di una visione di sistema. E ciò, nonostante lo stesso Regolamento del Sistema nazionale di valutazione preveda per le scuole in difficoltà un piano di miglioramento “anche con il supporto dell’INDIRE o attraverso la collaborazione con università, enti di ricerca, associazioni professionali e culturali”. Ma il problema non si risolve con una formazione simile a quella organizzata dall’INVALSI o portando a sistema le iniziative finanziate con fondi PON e POR, nonostante alcune di esse abbiano dato risultati positivi. Ormai da molti anni le riflessioni sui risultati delle indagini OCSE PISA hanno messo in evidenza la necessità di un radicale cambiamento dell’insegnamento sia dal punto di vista metodologico che concettuale, e questo si può realizzare solo con una costante attività di ricerca e sperimentazione. Le risorse impegnate dal Ministero nella formazione in servizio sono consistenti, ma vengono utilizzate con una visione centralistica, non basata sull’autonomia di ricerca e sperimentazione delle scuole.
Occorre affrontare finalmente i nodi importanti del sistema scolastico che emergono con forza dai dati delle rilevazioni sia nazionali che internazionali: la dispersione scolastica troppo alta; le problematiche interculturali e del disagio; l’applicazione delle nuove indicazioni della scuola del primo e del secondo ciclo; un insegnamento per competenze che si scontra con la resistenza delle prassi didattiche tradizionali e con una valutazione anacronisticamente ancorata al voto decimale.
Negli ultimi dieci anni si è realizzato un consenso quasi universale tra gli esperti sulla imprescindibile necessità di un curricolo per competenze e del conseguente utilizzo di metodologie laboratoriali. Tutte le indicazioni ministeriali hanno fatto propria questa impostazione. Tuttavia nella scuola reale stenta ad imporsi una didattica che renda effettivo il curricolo per competenze.
Noi pensiamo che una delle cause principali di questa situazione sia la mancanza di un intervento sistematico sulla formazione in servizio degli insegnanti. Dalle Indicazioni per il primo ciclo traiamo segnali positivi, che fanno pensare che almeno a livello teorico ve ne sia una nuova consapevolezza, in particolare là dove si afferma che la costruzione del curricolo per competenze non è un adempimento formale, ma è “il processo attraverso il quale si sviluppano e organizzano la ricerca e l’innovazione educativa”. All’interno di una tale visione la formazione in servizio non può che coinvolgere direttamente scuole e insegnanti, responsabili in prima persona dei processi di ricerca e sperimentazione.
Ma implementare innovazioni significative è possibile soltanto con un’attività di accompagnamento proiettata su molti anni, finalizzata a coinvolgere la generalità degli insegnanti. Le esperienze passate dovrebbero averci insegnato che la scelta di formare pochi insegnanti per ciascuna scuola utilizzando reti nate appositamente per questo scopo non porta ad effetti significativi.
Tuttavia esistono esperienze di formazione dei docenti che si sono dimostrate efficaci. I Laboratori del Sapere Scientifico sono un’esperienza regionale che ha previsto un finanziamento triennale di 5.000 € per ogni scuola partecipante, vincolandolo all’intervento di esperti, all’incentivazione degli insegnanti e all’acquisto di materiali. Valutiamo positive quelle esperienze che garantiscano i tempi distesi necessari ad attivare processi di ricerca, sperimentazione e valutazione nelle scuole, coinvolgendo un numero consistente di insegnanti per ogni istituzione scolastica.
In conclusione, il Cidi propone che vengano messi subito a disposizione di ogni scuola autonoma 10.000 euro vincolati ad attività di formazione in servizio. Siamo consapevoli che sarebbero necessarie maggiori risorse e garanzie di continuità, tuttavia proponiamo questa cifra come punto di partenza, considerate le difficoltà economiche del paese. Le risorse necessarie complessive previste da questa proposta sono infatti di € 100 milioni.
Lo sviluppo di una formazione in servizio adeguata è possibile soltanto con strutture permanenti nelle scuole. Solo una scuola così organizzata potrà effettivamente realizzare un curricolo per competenze e sviluppare, in piena autonomia e con i necessari supporti esterni, attività di ricerca e sperimentazione, dando vita a un processo costantemente documentato e valutato, capace di connotarsi come un percorso di ricerca azione permanente.
 
Centro di iniziativa democratica degli insegnanti
 
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