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Risposta all’onorevole Richetti sulla riforma della scuola

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Gent. Onorevole Richetti,

le invio una riflessione, in risposta al suo post relativo al DDL sulla “buona scuola” pubblicato sul suo profilo Faceboook.

Icotea

Ho la netta sensazione, anzi-mi correggo, la certezza che, come molti altri suoi colleghi della maggioranza PD, lei cerchi volutamente di distogliere l’attenzione dalle questioni prioritarie e cruciali che hanno generato le accese proteste contro la Riforma Scolastica, insultando l’intelligenza e la dignità della classe docente con un “escamotage politichese” tipico di chi vuol far credere che il “diavolo ha gli occhi azzurri e i capelli biondi”.

Lei è pienamente consapevole del fatto che l’approvazione del DDL non è stata, per voi tutti convinti propugnatori, una passeggiata e che continuerà ad essere ostacolata anche in Senato e fuori dai “palazzi del potere”, tuttavia cerca ugualmente di cambiare la carte in tavola. E con pacata e disinvolta tracotanza sostiene che vi è “una maggioranza silenziosa”, a favore di questa riforma, costituita dalle famiglie e, affermazione molto più grave, da quegli “… insegnanti, tanti, la maggioranza, che per colpa di pochi salgono alle cronache per le poche ore di lavoro…”

Mi chiedo, caro onorevole, se abbia effettivamente riflettuto sulle affermazioni altamente lesive della professionalità e della dignità del corpo docente da lei pronunciate. Io credo proprio di no!

Innanzitutto voglio ricordarle che la “maggioranza silenziosa” di cui lei parla è proprio quella maggioranza che, in tutte le piazze d’Italia, ha urlato e continua ad urlare a squarciagola il suo sdegno e la sua rabbia contro questa riforma e contro una classe dirigente che sta cercando di svendere la scuola pubblica ai migliori offerenti, privandola definitivamente del suo valore democratico e culturale e di quell’esclusività formativa che solo un sistema pubblico d’istruzione può avere.

Poi le chiedo: con quale diritto e in virtù di quale autorità conferitale e da chi lei si assume la responsabilità di affermare (tra le righe) che la cosiddetta “maggioranza silenziosa” sia costituita dai docenti validi che fanno il proprio dovere? Ne dobbiamo dedurre che i docenti competenti siano solo quelli che condividono la vostra riforma? Tutto ciò è veramente privo di qualsiasi fondamento logico!

Per accattivarvi il consenso dell’opinione pubblica e di quella parte della società civile che ignora i reali problemi della scuola, tirate in ballo la “meritocrazia”, convinti che solo “valutando” (non si sa come e con quali criteri) gli insegnanti si possa finalmente realizzare una scuola di qualità. Ma a lei, forse, che a quanto pare di scuola non se ne è mai occupato nella sua brillante carriera politica, sfugge il fatto che i docenti, a differenza di quello che comunemente si crede, vengono quotidianamente valutati e, ahimè, anche “sottovalutati”.

La competenza e la professionalità di un docente non è mai sfuggita all’occhio vigile del genitore e anche dello studente. Non sono rari i casi in cui si chiede l’iscrizione dei propri figli proprio nelle scuole e nelle classi in cui i livelli di competenza dei docenti sono alti. Ma nello stesso tempo vi è nelle famiglie la comune tendenza a sopravvalutare il docente che mette “voti alti” e spesso non meritati.

Come vede la meritocrazia è un concetto di non facile identificazione e altrettanto difficile risulta stabilire chi è meritevole e chi invece non lo è. Ancor di più quando si commette l’errore, ed è quello che voi state facendo, di attribuire il potere di valutare la qualità dell’insegnamento a coloro (dirigente scolastico, genitori, studenti) che ne potrebbero fare un uso parziale e interessato.

Se poi volete valutare realmente l’operato dei docenti, iniziate col riconoscere tutto quel lavoro sommerso, svolto a casa, di cui nessuno ha mai tenuto conto e che risulta essenziale al funzionamento delle attività a scuola; iniziate a valorizzare il dispendio di energia speso dagli insegnanti in quelle aule che le politiche scolastiche, simili alla vostra, hanno sovraffollato, o nelle pluriclassi (purtroppo ancora esistenti) dove i docenti si fanno in quattro per mantenere ritmi e tempi utili allo svolgimento di tutto il programma e fornire a tutti gli alunni pari opportunità formative. Se volete costruire realmente la “Buona Scuola”, iniziate col dotarla di risorse umane e materiali, di spazi e di strutture, condizioni essenziali per garantire una buona offerta formativa su tutto il territorio nazionale e per far funzionare quell’autonomia, tanto da voi decantata, che, guarda caso, è già stata sancita da diverse normative, ma che necessita di risorse per funzionare meglio e non di “superpoteri” attribuiti ad un “preside dittatore”.

E per ritornare al discorso della “meritocrazia”, vogliamo creare un sistema di valutazione della classe docente? Bene! Ma per “par condicio” dovremmo d’ora innanzi proporre un sistema di valutazione di tutti gli altri lavoratori e – perché no? – anche della classe politica. Ed è soprattutto quest’ultima, che “dovrebbe” operare per il bene comune, che necessita, più d’ogni altra categoria, di essere valutata. E se facessimo riferimento al valore di questa riforma scolastica, le valutazioni sarebbero di sicuro negative.