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03.12.2025

Ritorno alla leva militare obbligatoria, 7 giovani italiani su 10 contrari. In Germania pronti allo sciopero: “Non vogliamo finire carne da cannone!”

Stanno diventando insistenti i venti di guerra che soffiano già da tempo nei cinque Continenti, compresa l’Europa. I Paesi sembrano volersi adeguare, anche allestendo un numero più che sufficiente di giovani militari, pronti all’uso, da chiamare in caso di emergenza.     

Giovani tedeschi convinti verso il ‘no’

Il caso più esemplare è quello della Germania, dove secondo la riforma recentemente varata dal gabinetto del governo nero-rosso di Friedrich Merz e Lars Klingbeil, in futuro tutti i ragazzi di sesso maschile dovranno obbligatoriamente rispondere ai questionari e sottoporsi alla visita medica della leva, che resta per ora volontaria.

Il problema, fa osservare l’Ansa, è che in Germania deve aumentare il numero dei suoi soldati per rispondere alle necessità della Nato, soprattutto alla luce della minaccia russa. E se il criterio della volontarietà non fosse sufficiente a procurare un numero adeguato di soldati, la legge sarà cambiata di nuovo, per aggiungere un meccanismo di obbligatorietà. Oppure si potrebbe pensare di approvare l’opzione del sorteggio.

Chi non ha preso bene questo genere di evoluzione sono sicuramente gli studenti, sostenuti da partiti di sinistra come Linke e Bsw: le agenzie di stampa dicono che i ragazzi tedeschi “vogliono scendere in piazza, in Germania, e proclamare uno sciopero a scuola contro la riforma del servizio militare: l’iniziativa è stata lanciata per venerdì prossimo, 5 dicembre, in diverse città tedesche: Berlino, Amburgo, Bonn, Duesseldorf, Erfurt, Hannover, Gottinga, Halle, Karlsruhe, Lipsia, Dresda, Monaco, Norimberga.
“Non vogliamo finire come carne da cannone”, si legge nell’appello ad aderire pubblicato su Instagram.

“Non guarderemo in silenzio come noi e i nostri amici saremo sorteggiati per essere costretti a uccidere e morire”, hanno spiegato gli studenti.

In Italia nessun ritorno al servizio militare

In Italia, nei giorni scorsi il ministro della Difesa, Guido Crosetto, aveva fatto intendere che il Governo starebbe verificando la possibilità di “reintrodurre in Italia un nuovo servizio militare, come in Francia e in Germania, se lo deciderà il Parlamento”: una decisione che avrebbe coinvolto migliaia di giovani neo diplomati.

Qualche giorno dopo, però, sempre il ministro della difesa, Guido Crosetto, ha tenuto a dire che la sua proposta non era obbligatoria per i giovani italiani, ma esclusivamente una riserva volontaria”.

Anche perché la maggior parte dei giovani non comprenderebbe il senso di una eventuale coscrizione obbligatoria: il 68% degli adolescenti di un campione provvisorio di 4.000 non si arruolerebbe se l’Italia entrasse in guerra, il risultato è giunto da una consultazione pubblica, rivolta a ragazzi e ragazze tra i 14 e i 18 anni, promossa dall’Autorità Garante per l’infanzia e l’Adolescenza allo scopo di indagare le loro percezioni sulla guerra e sui conflitti.

Sette giovani italiani su dieci contrari

Alla domanda “Se il mio Paese entrasse in guerra mi sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con questa affermazione?”, la maggioranza ha espresso il proprio disaccordo. Tra i maschi la percentuale è del 60,2% e tra le femmine il 73,6%.
 “L’iniziativa è stata avviata per colmare un vuoto di informazione sul sentiment degli adolescenti in relazione ai conflitti in corso e allo scopo di fornire alle istituzioni spunti di riflessione”, ha spiegato l’Autorità garante Marina Terragni.

Come ti informi sulla guerra? Quali emozioni provi davanti alle immagini dei conflitti? Cosa pensi del ruolo della tua generazione nella costruzione della pace? Qual è il tuo rapporto con la violenza, la paura e l’idea di responsabilità? Come gestisci i conflitti quotidiani in famiglia, a scuola, tra coetanei e online? Il questionario si articola in 32 domande ed è stato realizzato nel settembre del 2025 in collaborazione con la Consulta delle ragazze e dei ragazzi dell’Autorità garante e con il supporto dello psicologo e psicoterapeuta Diego Miscioscia, socio fondatore dell’istituto Il Minotauro, autore di “La guerra è finita Psicopatologia della guerra e sviluppo delle competenze mentali della pace”, e da sempre impegnato nella costruzione della pace, spirito pienamente condiviso da Agia.

“Da una primissima analisi dei dati – la rilevazione è ancora in corso sul sito iopartecipo.garanteinfanzia.org e si chiuderà il prossimo 19 dicembre – emerge che la guerra è una delle principali preoccupazioni per i ragazzi: una preoccupazione superiore a quella per il climate change.

Indagine demoscopica: tra le preoccupazioni c’è la guerra

Nel frattempo, dall’indagine demoscopica “Barometro del Futuro“, presentata il 2 dicembre dall’Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile (ASviS) e realizzata dall’Istituto Piepoli, è emerso che il 46% degli italiani è pessimista sul futuro del Paese e solo il 22% immagina un’Italia migliore nei prossimi dieci anni; inoltre, il 37% degli italiani è ottimista riguardo al proprio futuro, ma il 34% percepisce un vuoto di visione sul futuro del Paese.

La politica è considerata orientata al futuro solo dal 4% dei rispondenti, la scuola dal 7%, con un pessimismo più marcato nel Centro e nelle Isole, e più attenuato nel Nord Ovest.

Tra le preoccupazioni principali emergono l’aumento del costo della vita e delle diseguaglianze (44%), l’intelligenza artificiale (36%), i rischi globali per la sicurezza e la pace (32%) e la crisi climatica (30%).

La fiducia degli italiani si concentra nella scienza (80%), mentre scende drasticamente per istituzioni (29%), media tradizionali (24%) e social media (21%).

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