Roberto Vecchioni, a suo avviso, non è mai stato così popolare: come ha detto a La Repubblica, la massima popolarità l’ha raggiunta adesso, a 82 anni. Il cantautore ed ex docente ha ripercorso ancora il suo passato in cattedra: “Non che ne avessi bisogno per vivere. Semmai, è che ho sempre voluto mantenere un contatto con i più giovani”.
Vecchioni al momento è in tour con lo spettacolo “Tra il silenzio e il tuono”, mix tra musica e letture tratte dall’autobiografia. In questi giorni ha aggiornato il pubblico sulle sue condizioni di salute, rivelando di aver passato mesi in ospedale.
Ecco il suo racconto a In Altre Parole, trasmissione di La7: “È successo che ero a metà tra di qua e di là. Di là c’era il diavolo che tirava, di qua c’erano tre cardiochirughi molto bravi. Aiutati dalle infermiere. Tutto è iniziato mentre guardavo l’Inter sconfitta. Credo fosse con l’Atletico Madrid. Mi è scattata l’umanità debole di qualsiasi uomo. Sono stato male senza accorgermene. A un certo punto mi sono fermato come uno stoccafisso. Non mi muovevo più, non si muoveva più niente”.
Roberto Vecchioni, poi, ha confidato quelle immagini che popolavano la sua mente mentre non era cosciente: “Nei momenti di addormentamento medico vedevo delle cose bellissime. La cosa più bella è che tutto intorno a me c’era gente felice, mi dicevano: ‘Stiamo tutti insieme’. Chiaramente non era vero, era un’immagine nella mia testa. C’era gente di tutti i tipi, con giacca e cravatta, meccanici, pagliacci. Tutti insieme”. Poi, ha riaperto gli occhi e si è ritrovato davanti un’infermiera: “Era bella. Mi sono detto: ‘Ma sono già in Paradiso? Sei la Madonna?’. E lei ha risposto: ‘Se vuole sono anche la Madonna’. La Madonna, quella vera, non avrebbe mai risposto così e ho capito che ero vivo”.
“Sto prendendo circa trentacinque medicine, non finisce mai. Ma mi sento molto meglio di prima. Ho smesso di fumare da quattro mesi. Se n’è andato l’ultimo vizio della mia vita. Ora sono senza vizi. Se ho avuto paura? Ho avuto paura finché sono stato lucido. Eppure nella mia vita non ho mai avuto paura di questo passaggio. Anche quando è avvenuta la possibilità, la paura mi è passata subito. Ma ho sempre avuto mia moglie e i miei figli con me”, ha concluso, come riportato da Fanpage.
Ecco com’era Vecchioni docente, secondo le parole della sua ex alunna Paola Iezzi.
“È stato il mio insegnante solo per un anno, in quarta ginnasio, poi si trasferì a Desenzano con la famiglia. Ero brava in italiano e filosofia, ma con lui ogni tanto sono volati dei votacci in greco e latino che studiavo poco perché ero refrattaria alle regole, non mi piaceva imparare a memoria. Roberto era meraviglioso, un affabulatore, l’insegnante che tutti sognano di avere, quello dell’Attimo fuggente: ti apriva scenari che non avresti mai sospettato”.
“Aveva un’aria austera, arcigna, con il sigaro spento in bocca e il registro sottobraccio. Noi quattordicenni terrorizzati, era l’inizio dell’anno scolastico. Appoggiò il registro sulla cattedra facendo un rumore d’inferno: ‘Bene, adesso vi aspettano 5 anni di calci in c…’. Uscì sbattendo la porta. Ricomparve dopo 5 minuti e iniziò a fare lezione come se nulla fosse. L’ingresso con quella parolaccia era un modo per dire: ‘Raga, parlo la vostra lingua. Sono severo però vi capisco. Quindi non provate a prendermi in giro’. Quando l’Inter perdeva era particolarmente di cattivo umore, quindi noi la domenica speravamo sempre che i nerazzurri vincessero. Sennò erano dolori”, ha scherzato.