Troppi stereotipi sulle donne e i rapporti affettivi nella nostra società, anche nelle canzoni presentate al Festival di Sanremo: a dirlo, senza mezze parole, Gino Cecchettin, padre di Giulia e presidente della Fondazione nata in suo onore, che dal femminicidio della figlia si batte contro la violenza sulle donne.
“L’attenzione al linguaggio andrebbe fatta sempre e comunque, anche quando si parla d’amore”, ha detto Cecchettin a margine della presentazione del Quaderno n.12 del “Rapporto Giovani” all’Università Cattolica di Milano, come riporta Ansa.
Senza esprimere giudizi sui brani in gara, Cecchettin ha richiamato “la necessità di una maggiore consapevolezza culturale anche nella musica pop”. “Per parlare di amore, che è la cosa più difficile, bisognerebbe capire cos’è il vero amore – ha aggiunto – ma lì la questione diventa soggettiva e spesso molto influenzata dal contesto culturale, dagli stereotipi con i quali siamo cresciuti”.
“Proprio questi stereotipi possono dare adito a interpretazioni anacronistiche e folcloristiche, legate a un concetto di amore inteso come possesso. Sono gli stereotipi che hanno portato Carlo Conti a fare la battuta perché continuiamo a considerare la gelosia come un elemento fondamentale di una relazione d’amore, quando invece l’amore dovrebbe bastare a se stesso”, ha proseguito Cecchettin commentando le parole di Conti giudicate sessiste a una delle ballerine di Samurai Jay.
Cecchettin ha invitato a “non trasformare l’episodio in un processo personale”, pur richiamando “la necessità di interrogarsi sugli stereotipi radicati nella società”.
Il dramma della violenza di genere e dei femminicidi è stata al centro dell’ultima lezione in diretta di educazione civica, che si è tenuta lo scorso 13 febbraio, dalle ore 11.00 alle ore 12.00 con ospite Gino Cecchettin, padre di Giulia e presidente della fondazione dedicata alla figlia, vittima di femminicidio nel 2023.
Ecco cosa ha detto nel corso della diretta: “Mi considero un papà che deve trovare un modo per amare la propria figlia, in un modo astratto cercando di promovere una cultura del rispetto: non rispetto cavalleresco, dall’alto verso il basso. Rispetto significa vedere l’altra persona come uguale a noi, con la stessa libertà, non qualcuno da proteggere”.
“Penso sia doveroso parlare ai ragazzi, dobbiamo parlare soprattutto alle nuove generazioni, che sono forse più sensibili a questa tematica, hanno la possibilità di plasmare il loro futuro. Da loro ci aspettiamo tanto, sono molto positivo, il materiale è ottimo”.