Ormai è un’epidemia: c’è un quarto caso di scena muta all’orale di Maturità. Come riporta Il Corriere della Sera, tutto è avvenuto lo scorso 2 luglio, in una scuola privata a Firenze. Il presidente di Commissione ha scritto allo studente in questione.
Ecco il testo della lettera:
“Gentile studente che il 2 luglio 2025, dopo esserti seduto dinanzi alla nostra commissione, hai deciso di non sostenere la prova orale dell’esame di maturità, avendo già ottenuto tra credito e prove scritte la quota di 61/100, sentiamo il bisogno di dirti alcune parole”.
“Crescere, secondo noi, significa non andare avanti grazie alle ‘furbate’ – scrivono dalla commissione – perché la ‘furbata’ non è degna dei valori che abbiamo visto essere per te molto significativi, ovvero il valore della persona. Potresti dirci: ma insomma voi vivete a contatto con i giovani adolescenti e non siete in grado di capire che, se questi gesti non si fanno da giovani adolescenti, quando dovremmo farli? Possiamo risponderti: noi siamo individui che vivono il loro insegnamento con, speriamo, competenza, ma sicuramente con disponibilità umana. E per noi è fondamentale che i nostri studenti e studentesse siano innanzitutto cittadini consapevoli. Il tuo gesto non è il gesto di un giovane adolescente coerente e consapevole. E questo ci dispiace. Otterrai un diploma di maturità, ma a nostro avviso è assai importante che tu mediti sul valore di che cosa sia la maturità; è importante che tu mediti sul fatto che affermare e sostenere le proprie idee richieda spesso sacrifici e non sempre si può ottenere ciò che si vuole accontentandosi di fermarsi al primo risultato utile”.
“Il tuo percorso scolastico relativo al percorso della scuola superiore è stato costituito da una serie di anni in una scuola privata e l’ultimo anno in una scuola privata parificata. Se leggiamo ‘sistema’ da te citato come sistema economico sociale, chiaramente la tua dichiarazione appare assolutamente contraddittoria. Ti permetti di non affrontare la realtà di un colloquio, previsto dalla struttura scolastica, poiché, da individuo che economicamente se lo è potuto permettere, hai evitato un percorso nella scuola pubblica che per alcuni studenti e studentesse può risultare anche molto difficile”.
E ancora: “Se invece il problema è che non credi nella possibilità che un voto ti giudichi, non accettare il sistema significa non affrontare un percorso che si conclude con un diploma. Vuoi invece affrontare lo studio universitario e lì ogni esame, quando superato, prevede una valutazione”.
Solo oggi si è saputo che un altro studente ha deciso di fare scena muta all’orale di Maturità 2025. Il ragazzo, come riporta Ansa, è riuscito comunque a diplomarsi, con una votazione superiore di poco a sessanta, il minimo.
Tutto è avvenuto in un liceo classico e il protagonista è un diciottenne. Non si conosce al momento la ragione del gesto, se si tratta di una protesta in linea con le altre o meno.
Ad esprimersi è di recente il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, che è stato categorico: “Comportamenti di questo tipo non saranno più possibili. Se un ragazzo non si presenta all’orale, oppure volontariamente decide di non rispondere alle domande dei suoi docenti non perché non è preparato, cosa che può capitare, ma perché vuole ‘non collaborare’ e quindi ‘boicottare’ l’esame, dovrà ripetere l’anno”. A quanto pare ci sarà quindi una riforma della Maturità dal 2026.
Si era parlato di rischio di emulazione, e in effetti il caso dello studente di 19 anni che si è rifiutato di fare l’esame orale è stato ripetuto. A fare la stessa cosa, è stato il secondo caso, una studentessa, sempre in Veneto, in un liceo scientifico. Lo riporta Il Corriere della Sera.
“Ho fatto un discorso ai professori, me l’ero preparato a lungo. Ho provato a descrivere nel dettaglio quello che secondo me a scuola non funziona”, queste le sue parole. Ecco cosa ha fatto: “Sono entrata in aula, ho pescato la traccia. Poi ho aspettato che tutti i docenti della commissione si sedessero e ho iniziato il mio discorso. Ho provato a spiegare che, sebbene nella mia scuola la parte relativa alla preparazione sia stata ottima, ritengo che sia mancata totalmente l’attenzione alle persone. Il focus dei docenti è sempre stato sui voti. Io non ho mai avuto grossi problemi, ero una ragazza tranquilla, coi voti nella media. Ma non c’è mai stata la voglia di scoprire la ‘vera me’ da parte dei docenti”.
“Ci sono difficoltà umane che non sono state viste. Il primo anno, ad esempio, sono arrivata al liceo non conoscendo nessuno. Entravo in classe disorientata, da parte dei compagni ho avuto un’ottima accoglienza. Avevo però anche provato a parlarne con i professori, ma nessuno ha mai dimostrato interesse. I docenti non guardano come sta lo studente davvero. Sono solo interessati al voto e questo crea molta competitività. Non voglio dire che i professori debbano diventare amici degli studenti, ovvio. Però la pressione per le verifiche, l’ansia, sono all’ordine del giorno e a loro pare non interessare. Tutti gli studenti in qualche modo vogliono essere i primi della classe. E anche i professori ti spronano in questa direzione”, ha aggiunto.
Ecco il contesto in cui ha vissuto la ragazza: “I miei genitori sono sempre stati tranquilli sia con i voti buoni che con le insufficienze. Mi hanno sempre detto ‘non importa, recupererai’. Credo però che in generale la maggior parte della pressione venga dalla scuola. Ne parlavamo spesso nelle assemblee di classe. Con qualche docente siamo anche riusciti a confrontarci, con altri no. Alcuni hanno provato a cambiare, senza riuscirci”.