In effetti, non è una novità del 2025: già l’anno scorso tre studentesse di un liceo di Venezia si sono rifiutate di svolgere l’esame orale di Maturità, in quel caso per protesta contro i voti conseguiti nella prova di greco. Una di loro, che ora studia alla Miami University, ha commentato la scelta dei due studenti, sempre veneti, che quest’anno hanno scelto di fare lo stesso, a Il Corriere della Sera.
“Il tema centrale è lo stesso: il voto, tanto più quello di maturità che non ci rappresenta. Penso che le proteste di quest’anno siano molto legate a quella che ho fatto io, anche se nate per ragioni diverse”, ha esordito. “Al liceo impariamo le cose a memoria, la scuola non ci dà la possibilità di esprimere il pensiero critico. La maturità poi non ha alcun senso, si studia e si prendono voti per 5 anni. Alla fine i voti dei primi due anni non vengono nemmeno considerati e quelli degli ultimi tre pesano poco. Se uno studente sostiene una prova di maturità molto al di sotto delle sue aspettative esce con una valutazione pessima, anche se è stato bravo per tutto il corso della scuola. Dovrebbe esserci una percentuale più alta di voto di uscita legato agli anni di studio precedenti e una maggiore attenzione alla vera maturità che invece non c’è”.
Ecco la sua opinione: “L’obiettivo della scuola dovrebbe essere quello di portare gli studenti a formulare dei pensieri critici e non a imparare le date delle guerre a memoria. All’orale gli studenti ricevono un documento e il loro compito è solo quello di collegare più materie possibili, esponendo le cose che conoscono di ogni disciplina. Non c’è spazio ad alcuna riflessione sull’attualità. Se rispettare le regole vuol dire sottomettersi a un sistema ingiusto, rifiutarsi di fare l’orale è un modo per dimostrare di avere libertà pagandone le conseguenze”.
“Il mondo in cui viviamo è sempre più competitivo, anche nel lavoro. Aumentare la competitività a scuola non è la strada giusta per reagire. L’ambiente in classe diventa teso. E se lo dico io che sono molto competitiva, figuriamoci. Alle superiori ero piuttosto forte come atleta ma funzionava ugualmente. Le cose andavano così: chiedevo il voto ai miei compagni, se nella verifica avevo preso meno di qualcuno solitamente al mio livello ne soffrivo. A volte anche per giorni. Il primo anno di fronte a un’insufficienza piangevo disperata. Poi sono cresciuta. In quinta ne ho prese e ci ho riso su, perché capita. Accettare le prove sbagliate fa parte della crescita. Certo, un ambiente in cui si vivono 36 ore a settimana, in cui vieni bollato solo per i voti che prendi, diventa pesante. Chi va male è considerato in modo negativo in tutto. E questo perché gli studenti in classe vengono considerati solo per i loro voti. Non c’è nessun hobby, passione che tenga. Per l’amor del cielo, non è che voglio essere considerata come un’atleta mentre sono a scuola, ma ci vorrebbe una visione più ampia”.
La giovane ha raccontato un aneddoto: “Ad esempio un giorno dopo una gara in Sardegna avevo un’interrogazione programmata. Non ero preparata come al solito, ma l’ho fatta ugualmente per non creare problemi ai miei compagni. Ho preso 7 in greco. E la professoressa mi ha detto: ‘Io mi aspetto molto di più da te’. Ci sono rimasta male. Avevo fatto il possibile, tenendo conto della gara. Se prendi un brutto voto la scuola tende a screditarti. I genitori stessi poi pressano molto i figli. Tanti genitori mandano a ripetizioni i figli col 7 per avere il 9. Anche i miei genitori hanno sempre preteso l’eccellenza da me. Così però impari che se sei bravo a scuola hai valore altrimenti no. E naturalmente non è vero. In tutto questo incide la vita che hanno oggi i ragazzi ridotta praticamente a zero”.
“Pochissimi fanno sport, pochissimi fanno musica, quasi nessuno è impegnato in politica. Stanno tutti dietro ai social, postano foto modificate, non vere, che raccontano una vita più piena e più bella di quella che hanno realmente. E di fatto la loro vita reale gira solo attorno alla scuola. E solo da lì ricevono conferme del loro valore umano. Se una persona ha voti nella media, ma è un violinista dotato si sentirà rappresentato da questo. Lo stesso vale con lo sport e le altre passioni. I ragazzi di oggi hanno solo la scuola per ‘definirsi’. La scuola e i social media. Ma nei social media fanno tutti le stesse cose, con le stesse declinazioni. Vanno alle feste, vanno in spiaggia. Ma quando si chiedono ‘io chi sono?’ davanti allo specchio quello che li definisce come persone alla fine è solo la scuola”.
“I ragazzi oggi non accettano il fallimento, lo confermo pienamente. Se non sono definito umanamente anche da ‘altro’ accettare un voto basso non significa più accettare solo il fatto che posso fallire in una prova scolastica ma accettare di non avere un valore alto come pensavo proprio come persona. E perfino io, che avevo lo sport e andavo bene a scuola, sentivo questa cosa. Pensavo che il mio valore umano dipendesse solo dai voti. Capire che non è così, che il voto non rappresenta te come persona è la vera maturità. Per questo accolgo positivamente questo tipo di proteste. Quello che questi ragazzi stanno cercando di dire è proprio questo”.
Ecco altre sue dichiarazioni rilasciate a Il Mattino di Padova: “I crediti devono partire dal primo anno, non dal terzo, altrimenti uno studente al biennio può non impegnarsi. Il valore del 40% dei crediti è troppo poco, va aumentato. L’orale dovrebbe essere una discussione soprattutto sull’attualità, sui grandi temi, sulla vita. Lo studente dovrebbe dimostrare di avere un pensiero critico, non solo di saper recitare a memoria una poesia di Leopardi, per quanto importante possa essere conoscerla. Così si valuta la maturità di una persona. Il liceo è scollegato con la vita reale. Solo grazie ai miei genitori ho imparato come si compila un 730, non sapevo come si gestisce la voltura dei contatori, che cos’è l’Iva. D’accordo, un liceo non è un istituto tecnico, ma la materia di Educazione civica dovrebbe servire anche a questo, non solo a parlare per l’ennesima volta di discriminazione razziale, anche se è giusto parlarne. Usciamo dalla maturità maggiorenni. Nessuno a scuola ci insegna ad essere indipendenti. Una follia”.