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17.04.2026

Schettini e i teachtokers, Castellana (Gilda): “Non sono contrario, ma il docente non deve essere amico degli studenti”

Dall’inizio di quest’anno si discute molto della figura dei cosiddetti teachtokers, coloro che svolgono, accanto alla loro professione da insegnante, quella di influencer o content creator. Se ne parla da quando il docente e content creator Vincenzo Schettini ha pronunciato alcune dichiarazioni che hanno sollevato un polverone.

La polemica

“L’insegnamento cambierà molto. La scuola si fruirà anche online, fuori dalle quattro mura, molti insegnanti andranno in part-time e proporranno contenuti online, anche a pagamento. Perché un buon prodotto deve essere in vendita in un supermercato e perché la buona cultura no? Dobbiamo uscire dal cliché che la cultura debba essere sempre gratuita. Se un metodo è buono, è giusto che diventi un prodotto accessibile. Io stesso ho acquistato corsi di inglese online perché ho riconosciuto il valore del metodo”, ha aggiunto. 

Schettini ha anche detto di “costringere” gli studenti a guardare le sue live, promettendo voti alti a chi partecipava.

In molti hanno criticato i “teachtokers“: è giusto fare “divulgazione” sui social e mostrare la propria attività online oppure si supera un limite? Ancora si tratta di una situazione “non normata”: non esiste una legge che regola questo tipo di attività alternativa. Alcuni sindacalisti hanno detto la propria a Panorama.

Le opinioni

“Per le attività di teachtoker o influencer si tratta di verificare se e quanto si configurino come commerciali o imprenditoriali (che non sarebbero consentite), se rientrino invece nella sfera delle libere professioni, o, infine, se siano assimilabili alle mansioni di divulgazione scientifica e culturale”, spiega Ivana Barbacci di Cisl Scuola. “Se è lecito scrivere un libro di fisica e prenderne i proventi, difficile ritenere illecito parlare di fisica in un video su YouTube”, aggiunge la segretaria, la quale – tuttavia – non esclude il “rischio che una presenza molto caratterizzata sui social accentui un profilo ‘individualista’ della professione”.

“In linea di massima non sono contrario. Queste attività avvengono da sempre. Il docente non deve essere ‘l’amico’ dello studente e deve avere un ruolo educativo ben preciso. Purtroppo la presenza ‘informale’ se non pone dei paletti, potrebbe portare a una confusione dei ruoli che causerebbe un indebolimento maggiore della figura degli insegnanti, che non sono ‘intrattenitori’ o ‘animatori da villaggio turistico’, ma che spesso hanno un ruolo scomodo e complicato, che deve mirare alla crescita culturale e sociale dei singoli studenti”, queste le parole di Vito Carlo Castellana, Gilda degli Insegnanti.

“La questione non è lo strumento in sé, ma il suo utilizzo didattico. Le tecnologie possono essere utili se gestite dal professore come strumenti di apprendimento. Diverso è l’uso non finalizzato alla didattica. Serve equilibrio, evitare abusi ma anche non demonizzare la tecnologia quando è funzionale all’insegnamento”, argomenta Giuseppe D’Aprile, di Uil Scuola, sottolineando comunque l’importanza di tutelare la privacy degli alunni: “La scuola è un luogo di formazione e protezione dei minori, questo principio deve restare centrale”.

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