Cosa assegnare ai propri alunni come compiti per le vacanze? Il docente e content creator Vincenzo Schettini ha la risposta pronta: lo ha rivelato postando, sui canali social de La Fisica Che Ci Piace, uno screenshot direttamente dal registro elettronico della sua classe.
Nel corso della sua ultima lezione, così come testimoniato dall’immagine, il docente di fisica ha parlato con i suoi alunni in merito alle attività da fare durante la pausa estiva. Ecco i compiti per le vacanze che ha assegnato: dare una mano in famiglia, fare sport e dedicarsi a parlare con gli altri.
Tre suggerimenti, più che compiti assegnati, che mirano a far crescere gli alunni anche dal punto di vista emotivo.
Lo psicologo Giuseppe Lavenia ha detto la sua a La Repubblica. L’esperto crede che si tratti di un meccanismo antiquato. “Aboliamo i compiti delle vacanze. Non perché studiare faccia male, ma perché la scuola deve cambiare”, queste le sue parole.
Ecco uno stralcio del suo intervento: “Dal mio punto di vista i compiti delle vacanze, almeno per come li conosciamo oggi, andrebbero aboliti. Non perché studiare faccia male. Non perché la conoscenza non sia importante. Ma perché continuare ad assegnare decine di pagine da completare, esercizi da svolgere e capitoli da ripassare significa difendere un modello educativo che rischia di essere sempre più distante dalla realtà che i nostri ragazzi vivono.
Per anni abbiamo pensato che ripetere significasse imparare. Oggi sappiamo che non è così semplice. Sappiamo che la motivazione, l’esperienza, la curiosità e il coinvolgimento emotivo hanno un ruolo fondamentale nell’apprendimento. Eppure continuiamo a proporre attività che spesso vengono percepite dagli studenti come un obbligo da smarcare prima possibile. Nel frattempo è cambiato il mondo.
L’intelligenza artificiale è entrata nelle case, negli smartphone e nelle abitudini quotidiane degli studenti. Molti compiti vengono svolti con l’aiuto di strumenti come ChatGPT. Altri finiscono sulle scrivanie dei genitori, che tra suggerimenti, correzioni e interventi più o meno espliciti si ritrovano a fare una parte del lavoro. In molte famiglie il vero interrogativo non è se i ragazzi stiano imparando, ma chi stia realmente facendo quei compiti.
E allora la questione diventa inevitabile. Perché continuiamo ad assegnare attività che una macchina può svolgere in pochi secondi? Perché continuiamo a misurare competenze che possono essere facilmente delegate a un algoritmo o a un adulto? Forse perché stiamo ancora utilizzando strumenti pensati per una scuola che non esiste più. La vera sfida educativa non è competere con l’intelligenza artificiale. Quella partita è già persa. La vera sfida è sviluppare ciò che nessuna macchina può sostituire: il pensiero critico, l’empatia, la capacità di affrontare le difficoltà, la creatività, il senso di responsabilità, la costruzione della propria identità.
Anche quest’anno il pediatra Italo Farnetani conduce la sua battaglia contro i compiti: “No ai compiti delle vacanze. Salvate l’estate degli studenti”, questo il suo appello su Adnkronos Salute. Laddove venissero richiesti, l’invito ai genitori è a sposare una sorta di “disobbedienza civile”: semplicemente, “non far svolgere agli alunni i compiti delle vacanze e motivare la scelta con una loro giustificazione firmata da trasmettere alla scuola”.
“Ogni anno, con l’arrivo dell’estate, si riaccende il dibattito sui compiti delle vacanze. Da 25 anni continuo a ripetere, con un numero sempre maggiore di sostenitori, che le vacanze sono cruciali per lo sviluppo e la crescita di bambini e ragazzi, perciò rappresentano un diritto. L’estate non è un prolungamento dell’anno scolastico. E – assicura Farnetani – i compiti estivi non solo non migliorano l’apprendimento, ma rischiano di compromettere il benessere psicofisico dei bambini e degli adolescenti”.
In altre parole, per l’esperto “le vacanze sono proprio una necessità psicobiologica”. “Le alte temperature, la fisiologica stanchezza accumulata dopo mesi di attività scolastica e la naturale esigenza di recupero rendono l’estate un periodo in cui la mente dei bambini non è predisposta allo studio strutturato – avverte – La concentrazione diminuisce, il rendimento cala, e ciò che dovrebbe essere un momento di crescita si trasforma in un adempimento formale, spesso vissuto con frustrazione. La scuola è un elemento essenziale per bambini e adolescenti, lo dimostrano i disturbi psicologici provocati dalla sua privazione, come avvenne al tempo del Covid”
“Ma la scuola fa bene nelle dosi giuste e al momento giusto, un po’ come le medicine. Studiare è fondamentale – puntualizza l’esperto – ma imparare comporta comunque fatica, perciò si tratta di uno stress da cui gli alunni possono recuperare facendo altro per alcuni mesi”.