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13.06.2026

Punta una pistola al prof in classe, nessuna denuncia. Pacifico (Anief) non è d’accordo: no a docenti fenomeni da baraccone

Oggi siamo venuti a conoscenza di un brutto episodio verificatosi in una scuola del modenese: uno studente di un istituto professionale, lo scorso 21 maggio, avrebbe minacciato il proprio docente con una pistola, poi rivelatasi a pallini, puntandogliela contro e urlandogli: “Dammi le sigarette o sparo“.

Stanno emergendo nuovi dettagli sull’accaduto. Come riporta Il Giornale l’istituto scolastico ha fatto sapere che il ragazzo è stato allontanato da scuola. “Aveva già ricevuto due provvedimenti di sospensione di dieci giorni e aveva anche superato il limite massimo di assenze”, ha detto il dirigente scolastico. “È stato invitato a non presentarsi più a scuola e a non frequentare più questo istituto, cosa che poi è avvenuta nei giorni successivi. Quello che traspare – ha aggiunto il preside parlando dell’episodio che ha visto coinvolti anche altri ragazzi – è la loro sottovalutazione completa dei rischi del fatto e la loro inconsapevolezza: è disarmante”.

Giusto denunciare anche le “bravate”?

“Questa scuola non è un Bronx”, ha chiarito il dirigente scolastico a Il Resto del Carlino. Al momento non risulterebbe nessuna denuncia. Su questo punto c’è chi dissente. “Sulla violenza contro i docenti siamo arrivati al fondo: puntare un’arma a un docente è reato, lo studente che lo ha fatto a Modena va denunciato insieme ai compagni conniventi alle autorità competenti”: lo dichiara Marcello Pacifico presidente nazionale Anief.

“In certi casi, il docente e il dirigente scolastico devono sporgere denuncia alle autorità competenti e non limitarsi a una nota nel registro di classe quando avvengono episodi di una tale gravità. E il docente lo deve fare perché è in primo luogo un educatore e non deve, per buonismo, passare per vittima sacrificale o per goliardia, fenomeno da baraccone da denigrare. Il dirigente è il responsabile della comunità educante e non può ignorare quanto avvenuto nella sua scuola, trasformata in un set cinematografico per i social. Le leggi vanno spiegate e rispettate: se gli eventuali reati saranno accertati, le pene dovranno essere comminate”, conclude il sindacalista.

La UIL Scuola di Modena esprime profonda preoccupazione per il grave episodio. “Non siamo più di fronte a episodi isolati”, dichiara Dario Catapano, responsabile territoriale della UIL Scuola di Modena. “Come docente ritengo che sia necessario parlare apertamente di una vera e propria emergenza educativa».

“La scuola deve continuare a svolgere pienamente il proprio ruolo educativo”, prosegue Catapano, “ma deve essere messa nelle condizioni di farlo. Non possiamo limitarci alla condanna del singolo gesto o al solo provvedimento disciplinare. È necessario costruire percorsi seri, continuativi e condivisi che aiutino a prevenire e contrastare questi fenomeni”.

Secondo la UIL Scuola di Modena alcuni di questi comportamenti sembrano assumere i caratteri di veri e propri atti di emulazione. La frequente registrazione e diffusione delle azioni attraverso video dimostra come, in molti casi, non si ricerchi soltanto la sopraffazione della vittima, ma anche l’approvazione del gruppo, la visibilità e la possibilità di raggiungere il pubblico dei social attraverso gesti sempre più estremi.

“Solo uno scherzo”

Come riportano Ansa e La Gazzetta di Modena, il docente alla cattedra è stato preso alle spalle da un gruppo di studenti, uno dei quali gli avrebbe puntato l’arma alla tempia. La pistola a pallini era una riproduzione fedele di un’arma vera e l’episodio sarebbe stato ripreso con un video.

Il professore, pietrificato da una minaccia del genere non ha potuto fare altro che consegnare il pacchetto di sigarette all’alunno. Il gruppetto si è quindi allontanato con le sigarette, ironizzando sul fatto che in fin dei conti si era trattato solo di uno scherzo, a loro avviso.

Il professore ha formalizzato la segnalazione con una nota sul registro di classe e informato il dirigente scolastico. La scuola mantiene il riserbo sui provvedimenti disciplinari. Della scuola in questione si era già parlato, perché vi era avvenuto un “incontro di boxe” durante la ricreazione, che aveva portato il consiglio d’istituto a escludere dagli scrutini di fine anno gli studenti protagonisti.

Fine della scuola tra aggressioni e violenze

Gli ultimi giorni di scuola sono stati costellati da molti episodi di violenza sui docentiquello del parco di Parma vicino la scuola il 21 maggio, il tentativo di accoltellamento da parte di un 11enne ai danni di un prof il 29 maggio in diretta telegram, nel trapanese, e laggressione di gruppo ai danni di un professore il 27 maggio in Abruzzo.

A dire la sua è stato il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, ospite della trasmissione Porta a Porta: “I casi sono diversi. Il ragazzo pare fosse stato indotto dai social, frequentava siti pericolosi. Insisto sul divieto dei social ai minori di quindici anni. C’è stata una diminuzione dei casi di aggressioni ai docenti. Abbiamo messo in campo educare al rispetto, all’empatia. Abbiamo attivato corsi per gli insegnanti per saper porsi bene agli studenti. Abbiamo attivato il supporto psicologico per gli studenti, è stato un grosso successo con un numero impressionante di adesioni”.

“C’è però la crisi dell’autorità, in questi anni si sta manifestando in tutta la sua crudezza. Non bisogna avere paura di sanzionare, è educativo sanzionare. Abbiamo bisogno delle famiglie. Se un ragazzo porta in classe due coltelli probabilmente le famiglie devono essere responsabilizzate. Bisogna convincere le famiglie a staccare i figli dal cellulare”.

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