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Aggiornato il 16.03.2026
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Schettini: “Mi chiedo come mai nessuno studente o genitore si sia lamentato di persona, quando ero sconosciuto”

Il docente e content creator Vincenzo Schettini, di recente al centro di una polemica per le sue affermazioni in merito alla sua attività di divulgatore sul web e le conseguenze sul suo modo di fare didattica in classe, ha cominciato da poco il suo terzo tour teatrale.

Il docente di fisica ha rilasciato una intervista a Il Corriere della Sera, in cui ha commentato la bufera di cui è stato protagonista. “Avevo capito che gli studenti facevano un uso bulimico di video e mi sono detto ‘Devi produrre qualcosa che li stacchi da videogiochi e clip inutili. Da lì è nata l’idea di incrociare social e studio, di lanciare una rivoluzione’.

Schettini ha aggiunto: “Mi chiedo come mai nessuno studente o genitore si sia lamentato di persona, quando ero sconosciuto. Ora sento dichiarazioni anonime di ex studenti a cui chiedevo di mettere like e seguire le mie lezioni anche online… ammettiamo che sia vero: io avevo al massimo 50 studenti, quindi stiamo parlando di 50 like. Non credo bastino a decretare il successo social”.

Ecco le parole del docente in merito alla sua ospitata a Sanremo: “Ho messo in guardia dai pericoli che corrono sul cellulare, nonostante sia un mezzo del mio successo. Non è ipocrisia, è onestà. Con un clic sugli smartphone i ragazzi accedono a psicofarmaci, alcol, droghe. I genitori devono saperlo. Sul web ho trovato il successo ma non per questo devo santificarlo”.

Le dichiarazioni incriminate

Schettini ha detto di “costringere” gli studenti a guardare le sue live, promettendo voti alti a chi partecipava.

Poi, venerdì 27 febbraio, l’ospitata al Festival di Sanremo, prima annullata e poi confermata, per parlare di dipendenze giovanili. Il docente, ieri, 1° marzo, ha poi partecipato ad una puntata dello show di Italia 1 Le Iene per rispondere alle critiche che ha ricevuto.

Ecco cosa ha detto sui ragazzi “costretti” a seguire le dirette: “Erano compiti a casa, ma non c’era nessuna forma di costrizione. Era un modo per dire ‘fate i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento. Mi sono innamorato di una creator americana e nel frattempo mi sono accorto che i ragazzi stavano in Rete”.

“Un video, per andare virale, ha bisogno di decine di migliaia di interazioni. Ma questo io lo so oggi, in quel momento stavo sperimentando. Voti in più a chi guardava i video? Vero, il premio era voluto affinché loro studiassero. Era fare un doposcuola ai miei ragazzi senza chiedere una lira. Che c’è di sbagliato? I genitori mi dicevano che guardavano anche loro la live”, ha aggiunto.

“In quegli anni o non monetizzavo o monetizzavo una cifra ridicola. Dicevo ai ragazzi: ‘vedete questo mio modo di raccontare la fisica? State imparando che un giorno la cultura si racconterà così’. Un docente a scuola non è un docente di materia, è un prof che deve anche farti venire il desiderio di dire: e se un giorno divento anche io un content creator di contenuti di cultura?”.

Botta e risposta

Secondo il programma Le Iene dal 2016 al 2025 non risultano irregolarità: “Erano le assenze che sono previste dal contratto”. Era rappresentante Apple? “No, ero ADE, Apple Distinguished Educator. Non ero pagato”.

Perché sono scomparsi, di recente, centinaia di video dal suo canale YouTube? “Mi sono fatto prendere dal panico. Ho pensato potesse essere un modo per spegnere una parte della polemica. Sono stato ingenuo, dovevo capire che qualcuno se ne sarebbe accorto. Che sofferenza togliere quei video, sono i più belli della mia didattica. Li ripubblicherò, mi raccomando gustatevi queste lezioni e mettete like”, ha risposto ironicamente.

“Sono diventato famoso con i miei studenti, non a spese loro. Hanno vissuto insieme a me questa rivoluzione. Il mio metodo didattico funziona, dati alla mano”, ha concluso Schettini.

Visualizzazioni in cambio di voti più alti

Le dichiarazioni hanno generato reazioni contrastanti. A queste si sono aggiunte ulteriori discussioni legate a un passaggio dell’intervista in cui il docente, con tono definito da lui stesso ironico, ha parlato di studenti “costretti” a seguire le sue lezioni online. Alcune testimonianze anonime di ex studenti, rilanciate sui social e dai media, hanno sollevato dubbi sui metodi di insegnamento e di valutazione, ipotizzando pressioni per ottenere visualizzazioni dei video in cambio di voti più alti.

La replica

Schettini ha replicato alle accuse con delle dichiarazioni all’Ansa, affermando di essere stato frainteso e precisando di non aver mai obbligato gli studenti a seguire le sue dirette. Ha spiegato che il termine “costringevo” sarebbe stato utilizzato in senso ironico e ha sottolineato che, nel corso degli anni, non sarebbero pervenute segnalazioni formali nei suoi confronti da parte di famiglie o istituzioni scolastiche. Anche nei giorni successivi alla diffusione delle polemiche, non risultano avviati procedimenti disciplinari da parte dell’istituto di appartenenza o dell’Ufficio Scolastico.

Il parere dell’avvocato Caudullo

Ma questo comportamento è stato davvero illecito, o almeno sanzionabile? Lo abbiamo chiesto al nostro esperto di normativa scolastica, l’avvocato Dino Caudullo.

L’avvocato ha dichiarato: “A mio parere i comportamenti che sono stati contestati al professore Schettini non sono censurabili né dal punto di vista penale né dal punto di vista disciplinare. In particolare l’attività che ha offerto ai suoi alunni può considerarsi un’attività integrativa alla normale attività didattica, un supporto alla didattica addirittura offerto fuori dal normale orario delle lezioni, quindi è un’integrazione alle lezioni svolte in classe che semmai può avere avvantaggiato i ragazzi negli approfondimenti che ha offerto lo stesso Schettini. Quindi ritengo che nell’ambito della libertà didattica di ogni insegnante non possa essere contestato alcun che al professor Schettini“.

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