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16.03.2026

Schettini e gli alunni “costretti” a guardare video: necessaria una Carta per l’etica della divulgazione online?

Dopo la bufera che si è scatenata attorno alla figura del docente e content creator Vincenzo Schettini, c’è chi sta riflettendo sul futuro della scuola in tempi di divulgazione sul web. Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani ha lanciato una proposta.

La proposta

Il Cnddu ritiene che il dibattito debba essere affrontato con uno sguardo più ampio e responsabile rispetto alla semplice dimensione polemica che spesso caratterizza la discussione mediatica. “Questa vicenda non può essere letta esclusivamente come una contrapposizione tra difesa della libertà d’insegnamento e critica ai metodi utilizzati da un singolo docente. Essa, piuttosto, rappresenta il segnale di una trasformazione più profonda che riguarda il modo in cui la scuola si colloca all’interno di un ecosistema comunicativo radicalmente mutato, nel quale la conoscenza, la divulgazione culturale e la formazione dei giovani si intrecciano sempre più frequentemente con le dinamiche della rete e con i linguaggi propri delle piattaforme digitali”, hanno scritto in un comunicato.

Negli ultimi anni il mondo dell’istruzione ha dovuto confrontarsi con una generazione di studenti cresciuta in ambienti informativi dominati dalla velocità, dall’immediatezza e dalla continua esposizione a contenuti audiovisivi. In questo contesto numerosi docenti hanno scelto di sperimentare nuove modalità di comunicazione della cultura e della scienza, cercando di intercettare l’attenzione degli studenti attraverso strumenti e linguaggi più vicini alla loro esperienza quotidiana. Tale tensione verso l’innovazione non deve essere interpretata come una deviazione rispetto alla tradizione educativa, ma come il tentativo di mantenere viva la funzione culturale della scuola in una società profondamente trasformata.

Allo stesso tempo, proprio perché la scuola non è uno spazio comunicativo neutro ma un’istituzione fondata su principi educativi, giuridici e democratici, ogni sperimentazione didattica deve essere accompagnata da una particolare attenzione alla dimensione etica della relazione educativa. Il rapporto tra docente e studente si basa su un equilibrio delicato, nel quale l’autorevolezza dell’insegnante e la libertà di apprendimento degli studenti devono convivere senza che si creino ambiguità o possibili percezioni di pressione, anche indiretta, nelle modalità di partecipazione alle attività formative.

La discussione generata dalle dichiarazioni del professor Schettini, relative alla partecipazione degli studenti alle sue attività online e alla possibilità di riconoscimenti valutativi collegati alla fruizione di tali contenuti, dimostra quanto sia sottile il confine tra innovazione didattica e possibili fraintendimenti sul piano educativo. Anche quando non emergono profili di irregolarità disciplinare o giuridica, come evidenziato da alcuni esperti di normativa scolastica, resta comunque centrale una riflessione sul significato pedagogico delle pratiche adottate e sul modo in cui esse vengono percepite all’interno della comunità scolastica.

Il tema che emerge da questa vicenda, infatti, non riguarda soltanto il caso specifico, ma un fenomeno più ampio che sta progressivamente trasformando la figura del docente. Sempre più insegnanti, infatti, assumono anche il ruolo di divulgatori pubblici, autori di contenuti digitali, protagonisti di iniziative editoriali o mediatiche che contribuiscono a diffondere la cultura al di fuori dei confini tradizionali della scuola. Tuttavia questa crescente visibilità pubblica comporta anche nuove responsabilità. Quando la dimensione mediatica si intreccia con l’attività didattica, diventa fondamentale preservare la neutralità dello spazio educativo e garantire che gli studenti non vengano mai coinvolti, neppure indirettamente, in dinamiche tipiche dell’ecosistema digitale, come la ricerca di interazioni, visibilità o consenso pubblico.

Per questa ragione il CNDDU ritiene che la discussione emersa in questi giorni debba trasformarsi in un’opportunità per avviare una riflessione nazionale più ampia sul rapporto tra scuola e comunicazione digitale. In questa prospettiva appare sempre più necessario avviare un percorso condiviso che porti all’elaborazione di una Carta nazionale per l’etica della didattica digitale e della divulgazione educativa online. Un documento di indirizzo che non abbia carattere restrittivo, ma che possa offrire ai docenti un quadro di riferimento chiaro quando l’attività educativa si estende negli spazi della comunicazione pubblica e delle piattaforme digitali”.

Le dichiarazioni incriminate

Schettini ha detto di “costringere” gli studenti a guardare le sue live, promettendo voti alti a chi partecipava.

Poi, venerdì 27 febbraio, l’ospitata al Festival di Sanremo, prima annullata e poi confermata, per parlare di dipendenze giovanili. Il docente, ieri, 1° marzo, ha poi partecipato ad una puntata dello show di Italia 1 Le Iene per rispondere alle critiche che ha ricevuto.

Ecco cosa ha detto sui ragazzi “costretti” a seguire le dirette: “Erano compiti a casa, ma non c’era nessuna forma di costrizione. Era un modo per dire ‘fate i compiti’. Esiste la libertà di insegnamento. Mi sono innamorato di una creator americana e nel frattempo mi sono accorto che i ragazzi stavano in Rete”.

“Un video, per andare virale, ha bisogno di decine di migliaia di interazioni. Ma questo io lo so oggi, in quel momento stavo sperimentando. Voti in più a chi guardava i video? Vero, il premio era voluto affinché loro studiassero. Era fare un doposcuola ai miei ragazzi senza chiedere una lira. Che c’è di sbagliato? I genitori mi dicevano che guardavano anche loro la live”, ha aggiunto.

“In quegli anni o non monetizzavo o monetizzavo una cifra ridicola. Dicevo ai ragazzi: ‘vedete questo mio modo di raccontare la fisica? State imparando che un giorno la cultura si racconterà così’. Un docente a scuola non è un docente di materia, è un prof che deve anche farti venire il desiderio di dire: e se un giorno divento anche io un content creator di contenuti di cultura?”.

Botta e risposta

Secondo il programma Le Iene dal 2016 al 2025 non risultano irregolarità: “Erano le assenze che sono previste dal contratto”. Era rappresentante Apple? “No, ero ADE, Apple Distinguished Educator. Non ero pagato”.

Perché sono scomparsi, di recente, centinaia di video dal suo canale YouTube? “Mi sono fatto prendere dal panico. Ho pensato potesse essere un modo per spegnere una parte della polemica. Sono stato ingenuo, dovevo capire che qualcuno se ne sarebbe accorto. Che sofferenza togliere quei video, sono i più belli della mia didattica. Li ripubblicherò, mi raccomando gustatevi queste lezioni e mettete like”, ha risposto ironicamente.

“Sono diventato famoso con i miei studenti, non a spese loro. Hanno vissuto insieme a me questa rivoluzione. Il mio metodo didattico funziona, dati alla mano”, ha concluso Schettini.

Visualizzazioni in cambio di voti più alti

Le dichiarazioni hanno generato reazioni contrastanti. A queste si sono aggiunte ulteriori discussioni legate a un passaggio dell’intervista in cui il docente, con tono definito da lui stesso ironico, ha parlato di studenti “costretti” a seguire le sue lezioni online. Alcune testimonianze anonime di ex studenti, rilanciate sui social e dai media, hanno sollevato dubbi sui metodi di insegnamento e di valutazione, ipotizzando pressioni per ottenere visualizzazioni dei video in cambio di voti più alti.

La replica

Schettini ha replicato alle accuse con delle dichiarazioni all’Ansa, affermando di essere stato frainteso e precisando di non aver mai obbligato gli studenti a seguire le sue dirette. Ha spiegato che il termine “costringevo” sarebbe stato utilizzato in senso ironico e ha sottolineato che, nel corso degli anni, non sarebbero pervenute segnalazioni formali nei suoi confronti da parte di famiglie o istituzioni scolastiche. Anche nei giorni successivi alla diffusione delle polemiche, non risultano avviati procedimenti disciplinari da parte dell’istituto di appartenenza o dell’Ufficio Scolastico.

Il parere dell’avvocato Caudullo

Ma questo comportamento è stato davvero illecito, o almeno sanzionabile? Lo abbiamo chiesto al nostro esperto di normativa scolastica, l’avvocato Dino Caudullo.

L’avvocato ha dichiarato: “A mio parere i comportamenti che sono stati contestati al professore Schettini non sono censurabili né dal punto di vista penale né dal punto di vista disciplinare. In particolare l’attività che ha offerto ai suoi alunni può considerarsi un’attività integrativa alla normale attività didattica, un supporto alla didattica addirittura offerto fuori dal normale orario delle lezioni, quindi è un’integrazione alle lezioni svolte in classe che semmai può avere avvantaggiato i ragazzi negli approfondimenti che ha offerto lo stesso Schettini. Quindi ritengo che nell’ambito della libertà didattica di ogni insegnante non possa essere contestato alcun che al professor Schettini“.

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