Riceviamo e pubblichiamo risposta all’articolo Fondo d’istituto, la suddivisione spetta alla contrattazione con le RSU: il ds non è un monarca del docente Nicolò Pettinato.
Chiarimento sulla sentenza del Tribunale di Caltagirone. In questi giorni sono circolate su alcuni post e articoli ricostruzioni non del tutto precise di quanto deciso dal Tribunale. Con questo intervento intendo fornire, a titolo personale, un chiarimento sui fatti essenziali — senza aggiungere altro oltre a quanto qui riportato. Il Tribunale ha esaminato tutte le accuse presentate dai sindacati contro la scuola. Ecco cosa è stato deciso, detto in modo semplice:
Accuse respinte dal giudice:
1-Il diniego dei locali per l’assemblea sindacale del 16 marzo — respinto, motivi di sicurezza ritenuti fondati.
2-La gestione e rendicontazione dei fondi dell’anno precedente (MOF 2024/2025) — respinta, nessuna irregolarità riscontrata.
3-Le presunte scorrettezze nelle convocazioni e nei verbali degli incontri — respinte.
4-L’idea che non essersi trovati d’accordo con i sindacati fosse di per sé una colpa della scuola — respinta esplicitamente: il giudice ha chiarito che non raggiungere un accordo è normale nella trattativa.
5-Il rifiuto di fornire elenchi nominativi dei lavoratori — confermato legittimo, proprio per tutelare la privacy del personale.
6-Altri documenti prodotti dai ricorrenti nel corso del procedimento non sono stati nemmeno tenuti in considerazione dal giudice, ritenuti non pertinenti alla decisione.
Va precisato cosa significhi, in questo caso specifico, la parola “antisindacale”. Non si tratta di un torto arrecato ai lavoratori né di un’azione contro le persone o contro i sindacati in quanto tali. Il rilievo riguarda esclusivamente il fatto che i criteri di riparto di una parte dei fondi, come si dirà di seguito, per il giudice, non erano scritti in modo sufficientemente dettagliato da permettere ai rappresentanti sindacali di averne contezza. È un rilievo sulla possibilità dei sindacati di esercitare il proprio ruolo di controllo — non un’accusa di scorrettezza verso lavoratori o sindacati. L’unico punto da correggere secondo il giudice riguarda una parte dei criteri per assegnare i fondi ai progetti dei docenti (Prospetto B) era scritta in modo troppo generico (“distribuiti equamente”), invece di specificare chiaramente numero di docenti coinvolti, progetti e importi. Questo va integrato, e la scuola lo sta già iniziando a fare insieme ai sindacati.
Come previsto dal contratto nazionale, se non si dovesse raggiungere un’intesa condivisa, la scuola può comunque procedere con un proprio atto, dopo un adeguato periodo di confronto — proprio per garantire che i compensi ai lavoratori non restino bloccati. Per dare un’idea delle proporzioni: su un organico di circa 140 docenti e un fondo FIS/MOF complessivo di oltre 80.000 euro, il punto riguarda una parte limitata di una sola voce di spesa di quasi 17.000 (di cui solo 6.000 / 7.000 euro dovrebbero essere effettivamente impiegati), relativa — per quanto risulta informalmente, in attesa dei dati definitivi della contrattazione — a circa 10/15 docenti per l’appunto 6.000/7.000 euro complessivi — non l’insieme dei fondi destinati al personale della scuola e nemmeno della singola voce di assegnazione specifica. Nessun danno economico ai lavoratori, nessuna irregolarità nei conti: solo un punto tecnico da precisare meglio, su un provvedimento molto complesso (il cuore della scuola) che per il resto resta pienamente valido.
Va notato anche un altro elemento: lo stesso decreto dispone che la sua pubblicazione avvenga solo negli spazi riservati al personale della scuola (bacheca sindacale interna), non in spazi pubblici o rivolti all’esterno. Questo conferma la natura della vicenda come una questione di relazioni sindacali interne all’istituto — non un fatto di rilevanza pubblica, per entità e portata, quale è stato invece rappresentato da alcuni post e articoli.
L’Istituto prosegue, comunque, con serietà il proprio lavoro quotidiano al servizio di studenti e famiglie. Resta una scuola benvoluta e apprezzata dalla città, dalle famiglie e da tutti coloro che vi lavorano ogni giorno con impegno. Si continuerà su questa strada, con la stessa serietà e trasparenza di sempre, del resto una sentenza fotografa un aspetto specifico e circoscritto di una realtà molto più ampia e quotidiana, fatta di impegno concreto di tutto il personale verso alunni e genitori.