Due mondi legati da sempre, che devono tornare a dialogare per crescere insieme. Parliamo della scuola e del teatro, che negli ultimi anni hanno preso strade diverse. A parlarne a Logos. Storie e parole sulla scuola è Gianni Garrera, filologo musicale, traduttore e drammaturgo, studioso di riferimento di Søren Kierkegaard in Italia, nonché assiduo collaboratore del Teatro Stabile di Catania, per cui ha curato una rassegna estiva ad Aci Castello, con letture di grandi autori italiani ed europei, da Giovanni Verga a Vitaliano Brancati, da Franz Kafka a James Joyce).
Al centro della conversazione, proprio il rapporto tra scuola e teatro. Negli scorsi decenni i grandi teatri italiani avevano un canale privilegiato con le scuole, offrivano abbonamenti ad hoc per gli studenti e curavano rassegne “su misura” per i più giovani. Nel corso del tempo, come detto, questa tradizione si è persa. Per Garrera è urgente recuperarla, restituendo al teatro quel ruolo di “incubatore” culturale per i ragazzi. Questi ultimi, del resto, durante le lezioni mettono in atto veri e propri meccanismi teatrali, seppure inconsciamente, a partire dalla classica “improvvisazione” durante le lezioni.
Altro tema toccato nel corso dell’intervista è quello della poesia a memoria. Anche in questo caso, secondo Garrera, si tratta di una tradizione da recuperare. A patto che la poesia sia prima capita e interpretata, certo, e che si valorizzi la lettura musicale, fondamentale per comprendere grandi autori italiani. Un solo esempio? ‘L’infinito’ di Leopardi, una poesia che a scuola abbiamo studiato tutti, in una lettura efficace dura non meno di mezz’ora”.