Non si placano le polemiche sull’intitolazione di una scuola a Sergio Ramelli a Nardò, in provincia di Lecce. A ricostruire la vicenda è la Gazzetta del Mezzogiorno, che riporta le parole del sindaco, Pippi Mellone, che nelle scorse ore è intervenuto nel dibattito nato dalla delibera approvata dalla giunta comunale.
In un lungo post sui social, il primo cittadino – esponente della Lega – attacca duramente la Cgil, che nei giorni scorsi si era scagliata contro la proposta dell’amministrazione. “In questi giorni ne ho lette veramente troppe. La più tristemente comica viene dalla Cgil. Da soggetti che probabilmente vorrebbero fare politica, ma siccome non li voterebbe nessuno, fanno sindacato“. E ancora: “Hanno perso la bussola, non sanno di cosa parlano“.
Mellone, scrive ancora il quotidiano, accusa il sindacato di usare “un prontuario del Novecento diffondendo odio” e ironizza sull’ipotesi di uno sciopero: “E forse sperano in un’inaugurazione di venerdì, per spingere all’ennesimo sciopero. Perché ormai questo fanno: scioperi di venerdì“. Il sindaco contrappone l’azione amministrativa alle proteste: “Mentre loro fanno scioperi, noi lavoriamo, costruiamo scuole, luoghi sicuri per studenti e insegnanti, per utenti e lavoratori. La gente capisce e distingue chi costruisce da chi distrugge“.
Mellone afferma che l’intitolazione nasce dalla volontà di non rimuovere “una parte fondamentale e drammatica della nostra storia repubblicana“. “Gli anni di piombo vanno conosciuti e compresi affinché quella violenza non si ripeta“, dichiara il sindaco, ricordando che Ramelli era “lo studente e militante di Fronte della Gioventù assassinato a Milano nel 1975 da un commando di Avanguardia operaia”.
Per il primo cittadino, dunque, “la storia va letta nella sua interezza, senza omissioni e senza ambiguità” perché “non esistono totalitarismi accettabili” e “uccidere uno studente per le sue idee è un crimine“. Il sindaco sottolinea infine che l’amministrazione ha già utilizzato le intitolazioni come “atto pubblico di memoria e responsabilità civile», ricordando esempi diversi per storia e posizione politica, “ma accomunate dal valore civile della memoria e dalla condanna di ogni forma di odio e sopraffazione“.