A seguito dell’emendamento nella legge di bilancio che propone dei voucher per chi iscrivi i figli nella scuola privata paritaria, alcune associazioni genitoriali hanno diffuso una nota in cui esprimono il proprio consenso, sottolineando la necessità di superare la contrapposizione ideologica tra scuola statale e scuola paritaria, affermando che facciano parte del “sistema pubblico di istruzione” e che siano un risparmio per lo Stato.
Tuttavia approfondendo la questione emerge un’altra realtà.
1) Con la Legge 62/2000 la scuola privata è stata inserita nel “sistema nazionale di istruzione” e riconosciuta “paritaria” se rispetta i “medesimi obblighi delle scuole statali in materia di standard educativi, inclusione e trasparenza.” Poi sono anche finanziate surrettiziamente dallo Stato, ma questa è un’altra storia.
2) L’erogazione di voucher per le famiglie che scelgono un’istituzione scolastica privata paritaria, apparentemente serve a realizzare un elemento di equità sociale, in realtà aggira il dettato costituzionale che non prevede oneri per lo stato nel finanziamento delle scuole private.
3) Nella nota si afferma, inoltre, che attraverso le scuole private paritarie lo Stato consegua un risparmio, perché il costo del voucher è inferiore al costo di spesa per singolo studente. La dimostrazione di questa affermazione mette in evidenza solo cosa accade quando, come diceva la maestra alle elementari, si fanno delle operazioni mettendo insieme le mele con le pere.
E’ utile tuttavia ricordare che la parte preponderante del costo della scuola per lo Stato sono gli stipendi del personale che, malgrado nei livelli iniziali siano vicino soglia di povertà assoluta per famiglia tipo (dati 2024), è superiore di un terzo dello stipendio percepito dal personale delle scuole private. Il salario da fame dei docenti delle scuole private paritarie è reso sopportabile da alcuni aspetti collaterali: il semplice l’accesso alla professione, legato al meccanismo di essere amici di amici ed il fatto che con il servizio effettuato si consegue un punteggio spendibile nella scuola pubblica.
4) La legge istitutiva dell’autonomia scolastica e il conseguente superamento dell’obbligo di iscrizione nella scuola competente per territorio di residenza, hanno reso pienamente esigibile la libertà di scelta educativa. Tutte le famiglie possono liberamente scegliere in quale scuola iscrivere i propri figli. Ciò che la scuola pubblica non consente è la possibilità di scegliere di essere parte di un’utenza selezionata.
6) Se le poche risorse economiche dello Stato sono dirottate a finanziare, anche se indirettamente, le scuole private paritarie. Si può ben dire che vengono sottratte risorse alla scuola pubblica statale, con la conseguenza di ridurre la qualità del servizio della scuola per tutti. Trovo quindi singolare come le associazioni genitoriali si occupino delle esigenze dei pochi e ignorino completamente quelle dei molti.
Come dicono gli estensori della nota delle associazioni genitoriali, effettivamente esiste una lotta ideologica tra la scuola pubblica e quella paritaria, ma è esclusivamente la lotta che le scuole private, divenute paritarie, portano avanti con ogni mezzo per essere finanziate dallo Stato in barba alla Costituzione
Non vi è nessun preconcetto alla presenza delle scuole private paritarie nel “sistema nazionale di istruzione”, ma è necessario che chi vuole esercitare un peculiare indirizzo educativo non pesi economicamente su tutta la società.
La scuola pubblica statale è la scuola di tutti/e, il luogo della massima equità sociale, dove tutti possono accedere. Le classi sono lo specchio della società dove i bambini/e, ragazzi/e muovono i loro primi passi di affermazione dell’io e nella costruzione della loro piena capacità relazionale e di cittadinanza.
Marco Bizzoni