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Aggiornato il 30.01.2026
alle 11:57

Scuole private, alcune “pagano” i supplenti con certificati di servizio che danno punti in graduatoria. Suor Alfieri: è corruzione, non piegatevi

“Ci accorgiamo adesso del fatto che, in queste realtà, i docenti non sono pagati, con il pretesto che, comunque, accumulano punteggio nelle graduatorie? Ci accorgiamo adesso del fatto che studenti che abitano in Lombardia prendono il diploma in Campania?”. A dirlo è stata Suor Anna Monia Alfieri, cavaliere al Merito della Repubblica ed esperta di politiche scolastiche, commentando gli ultimi servizi giornalistici sui cosiddetti ‘diplomifici’, a partire dall’inchiesta di Report andata in onda nel mese di gennaio su Rai Tre: servizi che dimostrano, con tanto di testimonianze reali, come in alcune scuole private non solo il diploma di maturità di fatto si può “comprare” ma i supplenti vengono “pagati” solamente con certificati di servizio utili ad incrementare il punteggio nelle graduatorie dei precari.

“Sono contenta – ha sottolineato Suora Anna Monia Alfieri – dell’attenzione che viene, anche dal giornalismo di inchiesta, data al tema dei diplomifici ma sarei molto più contenta se l’attenzione sul tema fosse accompagnata dall’elenco delle misure attuate dal Governo per individuare e chiudere simili realtà e se l’operazione verità fosse completa, ossia non partisse dall’identificazione che pone allo stesso livello scuola paritaria e diplomifici”.

La Suora, gestore di scuole paritarie, sostiene che non può “esimermi dal rivendicare la serietà delle scuole” paritarie e “i sacrifici compiuti” in questi istituti di formazione “per erogare un servizio di qualità utile al Paese, i costi enormi di gestione e per la sicurezza degli edifici, costi sostenuti a forza di mutui e ipoteche. Allora invito le autorità competenti ad intensificare i controlli e ad avere il coraggio di chiudere i diplomifici“.

Secondo l’esperta di politiche scolastiche, da decenni ‘paladina’ delle scuole paritarie, “è un’operazione intellettualmente disonesta quella di chi associa l’intero mondo della scuola pubblica paritaria al fenomeno dei diplomifici, sui quali il ministro Valditara ha avviato un programma serio di verifica e controllo, così come ritengo intellettualmente disonesto alzare l’attenzione sui diplomifici”.

Alfieri ha quindi voluto spendere “una parola anche per i docenti che lavorano presso queste realtà”, che come confermerebbero le ultime inchieste in alcuni casi vengono ‘pagati’ non con uno stipendio ma solo con dei certificati che attestano le loro supplenze e che poi permettono di alzare il punteggio nelle varie graduatorie – Gps, d’Istituto, ecc. – attraverso le quali è possibile sottoscrivere contratti “brevi”, annuali e alla lunga anche l’immissione in ruolo: “non piegatevi alla corruzione, non date occasione per piegare la vostra professionalità a forme di corruzione che danno della scuola tutta, statale e paritaria, un’immagine pessima e degradata”.

Infine, Anna Monia Alfieri si rivolge ai genitori degli alunni delle scuole private, sostenendo che “la scorciatoia del diplomificio tradisce il compito educativo che voi avete nei confronti dei vostri figli. Dico queste parole all’indomani della Giornata della Memoria delle vittime dell’antisemitismo nazista. Quello che è accaduto dimostra l’importanza della scuola: se questa si piega al potente di turno, ecco che diventa strumento di oppressione; se la scuola, invece, si mantiene libera ed autonoma, essa rimane fermento di giustizia e di libertà”.

“Non a caso – conclude la Suora cavaliere al Merito della Repubblica – la piccola Liliana Segre, allontanata dalla scuola statale, fu accolta in una scuola paritaria, pareggiata secondo la definizione dell’epoca, che rappresentò per lei uno spazio di libertà. Ecco spiegato il motivo per il quale la scuola non può prestare il fianco a nessuna forma di corruzione: dove c’è corruzione non c’è libertà”.

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