Erasmus+, tante opportunità anche per i docenti: ecco cosa c'è da sapere

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24.05.2026
Aggiornato alle 16:29

Se quando le scuole chiudono non potete occuparvi dei figli, allora non fateli. Come al solito una soluzione semplice (e forse stupida) per un problema complesso

La polemica che si sta scatenando in Emilia-Romagna dove le scuole primarie potranno essere aperte fin dalla fine di agosto anche a sostegno degli impegni lavorativi delle famiglie fa sinceramente un po’ sorridere.
E’ certamente vero, come scrivono molti docenti nei social, che “i figli sono dei genitori” i quali sono tenuti ad occuparsene ma è altrettanto vero che la quantità di docenti e altro personale destinato all’insegnamento e alla assistenza dei piccoli non è esattamente una variabile indipendente.
Al contrario i docenti e le scuole esistono solo e soltanto perché ci sono bambine e bambine da educare ed istruire.
Se incominciassimo a sostenere che possono fare figli solo coloro che sono in grado di provvedere autonomamente all’educazione e all’istruzione piccoli il numero di nascite non farebbe altro che diminuire ulteriormente.
Ma poi bisognerebbe anche tenere presente che, ad un certo punto, diminuirebbe anche la quantità di persone impiegate nel lavoro.
Forse il tema andrebbe affrontato in modo più sistemico e non ragionando per blocchi contrapposti.
Portando il ragionamento alle sue estreme conseguenze si potrebbe persino arrivare a dire che allora a fare figli hanno diritto solamente le persone benestanti; i poveri sarebbe bene che si astenessero.
Paradosso e paradosso: ma a queste condizioni siamo sicuri poi di trovare giovani di famiglie benestanti disponibili a lavorare di notte per fare il pane o a stare in un ospedale per aiutare malati terminali o non autosufficienti?
Certamente sono conseguenze estreme ma partire dall’idea che “i figli se li deve accudire chi li fa” non ci sembra un modo razionale per affrontare il problema.


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