A Treviso la giustizia civile ribadisce un principio destinato a far discutere: quando un minore commette un reato grave, la responsabilità può ricadere anche sui genitori. Lo stabilisce una sentenza della prima sezione civile del Tribunale che ha riconosciuto un risarcimento complessivo superiore ai 130 mila euro a favore di una ragazza vittima di violenza sessuale e dei suoi familiari. A rispondere economicamente non sarà solo l’autore materiale del fatto, ma anche i suoi genitori, ritenuti responsabili per carenze educative.
Secondo quanto riportato dal Corriere, la vicenda risale al 2012 e nasce durante un pranzo tra amici di famiglia, appartenenti a un contesto sociale agiato. Mentre gli adulti erano impegnati a conversare, i figli si erano appartati in una camera da letto, restando soli per alcune ore. In quel lasso di tempo il figlio dei padroni di casa, allora sedicenne, abusò della figlia degli ospiti, che aveva solo dieci anni. La bambina cercò di sottrarsi alle attenzioni del ragazzo e, solo in seguito, trovò la forza di raccontare tutto ai genitori.
Trasportata al Pronto Soccorso, la minore fu sottoposta a una visita ginecologica che confermò il suo racconto. Il procedimento penale si è concluso nel 2016 con la condanna definitiva del ragazzo, da parte del Tribunale dei Minori, a un anno e due mesi di reclusione. Sul piano giudiziario penale il caso può dirsi chiuso, ma le ferite lasciate da quell’episodio hanno continuato a pesare nel tempo.
Con il passare degli anni, il trauma ha inciso profondamente sul percorso di crescita della giovane, sulle relazioni affettive e sulla qualità della vita. Una consulenza tecnica d’ufficio ha accertato un disturbo post-traumatico da stress di grado moderato e un danno biologico permanente pari al 19 per cento. Secondo gli esperti, la vittima non avrebbe ancora pienamente elaborato gli eventi subiti.
Anni difficili anche per la famiglia della ragazza, segnati da frequenti fughe da casa e dalla separazione dei genitori. Nel 2019, raggiunta la maggiore età, la vittima e i familiari hanno avviato un’azione civile per il risarcimento dei danni. Il Tribunale ha riconosciuto anche ai genitori il diritto a un indennizzo per il dolore e lo stravolgimento della vita familiare.
Nel motivare la sentenza, i giudici hanno richiamato il principio della “culpa in educando”, previsto dall’articolo 2048 del Codice civile e più volte ribadito dalla Corte di Cassazione. I genitori hanno il dovere di educare e vigilare affinché i figli non rechino danni a terzi. La decisione, ora impugnata e al vaglio della Corte d’Appello, lancia un messaggio chiaro: l’assenza di educazione affettiva e relazionale può avere conseguenze gravi, anche sul piano giuridico.