La domanda, apparentemente semplice, nasconde una riflessione più complessa sul ruolo degli adulti nella crescita dei giovani. A offrire una risposta articolata ad Avvenire è Luigi Ballerini, scrittore per ragazzi e medico psicoterapeuta, nell’ambito di un progetto promosso da Fondazione Pordenonelegge in collaborazione con la Fondazione Treccani Cultura.
Tra i giovani, l’amicizia occupa un posto centrale nella costruzione dell’identità. Non si tratta di un legame accessorio, ma del primo vero punto di appoggio al di fuori del nucleo familiare. È in questo spazio che i ragazzi sperimentano fiducia e lealtà, si mostrano nelle proprie fragilità e imparano a scegliere – e a essere scelti – per affinità. I ragazzi stessi definiscono questi legami come “famiglia del cuore”: non un’espressione romantica, ma la descrizione di un’esperienza concreta e fondante. Come ogni famiglia, però, anche questa conosce tensioni, tradimenti e allontanamenti che lasciano il segno.
Quando gli adulti cercano di replicare questo modello, il rischio è di scivolare in un ruolo ambiguo. Ballerini mette in guardia da una figura tornata di moda: il genitore o docente che, nel tentativo di avvicinarsi ai giovani, finisce per annullarsi, smettendo di fare da guida. Secondo lo psicoterapeuta, “la complicità che evita il conflitto e ricorre al consenso non costituisce un legame solido, anzi alla lunga lo rende più fragile”. Il punto non è quindi eliminare la distanza generazionale, ma ridefinirla in modo più autentico e utile.
Esiste tuttavia una forma legittima di amicizia tra adulti e ragazzi. Ballerini la chiama, citando lo psicoanalista Giacomo B. Contri, “amicizia per il pensiero”: la stima per la capacità del giovane di cercare soluzioni proprie, di costruire la propria legge di vita. L’adulto amico, in questa prospettiva, è chi sostiene senza sostituirsi, incoraggia senza adulare, corregge senza umiliare e difende senza soffocare. Crescere, conclude Ballerini, non significa scegliere tra la famiglia di sangue e quella del cuore, ma “attraversare relazioni diverse che nella loro complementarietà aiutano il soggetto a costruire la sua strada nel mondo”. Autonomia e responsabilità restano la meta: il compito dell’adulto è aiutare i ragazzi a raggiungerla.