Un uso continuativo dello stesso docente con contratti a tempo determinato non è giustificato, soprattutto se chiamato a fare supplenze su posti vacanti. A ricordarlo stato il tribunale di Ravenna, che ha riconosciuto ad un insegnante di religione un’indennità pari a 24 mensilità a titolo di risarcimento per la reiterazione illegittima di contratti a termine. Al termine della causa giudiziaria, il giudice ha stabilito che il docente precario dovrà ricevere oltre 70 mila euro, come “ristoro” per la ricostruzione di carriera del docente rimasta bloccata per troppi anni.
“La decisione – ha precisato il sindacato Cisl Scuola, che attraverso un legale ha difeso l’insegnante – si colloca all’interno di un consolidato orientamento giurisprudenziale volto a garantire una maggiore tutela ai lavoratori della scuola, troppo spesso penalizzati da un uso improprio e reiterato del lavoro a tempo determinato, e ribadisce il diritto a un adeguato risarcimento economico in presenza di violazioni contrattuali”.
Il riferimento normativo a cui fanno ormai stabilmente riferimento i giudici è il DL 131/24, il cosiddetto “Decreto Salva Infrazioni”, che ha elevato il risarcimento per l’abuso di contratti a termine nel settore pubblico da 12 a 24 mensilità dell’ultima retribuzione ricevuta dal lavoratore ricorrente: la somma viene adottata, in particolare, per i precari storici, ovvero con oltre 36 mesi di servizio, ma che nel caso dei docenti di religione può arrivare anche ad oltre un ventennio di supplenze consecutive, considerando che tra un concorso e l’altro sono passati oltre 20 anni.
Una sentenza simile a quella di Ravenna era arrivata alcuni giorni fa anche dal tribunale ordinario di Bologna: nell’esaminare il ricorso di un insegnante sempre di religione cattolica, difeso dai legali dell’Anief.
il giudice del lavoro ha verificato che sull’abuso delle supplenze annuali e sulla deficitaria situazione del reclutamento dei docenti di religione esiste già una pesante casistica, ricordando che sia la Corte di Cassazione ha ripercorso la stratificata legislazione in materia di insegnamento della religione cattolica e i principi di riferimento del diritto UE, sia la Corte di Giustizia europea, nel gennaio 2022, hanno affermato principi di diritto applicabili ai singoli casi. Pertanto, verificata l’alta quantità di supplenze annuali reiterate negli anni, il tribunale bolognese ha deciso di risarcire il docente eterno precario con ben 23 mensilità, pari a quasi 40mila euro, proprio a seguito dell’abusiva reiterazione dei suoi contratti a termine.
Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “quello dell’abuso dei contratti a termine nella scuola è un tema che continua creare scalpore per via anche della la mancata applicazione della Direttiva UE 70/CE del 1999, oltre che delle tante sentenze che hanno già condannato la nostra amministrazione scolastica, fino al recente deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia Europea per l’eccesso di supplenze e mancate stabilizzazioni: è giunto il momento che l’Italia si adegui alle richieste che arrivano dell’Unione europea sulla stabilizzazione del personale della PA”.