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02.12.2020

Sistemi di Istruzione in Europa, nuovo Rapporto Eurydice

Quali politiche servono per prevenire la dispersione scolastica? Come si misura l’occupabilità dei diplomati? Come vengono monitorati nei vari paesi i risultati degli studenti nelle competenze di base?  

A queste e ad altre domande risponde il nuovo rapporto della rete Eurydice, dal titolo “Indicatori strutturali per il monitoraggio dei sistemi di istruzione e formazione in Europa 2020: dati e riforme dal 2015 ad oggi“.

Il rapporto presenta oltre 35 indicatori strutturali aggiornati sulle politiche dell’istruzione per l’anno scolastico/accademico 2019/20 nei seguenti sei ambiti: educazione e cura della prima infanzia (ECEC), risultati nelle competenze di base, abbandono precoce dell’istruzione e della formazione (ELET), istruzione superiore, occupabilità dei diplomati e mobilità per l’apprendimento.

E fornisce inoltre una breve panoramica delle principali riforme attuate dall’inizio dell’anno scolastico/accademico 2014/15 nei suddetti ambiti.

Com’è la situazione in Italia?

Gli indicatori strutturali presenti nel rapporto evidenziano che in Paesi come l’Italia, Spagna, Portogallo e Croazia, ci sono tuttora disparità di accesso all’istruzione a seconda delle zone geografiche. 

Fra i paesi che dal 2015 hanno introdotto riforme per raggiungere l’obiettivo di abbassare il tasso di abbandono precoce dei percorsi di istruzione e formazione al di sotto del 10%, ormai quasi raggiunto a livello medio europeo, emerge l’Ungheria che ha sviluppato un sistema di allerta rapido per segnalare casi di assenteismo nelle scuole primarie e secondarie attraverso una raccolta dati nazionale basata sul registro degli studenti.

Si tratta di uno strumento, quest’ultimo, utilizzato dalla maggioranza dei paesi europei, fra cui anche l’Italia, per raccogliere dati a livello nazionale sull’abbandono precoce.

L’obiettivo fissato dall’Europa sull’istruzione  superiore richiede che, entro il 2020, la percentuale di diplomati sia almeno del 40%. Sotto questo aspetto l’Italia purtroppo è messa male: con un misero 27,6%, è uno dei paesi con il livello di istruzione superiore più basso d’Europa, insieme a Bulgaria, Romania e Ungheria.  

Infine, l’occupabilità ha un ruolo centrale nella strategia Europa 2020 e, nel 2019 il relativo obiettivo di raggiungere un tasso di occupabilità dei neodiplomati dell’istruzione secondaria e terziaria dell’82% è stato mancato per un solo punto percentuale in meno. Molti  paesi si sono inoltre adoperati per migliorare la qualità e la pertinenza dei sistemi di istruzione e formazione professionale rispetto al mercato del lavoro, cosa che ha fatto ad esempio anche l’Italia aggiornando il repertorio dei profili professionali.

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