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Aggiornato il 09.02.2026
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Sostegno, Faraone (IV) a tutto campo: “Risorse insufficienti e rischio tagli. Classi differenziali? Fanno rabbrividire” – INTERVISTA

Valerio Musumeci

Sui fondi per il sostegno scolastico “esiste il rischio di tagli” nella prossima Legge di Bilancio. Ma anche le risorse stanziate attualmente “non sono sufficienti” e in generale, sul tema dell’inclusione a scuola, “tra legge e realtà c’è un abisso”. Non usa mezzi termini Davide Faraone, deputato della Repubblica Italiana, già sottosegretario alla Salute ed esponente di primo piano di Italia Viva – il partito che fa capo all’ex premier Matteo Renzi, di cui è tra i consiglieri più ascoltati – per descrivere la situazione del sostegno in Italia. Un tema molto caro a Faraone, padre di una ragazza autistica, Sara, e promotore della prima legge italiana sull’autismo e sul “Dopo di noi”. In questa intervista esclusiva a La Tecnica della Scuola, il politico ripercorre la sua lunga battaglia per l’inclusione. Condotta “Con gli occhi di Sara”, come recita il titolo del libro che ha dedicato nel 2020 alla sua esperienza di padre.

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Onorevole Faraone, da anni lei è in prima linea sul tema delle disabilità. Come ha visto cambiare l’approccio della società – e della politica – nei confronti di questo tema?

Ho visto crescere molto la consapevolezza nella società, soprattutto grazie alle famiglie, alle associazioni e alle persone con disabilità che hanno alzato la voce e preteso diritti, non elemosina. Oggi si parla di inclusione con più cognizione, non è più un tema confinato alla sfera privata. La politica, invece, corre spesso con il freno a mano tirato: tante parole, qualche misura spot, ma ancora poca visione strutturale. E quando si parla di disabilità troppo spesso si ragiona in termini di costo e non di investimento.

Il sostegno è un aspetto fondamentale per l’inclusione. Le istituzioni sono abbastanza attente a questo tema, o si tende a trascurarlo, delegandolo esclusivamente a dirigenti e docenti sul campo?

Il sostegno è il pilastro dell’inclusione scolastica, non un “optional”. Eppure le istituzioni tendono ciclicamente a scaricare il problema sulle scuole e sui singoli insegnanti, sulle famiglie, lasciandoli soli, con strumenti insufficienti e spesso senza la continuità necessaria. È una forma di deresponsabilizzazione gravissima: l’inclusione deve essere una priorità dello Stato. E poi c’è il grave tema dell’assistenza igienico personale, degli assistenti alla comunicazione. Interventi troppo frammentati e caos mettono in grossissime difficoltà le famiglie.

Lei parlava di investimenti. Nelle scorse ore Nicola Fratoianni (AVS) ha lanciato l’allarme su possibili tagli al sostegno in Legge di Bilancio. C’è davvero questo pericolo, e quali azioni state mettendo in campo per evitarlo?

Il rischio esiste, perché la manovra è improntata più al taglio che all’investimento e il sostegno, purtroppo, non è ancora percepito come una priorità politica reale. Noi stiamo presentando emendamenti, interrogazioni e pressioni precise affinché le risorse destinate al sostegno non solo non vengano ridotte, ma siano rafforzate. Su questo fronte deve esserci una mobilitazione trasversale, non può essere una battaglia di parte.

Più in generale, le risorse stanziate sul sostegno sono sufficienti o c’è la necessità di implementarle, anche a partire dalla manovra attualmente in discussione?

No, le risorse non sono sufficienti. I numeri parlano chiaro: aumentano gli studenti con disabilità, aumentano i bisogni, ma le risposte restano indietro. Ma c’è un tema che reputo addirittura più importante della quantità di risorse investite, quello della qualità: formazione, stabilità del personale, continuità didattica. E poi va costruito uno scambio maggiore tra le famiglie, gli insegnanti, i neuropsichiatri, i terapisti. Serve che tutti remino nella stessa direzione nella formazione scolastica e nell’educazione, senza approssimazione. Se si lavora in rete l’azione è molto più efficace.

A proposito di qualità, l’Italia è al passo, o è giunto il momento di mettere mano alle leggi, per venire incontro ai genitori e adeguarsi a best practice di altri Paesi europei?

L’Italia ha una buona base normativa, anche avanzata sulla carta rispetto ad altri paesi. Ma tra legge e realtà c’è un abisso. Le famiglie affrontano ancora un percorso a ostacoli, fatto di burocrazia, incertezze e tempi inaccettabili. Serve una revisione seria delle procedure, semplificarle, mettere al centro la persona e non il modulo da compilare. E serve soprattutto applicare davvero le leggi che già esistono. E poi non servono i corsi Cepu per diventare insegnanti di sostegno, o addirittura mandare insegnanti ad occuparsi di sostegno senza titolo.

E cosa serve, allora?

Semmai il contrario, rafforzare la formazione, anche specializzandola per singole disabilità. Seppur l’inclusione sia una missione affidata a tutta la squadra degli insegnanti, serve tenere le carriere separate per una fase dell’insegnamento. È inaccettabile che si “usi” il sostegno per accedere alla carriera di insegnante e dopo un anno si abbandoni causando enormi disagi alle ragazze e ai ragazzi con disabilità e alle loro famiglie.

Come gruppo di Italia Viva state lavorando in questo senso, o prevedete di farlo nel prossimo periodo? Su questo tema c’è la possibilità, come auspicava lei, di andare oltre le logiche di parte?

Io da anni presento un disegno di legge che prevede una riforma organica del sostegno, purtroppo in questi anni non sono riuscito a trovare attenzione e numeri per portarla avanti. Sono convinto che su questo tema si debba andare oltre gli steccati politici: quando si parla di diritti delle persone con disabilità, non esistono colori. Se c’è volontà politica vera, una maggioranza ampia è non solo possibile, ma doverosa.

In questo contesto, c’è chi torna a parlare di classi speciali per i ragazzi di sostegno. Da padre, prima ancora che da politico, cosa ne pensa?

Mi fa rabbrividire. Sarebbe un salto indietro culturale e umano di decenni. Le classi speciali non aiutano, isolano. Non proteggono, escludono. L’inclusione non è solo un diritto dei ragazzi con disabilità, è una ricchezza per tutti gli altri che migliorano come donne e uomini grazie a relazioni più complesse. La relazione con mia figlia, una ragazza con autismo, mi ha fatto crescere tanto come uomo, mi piacerebbe che tutti i ragazzi vivessero questa esperienza.

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