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Aggiornato il 09.02.2026
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Sostegno, la sfida dei presidi gemelli non vedenti: “Disabili non si nasce, si diventa se la società non ti aiuta” – INTERVISTA

Valerio Musumeci

Condividono tutto, sin dall’infanzia. L’aspetto, perché sono fratelli gemelli omozigoti. La malattia, perché entrambi sono affetti da una rara forma di retinite pigmentosa, che li ha condotti gradualmente alla cecità. La vocazione, perché entrambi hanno affrontato e vinto il difficile concorso da dirigente scolastico, e guidano due dei maggiori licei della città di Catania, lo scientifico “Galileo Galilei” e lo statale “Lombardo Radice”. Parliamo di Gianluca ed Emanuele Rapisarda, che ai microfoni della Tecnica della Scuola hanno spiegato la loro strategia per l’inclusione e il sostegno.

LEGGI LA PRIMA PARTE DEL FOCUS SOSTEGNO

Nome?

Gianluca.
Emanuele.

Cognome?

ENTRAMBI: Rapisarda.

Sbaglio o vi somigliate?

GIANLUCA: Siamo gemelli omozigoti.
EMANUELE: Una leggera somiglianza c’è. Siamo gemelli identici.

Che lavoro fate?

GIANLUCA: Dirigente scolastico. Ormai ci chiamano preside.
EMANUELE: Dirigente scolastico. Purtroppo siamo diventati ormai dei burocrati. Preferivo quando ci chiamavano “direttori didattici” o “presidi”.

Chi è il più amato tra i due?

GIANLUCA: Ovviamente la risposta è scontata. Il mio gemello Emanuele.
EMANUELE: Gianlucone, mio fratello Gianlucone.

Altre cose in comune?

GIANLUCA: Retinite pigmentosa, una nostra bella compagna d’ombra, o comunque anche di luce.
EMANUELE: La retinite pigmentosa, una malattia ereditaria che purtroppo, o per fortuna, è la nostra sorella di vita. È una retinopatia progressiva che ci ha portato purtroppo a perdere totalmente la vista.

Quanti alunni con disabilità avete nei vostri istituti?

GIANLUCA: Al liceo “Lombardo Radice” di Catania, che mi onoro di dirigere dal primo settembre, ben 76.
EMANUELE: Al liceo scientifico “Galileo Galilei” di Catania ne abbiamo soltanto tre.

Una bella differenza.

GIANLUCA: Il “Lombardo Radice” è un liceo delle scienze umane ed economico sociale, che ha anche un indirizzo linguistico. Forse le materie scientifiche, nonostante siano state abbattute tante barriere, rappresentano ancora un ostacolo per gli alunni. Come nel liceo scientifico diretto dal mio gemellone.
EMANUELE: Il liceo scientifico, in particolare il “Galilei” di Catania, dalla maggior parte dei genitori viene visto ancora come un liceo troppo gravoso e difficile per i propri figli. Quindi c’è ancora questo pregiudizio al contrario, che stiamo cercando di combattere, cercando di far diventare la scuola sempre più inclusiva.

La scuola italiana è al passo sull’inclusione?

GIANLUCA: Sicuramente è al passo, però ci sono delle smagliature. Le criticità maggiori sono legate a una inadeguata preparazione dei docenti di sostegno. Ad esempio, rispetto alla nostra disabilità visiva, non conoscono il Braille, il nostro fondamentale sistema di letto-scrittura, non conoscono le tecnologie assistive e i software di sintesi vocali che sono fondamentali per garantire una effettiva e concreta autonomia, il successo scolastico degli alunni con disabilità visiva.
EMANUELE: Molto spesso le leggi non hanno una copertura finanziaria che permette una formazione adeguata del personale docente specializzato nel sostegno. Lasciatemelo dire, anche le risorse che sono destinate alla scuola per il supporto degli alunni disabili sono ridicole e irricevibili. L’altra settimana il mio direttore amministrativo mi comunicava che per i tre alunni disabili che noi abbiamo a scuola abbiamo avuto una concessione del Ministero dell’Istruzione e del Merito di 15 euro. Io provocatoriamente le ho detto: “Direttore, rinunciamo, restituiamoli allo Stato”. Se per lo Stato italiano la spesa pro capite per gli alunni disabili è di cinque euro, onestamente inviterei tutti i dirigenti delle 7.900 scuole nazionali a restituirli, come forma di protesta civile.

Quali iniziative state mettendo in atto per migliorare la situazione nelle vostre scuole?

GIANLUCA: Il 3 dicembre, in occasione della giornata della disabilità, al “Lombardo Radice” ci sarà una bella giornata di approfondimento, a cui siete tutti invitati. Ma l’attenzione, l’interesse nei confronti delle persone con disabilità deve essere costante. È un impegno, un dovere morale per tutte le istituzioni e chiunque abbia responsabilità garantire autonomia, pari opportunità, un progetto di vita indipendente. Ragazzi, disabili non si nasce, ma si diventa quando la società non ti aiuta.
EMANUELE: Da noi c’è un processo un po’ più complesso. Stiamo cercando di far comprendere ai ragazzi, ai docenti e al territorio che la minorazione non va vista in sé stessa, ma in interazione con l’ambiente fisico, sociale e culturale. E quindi stiamo cercando di diminuire queste barriere, culturali e psicologiche, che impediscono la frequenza della nostra scuola ai ragazzi disabili.

Avete abbastanza personale a disposizione?

GIANLUCA: Spesso, anche in termini di risorse umane, strumentali, economiche si risponde con interventi episodici ed emergenziali. Detto ciò, al “Lombardo Radice” siamo al passo, grazie al lavoro dei nostri docenti di sostegno e all’impegno della referente per l’inclusione, la professoressa Maria Venera Fagiano.
EMANUELE: Il personale del liceo “Galilei” per i tre discenti disabili ovviamente è sufficiente. Ma è sufficiente soltanto per questa motivazione, perché ne abbiamo pochi, altrimenti non basterebbe mai.

Qual è il rapporto con le famiglie di questi ragazzi?

GIANLUCA: Devo dire che è migliorato, anche grazie alla recente disposizione di legge che ha garantito la possibilità della continuità didattica. Sposo in toto la proposta di legge presentata di recente dalla FISH, la Federazione per i diritti delle persone con disabilità e famiglie: sul docente di sostegno bisognerebbe garantire una classe, una cattedra di concorso ad hoc.
EMANUELE: È stato veramente utile inserire le famiglie nei gruppi di lavoro. Il processo di inserimento dei ragazzi è sicuramente avvantaggiata dalla presenza di famiglie, coinvolte come partecipi attivi.

Qualcuno parla di tagli al sostegno e manovra. Cosa ne pensate?

GIANLUCA: Disdicevole, assurdo. Anzi, bisogna garantire risorse stabili e continuative.
EMANUELE: È una vergogna. Mi fa specie che, al di là della propaganda che viene fatta, quando si deve mettere mano al portafoglio, la disabilità viene vista come un costo e non invece come un dovere morale e sociale del legislatore, quello di aiutare queste persone al raggiungimento delle pari opportunità.

Qual è la vostra opinione sull’ipotesi delle classi differenziali?

GIANLUCA: Senza nulla togliere alla coeducazione, che io sposo in toto, e alla scuola di tutti, mi verrebbe da fare un’altra provocazione. Forse abbiamo fatto, diciamo così, l’integrazione, ma dobbiamo fare ancora l’inclusione.
EMANUELE: Mi trovo assolutamente in linea con mio fratello Gianluca. Fra l’altro, noi abbiamo fatto l’esperienza personale di andare in Inghilterra e in Francia dove ancora esistono le scuole speciali per non vedenti. Abbiamo visitato il Dorton College, che è un prestigioso istituto speciale per i ragazzi ciechi in Inghilterra, e il famoso INJA, l’Istituto Nazionale dei Giovani Ciechi di Parigi, dove andò a formarsi Braille. Io non cambierei con nessun’altra legge al mondo la legge avanzatissima dell’inclusione scolastica italiana, che prevede appunto la figura del professore di sostegno. Ma se il professore di sostegno non ha la specializzazione, non ha la formazione, non ha le competenze adeguate per garantire l’effettiva integrazione dell’alunno disabile, corriamo il rischio che questa sia solo una finta integrazione.

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