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Aggiornato il 23.07.2025
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A Catania due presidi gemelli non vedenti, la storia di Gianluca ed Emanuele Rapisarda: “Siamo ciechi visionari!”

Valerio Musumeci

Stesso aspetto, stesse aspirazioni, stessa forza per realizzarle. Potrebbe essere sintetizzata così la storia di Emanuele e Gianluca Rapisarda, gemelli omozigoti affetti da retinite pigmentosa, una malattia ereditaria comparsa sin dall’infanzia, che li ha condotti gradualmente alla cecità. Una condizione invalidante che non ha impedito ai due fratelli di studiare, laurearsi, intraprendere la carriera di docenti e vincere il concorso per dirigenti scolastici.

Dal 2022 Emanuele è preside del liceo scientifico “Galileo Galilei” di Catania, mentre Gianluca, da settembre 2025, dirigerà il “Lombardo Radice”, sempre nel capoluogo etneo. La loro è soprattutto una storia di successo e di riscatto, forse unica in Italia: un Paese che, come raccontato recentemente da La Tecnica della Scuola, ha ancora molta strada da fare per raggiungere una vera inclusione per le persone con disabilità, proprio a partire dai banchi. La storia dei gemelli Rapisarda dimostra che, se si vuole, si può fare molto.

“Dobbiamo dire grazie a tutti coloro che ci hanno supportato, a partire dall’Ufficio Scolastico Regionale per la Sicilia, che ci ha messi nelle condizioni migliori per affrontare la prova”, spiegano alla nostra testata giornalistica. “Il nostro percorso dimostra che la vera inclusione è possibile, anche se sono ancora molte le barriere da superare, nella scuola e in tutta la società. Quelle architettoniche, sicuramente, ma anche quelle del pregiudizio”.

L’impegno dell’Ufficio Scolastico Regionale

Il primo ad affrontare il concorso da dirigente scolastico, nel 2011, è stato Emanuele Rapisarda. “Ai tempi l’esame consisteva in una prova preselettiva, in due scritti e una prova orale”, spiega. “L’Ufficio Scolastico Regionale, allora guidato da Maria Luisa Altamonte, affiancata dal dirigente Marco Anello, mi ha affiancato un tutor per la prima fase, e poi mi ha consentito di utilizzare un software di sintesi vocale e tempi aggiuntivi per gli scritti”.

Stessa cura avuta sei anni dopo, nel 2017, per Gianluca. “Anche io devo dire grazie ai dirigenti dell’USR, il direttore Giuseppe Pierro e i dirigenti Marco Anello e Stefania Selvaggi“, racconta. “Ho avuto la possibilità di utilizzare supporti informatici, come gli screen readers, che trasformano vocalmente i testi della prova, oltre ad avere un tutor preparatissimo e un leggero aumento dei tempi a disposizione, due ore e un quarto”.

I fratelli Rapisarda, alla fine, sono risultati entrambi vincitori di concorso. “Siamo stati i primi casi assoluti in epoca moderna“, spiegano. “Ciò che conta non è il caso specifico, ma il fatto che l’inclusione si può raggiungere”. Senza cadere nella retorica. “Noi non siamo supereroi. Quando si parla di disabilità, purtroppo ancora lo si fa con toni trionfalistici o pietistici. La realtà è che la disabilità fa parte della vita, e la persona con disabilità dev’essere messa in condizione di vivere al meglio”.

La preparazione a La Tecnica della Scuola

Per ottenere i loro risultati, del resto, Emanuele e Gianluca hanno lottato. Il concorso da dirigente scolastico, spiegano, non è una passeggiata. “Serve una grande preparazione, che noi abbiamo svolto proprio a La Tecnica della Scuola, attraverso i corsi preparati, tra gli altri, dai presidi Anna Maria Di Falco e Reginaldo Palermo. A loro dobbiamo un grande grazie, perché ci hanno messo in condizione di affrontare e superare la prova”.

Anche la preparazione, fanno notare i presidi, è stata adattata alle loro particolari necessità. “Il corso è stato gestito in modo egregio, senza intoppi né barriere, né di accessibilità informatica“, dicono. “Non un caso, ma il frutto di un grande lavoro da parte dei tecnici, dei formatori e naturalmente dell’editore. È stato un corso inclusivo ed eccellente sotto ogni punto di vista, se oggi siamo dirigenti scolastici lo dobbiamo anche e soprattutto alla Tecnica della Scuola”.

Il resto è la storia di un impegno che dura ormai da diversi anni. E che dopo esperienze in altri istituti, ha portato i fratelli alla guida di due dei principali licei catanesi. Tra cui, come detto, il “Lombardo Radice”, frequentato da entrambi quando erano studenti. “Per me sarà una particolare soddisfazione prendere servizio come dirigente“, spiega Gianluca. “Anche io sono stato felice di guidare il ‘Galilei’, una scuola nella quale ho anche insegnato”, conferma Emanuele.

L’impegno per i ragazzi con disabilità

Nel loro ruolo da dirigenti, i fratelli Rapisarsa hanno deciso di dare priorità al tema della disabilità. “In Italia c’è ancora un problema legato alle barriere architettoniche”, ribadiscono. “Ciò nonostante la legislazione sia anche molto avanzata, dalla famosa Legge 104 alla Legge 227/2021, fino all’ultimo decreto attuativo 62/2024. Purtroppo, invece, esistono persone ignoranti che ancora pensano che si tratti di gentili concessioni, anche in ambito scolastico”.

Per quanto riguarda il “Galilei”, dice Emanuele Rapisarda, sono due gli studenti con disabilità iscritti, su una popolazione studentesca di circa 1.800. “Il liceo scientifico, purtroppo, è ancora ritenuto ‘troppo difficile’ per gli studenti con disabilità. Un pregiudizio che stiamo combattendo a ogni costo”. Al “Lombardo Radice”, invece, i ragazzi con disabilità sono circa 80 su 1.800 studenti. “Mi consta che si sta lavorando tanto perché quella scuola sia sempre più aperta e inclusiva e mi impegnerò a proseguire quest’opera“, dice Gianluca Rapisarda.

Uno sguardo rivolto al futuro, insomma. E non è una gaffe del cronista. “Immaginiamo di essere due ciechi visionari, che desiderano vedere lontano”, rivendicano i fratelli. “La malattia è sicuramente un limite, ma non è una tragedia assoluta. Si tratta di una condizione che, se si è posti in condizioni di parità, permette di raggiungere gli stessi obiettivi di tutti gli altri”, concludono i dirigenti. “Un’occasione di crescita e di scambio per l’intera comunità“.

https://www.tecnicadellascuola.it/scuola-gli-alunni-con-disabilita-aumentano-ma-sulle-barriere-architettoniche-ce-molto-da-fare-dati-nazionali

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