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29.10.2026

Stipendi docenti e Ata troppo bassi, il dossier Flc Cgil: dovrebbero guadagnare in media 37mila euro l’anno per coprire l’inflazione – I DATI

Oggi, 29 ottobre, Flc Cgil ha organizzato una conferenza stampa online per presentare ufficialmente i dati contenuti nel dossier “Conoscenza sottocosto”. L’incontro vede la partecipazione della segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, e delle dirigenti e dei dirigenti sindacali che siedono ai tavoli di trattativa contrattuale, per illustrare nel dettaglio la drammatica situazione economica e salariale in cui versa il personale di scuola, università, ricerca e AFAM.

Il dossier “Conoscenza sottocosto”, elaborato dal sindacato, fotografa un’emergenza non più rinviabile per i settori che rappresentano il futuro del Paese. I dati dimostrano una netta contrazione del potere d’acquisto per lavoratrici e lavoratori, causata da un’inflazione galoppante non bilanciata dai rinnovi contrattuali, unita a tagli ai fondi di finanziamento ordinari e a un altissimo tasso di lavoro precario.

I dati emersi

Il sistema pubblico italiano di istruzione, università e ricerca sta attraversando una fase di profonda sofferenza economica e strutturale. Il dossier Conoscenza sottocosto, curato dalla FLC CGIL, analizza con cura la dinamica delle retribuzioni e dei finanziamenti pubblici nel periodo 2022-2027. Attraverso l’elaborazione dei dati ufficiali ISTAT, del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), della Ragioneria Generale dello Stato, di Eurostat e dell’OCSE, emerge un quadro di netto impoverimento del personale e di cronico definanziamento delle istituzioni culturali e scientifiche del Paese.

L’impatto congiunto di un’inflazione cumulata che raggiunge il 25,67% e di aumenti contrattuali che ne coprono solo una frazione ristretta genera una perdita sistematica del potere d’acquisto per centinaia di migliaia di lavoratori della scuola, dell’università, dell’AFAM e degli enti di ricerca.

Comparto Scuola: un’erosione salariale senza precedenti

Nella scuola statale, la forbice tra la crescita del costo della vita e l’adeguamento degli stipendi ha raggiunto livelli critici. A fronte di un’inflazione ISTAT cumulata pari al 25,67% nel sessennio 2022-2027, gli incrementi riconosciuti dai contratti collettivi (CCNL 2022-2024 e la stima del CCNL 2025-2027) ammontano appena all’11,83% complessivo. La perdita di potere d’acquisto calcolata è di 13,84 punti percentuali.

In termini monetari, le elaborazioni basate sui dati del Conto Annuale MEF evidenziano che la retribuzione media del personale scolastico, pari a 29.834 euro nel 2021, dovrebbe salire a 37.492 euro all’anno nel 2027 per mantenere inalterato il proprio valore reale. Tuttavia, la retribuzione effettiva prevista con i rinnovi contrattuali si fermerà a 33.363 euro, determinando un danno retributivo annuo a regime di 4.129 euro per lavoratore.

Se si considera il deficit accumulato anno per anno nell’intero periodo 2022-2027, la perdita totale per ciascun dipendente della scuola ammonta a 21.507 euro, pari a una contrazione media di 3.585 euro all’anno ovvero 276 euro al mese su 13 mensilità. Per riallineare gli stipendi al costo della vita servirebbe uno stanziamento di 6,8 miliardi di euro.

Oltre alla perdita tabellare, il lavoro scolastico è gravato da costi gestionali e condizionamenti economici che riducono ulteriormente il reddito reale della categoria:

  • Assenza del buono pasto: a differenza di quasi tutto il resto del pubblico impiego, al personale della scuola non viene erogato il buono pasto. La perdita stimata è di circa 504 euro all’anno per lavoratore (2.520 euro nel quinquennio 2022-2026).
  • Aumento dei costi di trasporto: gli accorpamenti e i dimensionamenti scolastici costringono docenti e ATA a spostarsi tra più plessi e comuni. Tra il 2022 e il 2026 il costo del carburante è aumentato del 26,20%, a fronte di un aumento contrattuale del 9,86%.
  • Impatto del caro-affitti per i fuori sede: le spese di locazione nei principali centri urbani assorbono tra il 37% e il 65% dello stipendio netto d’ingresso (1.400–1.600 euro netti al mese). Aggiungendo utenze e spese di viaggio, il costo complessivo di trasferta supera il 75% del reddito.
  • Rincaro del carrello della spesa: l’inflazione sui beni alimentari e di prima necessità ha superato il 28% nel periodo 2022-2026, traducendosi in un esborso aggiuntivo medio di 120–150 euro al mese per famiglia.
  • Riduzione della Carta del Docente: l’importo destinato alla formazione è stato ridotto da 500 euro a 383 euro all’anno (-23,4%), trasferendo sui bilanci personali dei docenti i costi di aggiornamento, mentre il personale ATA ne rimane del tutto escluso.

A questo quadro si aggiungono due vertenze storiche: il mancato riconoscimento dell’annualità 2013 ai fini della progressione economica (il cui recupero richiederebbe 500 milioni di euro) e la soppressione della fascia stipendiale 0-3 anni. La reintroduzione del primo scatto d’anzianità per i neoassunti e la sua estensione ai precari richiederebbe un intervento stimato in 250 milioni di euro. Infine, la capienza del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (FMOF), attualmente pari a 847 milioni di euro, appare insufficiente a remunerare le attività aggiuntive, rendendo necessario un suo raddoppio.

Università e AFAM: retribuzioni bloccate e finanziamenti in calo

Nel settore universitario, il personale Tecnico-Amministrativo e Bibliotecario (TAB) e i Collaboratori ed Esperti Linguistici (CEL) registrano un divario di 12,7 punti percentuali tra inflazione cumulata (25,67%) e aumenti contrattuali (13,0%).

Confronti strutturali: la Pubblica Amministrazione e l’Europa

La svalutazione del lavoro della conoscenza emerge con chiarezza dal confronto con le altre amministrazioni pubbliche italiane e con i parametri europei.

Secondo i dati del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato (RGS 2024), la retribuzione media annua nel comparto Istruzione è pari a 32.286 euro, risultando inferiore di 7.480 euro (-18,81%) rispetto alla media generale della Pubblica Amministrazione (39.766 euro). Il divario aumenta nel confronto con le Funzioni Centrali (41.017 euro, -21,29%), la Sanità (44.391 euro, -27,27%) e i settori in regime di diritto pubblico come la magistratura e la docenza universitaria di ruolo (-35,95%). Il personale contrattualizzato dell’Università registra una retribuzione media di 32.480 euro (-18,3% rispetto alla media PA).

  • Comparto Autonomo: 53.966 €
  • Personale in regime di diritto pubblico: 50.410 €
  • Sanità: 44.391 €
  • Funzioni Centrali (Ministeri): 41.017 €
  • Media Generale Pubblica Amministrazione: 39.766 €
  • Funzioni Locali: 34.341 €
  • Istruzione e Ricerca (Scuola): 32.286 €
  • Università (Personale T.A.B.): 32.480 €

Il divario con i docenti europei

Nel confronto europeo basato sui dati OCSE Education at a Glance, un docente italiano di scuola media inferiore con 15 anni di servizio percepisce uno stipendio annuo di 32.892 euro. Tale retribuzione è inferiore del 16,2% rispetto alla Francia (39.273 euro) e del 27,8% rispetto alla Spagna (45.570 euro), fino a risultare meno della metà rispetto alla Germania (78.436 euro) e ai Paesi Bassi (85.499 euro).

Sul piano macroeconomico, i dati Eurostat COFOG indicano una netta divergenza negli investimenti pubblici:

  • Spesa in istruzione sulla spesa pubblica totale: L’Italia destina all’istruzione l’8,0% del proprio bilancio pubblico, posizionandosi all’ultimo posto nell’Unione Europea (media UE: 9,7%).
  • Spesa in istruzione sul PIL: L’Italia investe il 4,0% del PIL nell’istruzione complessiva, a fronte del 4,8% della media europea.
  • Istruzione Terziaria: La spesa pubblica italiana per l’università si attesta allo 0,39% del PIL (ultimo posto UE), contro una media europea dello 0,75%.
  • Spesa per studente universitario: L’Italia spende 8.992 dollari all’anno per studente universitario, rispetto ai 15.102 dollari della media OCSE. Ciò si riflette sul tasso di popolazione tra i 25 e i 34 anni in possesso di un titolo universitario, pari al 31% in Italia contro il 43% della media UE e il 48% della media OCSE.

L’emergenza precariato

A completare il quadro di criticità si colloca la gestione del personale a tempo determinato. Nella scuola statale si contano circa 302 mila lavoratori precari. La permanenza nello stato di precarietà si protrae mediamente per 7-8 anni, periodo durante il quale i lavoratori rimangono bloccati nella fascia stipendiale d’ingresso senza riconoscimento dell’anzianità. Si riscontrano inoltre disparità nel godimento di ferie, permessi per concorsi e usufruibilità di congedi rispetto al personale di ruolo.

Per invertire questa tendenza e restituire equilibrio economico e strutturale al settore della conoscenza, la FLC CGIL individua un piano sintetico di interventi finanziari e riforme:

  • Riallineamento salariale della Scuola: 6,8 miliardi di euro per coprire il divario inflattivo a regime dal 2027.
  • Sanatoria dell’annualità 2013: 500 milioni di euro per ripristinare il valore della progressione economica bloccata.
  • Ripristino dello scatto 0-3 anni: 250 milioni di euro per valorizzare l’inizio carriera e parificare il trattamento dei precari.
  • Raddoppio del FMOF: 847 milioni di euro aggiuntivi per adeguare il fondo d’istituto ai carichi di lavoro aggiuntivi.
  • Copertura dei rinnovi negli Atenei e negli EPR: integrazione statale diretta per coprire i costi contrattuali (pari a 320 milioni nel solo 2024 per le università) ed evitare che gravino sui bilanci interni.
  • Sblocco del salario accessorio e rivalutazione FFO/FOE: interventi normativi per superare i tetti alle indennità accessorie e riallineamento strutturale dei fondi ordinari FFO e FOE al tasso di inflazione reale.
  • Piano straordinario di stabilizzazione: risorse dedicate per la stabilizzazione dei precari della scuola, dell’università, dell’AFAM e degli enti di ricerca, con particolare attenzione al personale impegnato sui progetti PNRR in scadenza nel 2026.

Le parole di Gianna Fracassi

Ad intervenire Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL: “Questa conferenza stampa avviene dopo quella di Meloni sulla Legge di Bilancio. Abbiamo colto che in pratica per i nostri settori non ci sono risorse aggiuntive, né per i salari né per la stabilizzazione del personale precario”.

“Non ci sono investimenti aggiuntivi sull’edilizia scolastica al netto di un intervento sulla climatizzazione. Il 75% delle scuole non è climatizzata, parliamo di climatizzare circa 230mila classi. Il costo è molto elevato, ma ancora non abbiamo cifre precise”.

“Non ci sono risorse aggiuntive per il diritto allo studio. Al netto delle emergenze c’è una conferma: questo è un Governo ostile alla scuola e gli studenti stanno giustamente protestando. Abbiamo proclamato uno sciopero generale il 20 novembre. Non c’è diritto allo studio se non ci sono diritti per chi lavora, a partire da quelli economici”.

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