Oggi, 29 ottobre, Flc Cgil ha organizzato una conferenza stampa online per presentare ufficialmente i dati contenuti nel dossier “Conoscenza sottocosto”. L’incontro vede la partecipazione della segretaria generale della FLC CGIL, Gianna Fracassi, e delle dirigenti e dei dirigenti sindacali che siedono ai tavoli di trattativa contrattuale, per illustrare nel dettaglio la drammatica situazione economica e salariale in cui versa il personale di scuola, università, ricerca e AFAM.
Il dossier “Conoscenza sottocosto”, elaborato dal sindacato, fotografa un’emergenza non più rinviabile per i settori che rappresentano il futuro del Paese. I dati dimostrano una netta contrazione del potere d’acquisto per lavoratrici e lavoratori, causata da un’inflazione galoppante non bilanciata dai rinnovi contrattuali, unita a tagli ai fondi di finanziamento ordinari e a un altissimo tasso di lavoro precario.
Il sistema pubblico italiano di istruzione, università e ricerca sta attraversando una fase di profonda sofferenza economica e strutturale. Il dossier Conoscenza sottocosto, curato dalla FLC CGIL, analizza con cura la dinamica delle retribuzioni e dei finanziamenti pubblici nel periodo 2022-2027. Attraverso l’elaborazione dei dati ufficiali ISTAT, del Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), della Ragioneria Generale dello Stato, di Eurostat e dell’OCSE, emerge un quadro di netto impoverimento del personale e di cronico definanziamento delle istituzioni culturali e scientifiche del Paese.
L’impatto congiunto di un’inflazione cumulata che raggiunge il 25,67% e di aumenti contrattuali che ne coprono solo una frazione ristretta genera una perdita sistematica del potere d’acquisto per centinaia di migliaia di lavoratori della scuola, dell’università, dell’AFAM e degli enti di ricerca.
Nella scuola statale, la forbice tra la crescita del costo della vita e l’adeguamento degli stipendi ha raggiunto livelli critici. A fronte di un’inflazione ISTAT cumulata pari al 25,67% nel sessennio 2022-2027, gli incrementi riconosciuti dai contratti collettivi (CCNL 2022-2024 e la stima del CCNL 2025-2027) ammontano appena all’11,83% complessivo. La perdita di potere d’acquisto calcolata è di 13,84 punti percentuali.
In termini monetari, le elaborazioni basate sui dati del Conto Annuale MEF evidenziano che la retribuzione media del personale scolastico, pari a 29.834 euro nel 2021, dovrebbe salire a 37.492 euro all’anno nel 2027 per mantenere inalterato il proprio valore reale. Tuttavia, la retribuzione effettiva prevista con i rinnovi contrattuali si fermerà a 33.363 euro, determinando un danno retributivo annuo a regime di 4.129 euro per lavoratore.
Se si considera il deficit accumulato anno per anno nell’intero periodo 2022-2027, la perdita totale per ciascun dipendente della scuola ammonta a 21.507 euro, pari a una contrazione media di 3.585 euro all’anno ovvero 276 euro al mese su 13 mensilità. Per riallineare gli stipendi al costo della vita servirebbe uno stanziamento di 6,8 miliardi di euro.
Oltre alla perdita tabellare, il lavoro scolastico è gravato da costi gestionali e condizionamenti economici che riducono ulteriormente il reddito reale della categoria:
A questo quadro si aggiungono due vertenze storiche: il mancato riconoscimento dell’annualità 2013 ai fini della progressione economica (il cui recupero richiederebbe 500 milioni di euro) e la soppressione della fascia stipendiale 0-3 anni. La reintroduzione del primo scatto d’anzianità per i neoassunti e la sua estensione ai precari richiederebbe un intervento stimato in 250 milioni di euro. Infine, la capienza del Fondo per il miglioramento dell’offerta formativa (FMOF), attualmente pari a 847 milioni di euro, appare insufficiente a remunerare le attività aggiuntive, rendendo necessario un suo raddoppio.
Nel settore universitario, il personale Tecnico-Amministrativo e Bibliotecario (TAB) e i Collaboratori ed Esperti Linguistici (CEL) registrano un divario di 12,7 punti percentuali tra inflazione cumulata (25,67%) e aumenti contrattuali (13,0%).
La svalutazione del lavoro della conoscenza emerge con chiarezza dal confronto con le altre amministrazioni pubbliche italiane e con i parametri europei.
Secondo i dati del Conto Annuale della Ragioneria Generale dello Stato (RGS 2024), la retribuzione media annua nel comparto Istruzione è pari a 32.286 euro, risultando inferiore di 7.480 euro (-18,81%) rispetto alla media generale della Pubblica Amministrazione (39.766 euro). Il divario aumenta nel confronto con le Funzioni Centrali (41.017 euro, -21,29%), la Sanità (44.391 euro, -27,27%) e i settori in regime di diritto pubblico come la magistratura e la docenza universitaria di ruolo (-35,95%). Il personale contrattualizzato dell’Università registra una retribuzione media di 32.480 euro (-18,3% rispetto alla media PA).
Nel confronto europeo basato sui dati OCSE Education at a Glance, un docente italiano di scuola media inferiore con 15 anni di servizio percepisce uno stipendio annuo di 32.892 euro. Tale retribuzione è inferiore del 16,2% rispetto alla Francia (39.273 euro) e del 27,8% rispetto alla Spagna (45.570 euro), fino a risultare meno della metà rispetto alla Germania (78.436 euro) e ai Paesi Bassi (85.499 euro).
Sul piano macroeconomico, i dati Eurostat COFOG indicano una netta divergenza negli investimenti pubblici:
A completare il quadro di criticità si colloca la gestione del personale a tempo determinato. Nella scuola statale si contano circa 302 mila lavoratori precari. La permanenza nello stato di precarietà si protrae mediamente per 7-8 anni, periodo durante il quale i lavoratori rimangono bloccati nella fascia stipendiale d’ingresso senza riconoscimento dell’anzianità. Si riscontrano inoltre disparità nel godimento di ferie, permessi per concorsi e usufruibilità di congedi rispetto al personale di ruolo.
Per invertire questa tendenza e restituire equilibrio economico e strutturale al settore della conoscenza, la FLC CGIL individua un piano sintetico di interventi finanziari e riforme:
Ad intervenire Gianna Fracassi, segretaria generale della FLC CGIL: “Questa conferenza stampa avviene dopo quella di Meloni sulla Legge di Bilancio. Abbiamo colto che in pratica per i nostri settori non ci sono risorse aggiuntive, né per i salari né per la stabilizzazione del personale precario”.
“Non ci sono investimenti aggiuntivi sull’edilizia scolastica al netto di un intervento sulla climatizzazione. Il 75% delle scuole non è climatizzata, parliamo di climatizzare circa 230mila classi. Il costo è molto elevato, ma ancora non abbiamo cifre precise”.
“Non ci sono risorse aggiuntive per il diritto allo studio. Al netto delle emergenze c’è una conferma: questo è un Governo ostile alla scuola e gli studenti stanno giustamente protestando. Abbiamo proclamato uno sciopero generale il 20 novembre. Non c’è diritto allo studio se non ci sono diritti per chi lavora, a partire da quelli economici”.