Gli stipendi di docenti e ATA sono bassi ed erosi dall’inflazione, questo ormai si sa. Il presidente nazionale Anief Marcello Pacifico ha lanciato una proposta per rimediare e per dare respiro ai lavoratori della scuola.
“Il ritardo stipendiale di docenti, insegnanti e tutto il personale Ata, anche a livello europeo, va affrontato con urgenza: il sindacato Anief chiede pubblicamente di inserire nella prossima Legge di bilancio un aumento di 150 euro mensili a dipendente relativo all’indennità integrativa speciale, specifica per il personale della scuola creata per recuperare il gap anche rispetto all’inflazione. Si tratterebbe di un segnale importante per avviare un processo di perequazione dei lavoratori della scuola rispetto agli altri dipendenti pubblici”, queste le sue parole.
“La capacità d’acquisto dei lavoratori della scuola – prosegue il sindacalista – ha raggiunto livelli molto bassi. A fronte di una situazione così difficile, occorre mettere in atto risposte adeguate, mettendo in bilancio aumenti mensili tali da ridurre il gap rispetto ai dipendenti di altri comparti pubblici: 150 euro di aumento nel 2027 e altrettanti dal 2028 rappresentano un passaggio di svolta. Come servirebbe ricollocare la Carta Docente a 500 euro annuali, recuperano i 117 euro sottratti l’anno passato: il budget dovrebbe rientrare in una Carta dei Servizi, da assegnare anche al personale ATA. Infine, si potrebbero recuperare almeno 1.500 euro attraverso una politica di detassazione, sulla scia di quella che viene adottata nel privato. Sono tutti accorgimenti che finalmente darebbero ossigeno economico ad una categoria fondamentale per i giovani e la società tutta e che quindi non può essere lasciata ai margini”.
Pacifico si è riferito ad studio sul lavoro comparato, promosso dal dipartimento Confial di Anief, ha recentemente messo a confronto gli stipendi degli insegnanti che lavorano in Europa.
Dalla ricerca è emersa una realtà inconfutabile: i nostri docenti iniziano la carriera con retribuzioni inferiori rispetto ai principali Paesi europei e al termine del percorso professionale il divario non solo rimane significativo, ma rispetto ad altri Paesi, come la Germania, diventa addirittura abissale. Il divario medio stipendiale negativo supera il 15% e rispetto ad alcuni Paesi, come il Lussemburgo, sfiora il 60% di differenza. Peggio degli insegnanti italiani, vengono pagati solo i greci.
“Questo studio – commenta Pacifico – conferma che il docente in Italia è il meno pagato in Europa, la metà che in Germania: la colpa della paga bassa, dietro solo la Grecia, è legata anche ad un inquadramento di inizio carriera davvero modesto, non certo consono ad una professione come quella dell’insegnante. Ci troviamo dinanzi ad una vera emergenza salariale: abbiamo stimato che per uscirne fuori e pareggiare i conti rispetto agli altri Paesi Ue servirebbero in bilancio almeno 3 miliardi da destinare all’indennità integrativa speciale, 8 miliardi per l’inflazione, la detassazione degli aumenti, lo straordinario, il salario accessorio e la Carta docente senza tagli e limitazioni d’accesso”.
“In media – continua il leader dell’Anief – lo stipendio del docente italiano va dai 25 mila ai 40 mila euro, naturalmente lordi, mentre quello del collega tedesco da 51 mila a 70 mila, dello spagnolo da 31 mila a 46 mila. Il governo intervenga subito, altrimenti è inutile continuare a parlare di valorizzazione della categoria. Sul piatto, pesa anche il fatto che il personale della scuola non risulta solo sottopagato, ma anche ‘ingabbiato’, perché privato della possibilità di svolgere mobilità intercompartimentale. C’è quindi una doppia necessità: adeguare gli stipendi e garantire i trasferimenti”, conclude Pacifico.