Ha superato l’esame di maturità brillantemente, parlando della malattia genetica che lo accompagna sin dalla nascita. La sindrome di Marinesco-Sjögren, una patologia rara e invalidante che Matteo – con l’aiuto della mamma Tania, dei fratelli Davide e Giacomo, dei docenti e dei compagni di scuola – è riuscito a trasformare in un punto di forza. A raccontare la sua storia a La Tecnica della Scuola è proprio la madre, che non nasconde l’emozione. “Quando ha svolto gli orali, erano presenti tutti i dipendenti della scuola, l’Istituto Regionale Istruzione Secondaria Superiore “Francesca Morvillo” di Catania”, dice Tania. “Hanno lasciato persino la segreteria per venire ad ascoltarlo. C’è stato un lungo applauso e lui ha alzato le mani al cielo in segno di vittoria. Era felice, e questo per me resterà il ricordo più bello“.
Un’esperienza di formazione e inclusione che inizia nel 2021, cinque anni fa. “La scelta di questa scuola è nata dal fatto che, un po’ per emulazione dei suoi fratelli (Davide fa odontoiatria e Giacomo studia medicina), Matteo ha avuto sempre, anche per via della conoscenza della sua malattia, una propensione verso queste materie scientifiche“, spiega Tania. “L’Iriss ‘Morvillo’ è un istituto tecnico biotecnologico sanitario ed ambientale. Ho saputo per caso di questo indirizzo che, secondo me, calzava benissimo con quelle che erano le sue propensioni“. Da qui la scelta di un confronto con il preside, prima dell’inizio dell’anno scolastico. “Ho trovato grande accoglienza e disponibilità. Mi ha detto: ‘Lo possiamo iscrivere al biotecnologico’. Ho portato Matteo a vedere l’istituto, è stato accolto ed è rimasto entusiasta“.
Un’accoglienza che la famiglia di Matteo ha riscontrato anche attraverso gesti apparentemente piccoli, e invece per nulla scontati. “Già dopo pochi giorni il preside aveva fatto realizzare lo stallo per poter parcheggiare la macchina nel momento in cui l’avremmo accompagnato a scuola”, racconta Tania. “Una cosa che ci ha stupito, perché nelle altre scuole avevamo penato anni senza risultati per lo stesso motivo: uno stallo dove potersi fermare per farlo scendere e metterlo sulla carrozzina”. Nei mesi successivi, lo studente si ambienta alla perfezione. “Matteo si è sentito a casa, non soltanto in classe ma anche con la segreteria, il personale ATA e i compagni. È stato accolto a 360 gradi”. Anche attraverso la partecipazione agli eventi Telethon, oppure la raccolta fondi con l’acquisto delle uova di Pasqua e prodotti solidali.
Tania sottolinea il ruolo dell’insegnante di sostegno. “La professoressa Lara Sangiorgio ha fatto un ottimo lavoro, seguendolo per tre anni su cinque e accompagnandolo agli esami di maturità”, spiega. “Come Assistente Specialistico all’Autonomia e alla Comunicazione ha avuto sempre il dottor Andrea Luca, la stessa persona che aveva già alle medie”. Per quanto riguarda i programmi scolastici, Matteo si è dimostrato da subitocoinvolto. “Dandogli gli strumenti compensativi, lui riesce ad accedere perfettamente e anzi è più interessato ancora dei suoi compagni”, osserva Tania. “È stato fatto anche un ottimo lavoro con la classe. Matteo, soprattutto nell’ultimo anno, ripeteva insieme ai compagni e, quando nella materia di igiene è stato affrontato l’aspetto della genetica, lui ha anche presentato la sua malattia“.
Un momento forte, affrontato con prudenza. “All’inizio era un po’ timorosa, ma io ho detto che lui conosce bene la sua malattia e sarebbe stato ben felice di parlarne ai suoi compagni”. La scelta di parlarne anche agli esami di maturità è venuta da sé. “Ha parlato della malattia, della genetica, della cura e di ciò che determina le alterazioni cellulari a partire dall’alterazione genetica; questo è stato un bel momento di commozione”. A cui è seguita una festa a sorpresa, organizzata da tutta la scuola. “Dicono sempre che lui ha illuminato ogni giorno l’Istituto con il suo sorriso, la sua positività, la sua allegria e la sua ironia. È speciale Matteo, è carismatico. È entrato in questa scuola per imparare, di fatto è diventato maestro: maestro di vita. Ed è questo il pensiero forse più importante di tutto questo”.