Breaking News
Aggiornato il 29.08.2025
alle 13:22

Stipendi docenti a 1.700 euro al mese con aumenti di 70 euro, però il Governo apre a 100 miliardi di spese militari: ira Fratoianni

“Il governo Meloni che trova sempre un motivo per dire di no all’aumento degli stipendi e all’aumento degli investimenti in salute, fa saltare fuori i soldi velocemente quando si tratta di missili e carri armati”: a sostenerlo è Nicola Fratoianni, leader di Sinistra Italiana e deputato nel gruppo parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra (Avs).

Secondo il sindacalista, “la Nati ha pubblicato la stima delle spese militari, confermando che l’Italia raggiunge il 2% del PIL in spesa militare nel 2025. Parliamo di 45 miliardi, che diventeranno 100 miliardi l’anno entro il 2035. Quindi Meloni sotto ricatto di Trump rimpingua il salvadanaio per le armi con i soldi degli italiani, alimentando il debito del Paese”.

“Nel frattempo – prosegue Fratoianni – lavoratrici e lavoratori non arrivano a fine mese, la gente invecchia nelle liste d’attesa dei nostri ospedali e le migliori menti del nostro Paese scappano all’estero. Ma questa destra quando comincerà a investire nel futuro? Per ora – conclude Fratoianni – ai giovani del nostro Paese il governo Meloni sta garantendo solo precarietà, debiti per i prossimi decenni e bombe”.

Per questi motivi, da alcune settimane Sinistra Italiana, nel ribadire il suo ‘no’ secco all’incremento di spesa pubblica per il riarmo, ha deciso di lanciare una petizione online.

I numeri sugli stipendi

Riguardo agli stipendi, va detto che l’ultimo rapporto di LiveCareer, servizio dedicato allo sviluppo professionale e alla creazione di CV, “inflazione, precarietà lavorativa e pessimismo economico stanno cambiando le scelte di carriera e il benessere finanziario in Europa”: da un sondaggio condotto su 1.000 lavoratori in Germania, Francia, Spagna e Italia, è emerso che nonostante le differenze nazionali, i lavoratori europei sono sotto pressione, e molti iniziano a dubitare della promessa tradizionale secondo cui l’impegno lavorativo porta a stabilità economica.

Nel frattempo, però, c’è da stringere i denti. E a farlo, almeno nella scuola, sono soprattutto i precari, docenti e Ata, che devono fare i conti con stipendi al minimo, attorno ai 1.500 euro netti mensili (almeno 300-400 euro in meno rispetto a quanto servirebbe a pareggiare l’inflazione), intervallati da periodi di stop lavorativo tra una supplenza e l’altra. E quando, poi, si presenta loro la possibilità di stipulare un contratto, magari per prendere servizio lontano anche centinaia di chilometri da casa, molti non ce la fanno a dire ‘no’. E vanno incontro a spese non indifferenti: c’è da sperare, per i fuori sede, che venga al più presto approvata la norma annunciata da ministro Giuseppe Valditara che prevede per loro agevolazioni e prezzi calmierati.

Non va molto meglio il personale di ruolo, sempre della scuola, considerando che tra i docenti la media netta degli stipendi si ferma a circa 1.700 euro. E nel frattempo i circa 70 euro netti di aumento, derivanti dal rinnovo contrattuale 2022/24, non arrivano perché non c’ ancora accordo tra Aran e sindacati di categoria, poiché questi ultimi rivendicano risorse aggiuntive che non sembrano esservi.

L’ultimo studio Indire/Eurydice ha di fatto appurato che “in Italia lo stipendio minimo di un dirigente è più che doppio rispetto a quello di un docente con 15 anni di anzianità. In termini relativi, gli stipendi dei capi d’istituto italiani risultano tra i più alti in Europa, mentre quelli dei docenti restano ai livelli più bassi”.

Diversi insegnanti reputano il gap rispetto ai loro presidi eccessivo e quindi ingiusto. Il punto, a nostro avviso, però è un altro. Partendo da fatto che le responsabilità, anche penali, e l’impegno del dirigente scolastico sono profondamente diverse da quelle degli insegnanti, il confronto andrebbe realizzato con gli altri insegnanti europei: si evidenzierebbe che un docente austriaco, a parità di anzianità di servizio, porta a casa ogni anno oltre 20mila euro l’anno in più dei nostri. E uno olandese quasi 30mila.

E intanto, gli investimenti pubblici non sembrano volere cambiare questo stato di cose: anche dalla Manovra di bilancio 2025 sono arrivati per la scuola davvero pochi finanziamenti e quelli prodotti non si possono certamente definire come ingenti.

Non sei ancora un utente TS+?

Registrati gratuitamente in pochi passi per ricevere notifiche personalizzate e newsletter dedicate